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Il "romanzo" della badia di Ganna

 

MonumentaIl padre benedettino Roberto Comolli racconta in un libro quarant’anni di ricerche: dai rarissimi documenti scritti in latino riemergono inquietanti personaggi, delitti e storie di “cappa e spada”

GANNA - Battaglie dinastiche, incendi e guerre devastanti, furti di preziosi documenti, sospette regalie e fatti di sangue: ci sono tutti gli ingredienti del romanzo “di cappa e spada” nelle plurisecolari vicende della badia di Ganna. Intorno al 1200, il monastero fu un orgoglioso Stato autonomo dotato di libertà civili e d’indipendenza politica; un’abbazia per certi versi paragonabile a Bobbio dove gli amanuensi si prendevano cura dei rarissimi manoscritti trascrivendoli per i posteri.
L’avventurosa storia è rievocata dal padre benedettino Roberto Comolli in “Monumenta Gannensia” (Lativa Editore, 2008, 547 pagg.), di Ganna, priore dell’eremo di Santa Caterina del Sasso. Il volume è corredato da 123 documenti in latino con commenti e introduzioni che ricostruiscono le avvincenti traversie della chiesa e del chiostro adagiati ai piedi del monte Poncione. Completano il libro l’elenco cronologico delle carte e l’inserto con le delicate e sempre affascinanti foto di Carlo Meazza.
 
LA PERGAMENA RITROVATA
Il racconto parte dall’anno di grazia 1095 quando l’arcivescovo Arnolfo III sciolse la chiesa dedicata a San Gemolo dalla pieve di Arcisate concedendole l’immunità (il frammento della pergamena originale fu casualmente ritrovato nel 1899 nell’archivio della collegiata di Santa Maria della Scala a Moncalieri, in Piemonte).  
“Il libro – spiega l’autore - raccoglie tutti i documenti istituzionali dal 1095 al 1827 quando papa Leone XII autorizzò, con un Breve, l’ospedale Maggiore di Milano a vendere i beni della badia. Altri documenti sono ancora da studiare ma bastano quelli riportati nel libro a dimostrare che il monastero era uno Stato indipendente dall’undicesimo secolo. Il priore era sovrano e la sua indipendenza riconosciuta persino dai Visconti, potenti signori di Milano. La badia allora dominava la Strada Romea che dalle Alpi conduceva i pellegrini al centro della cristianità”.
 
IL FURTO DEI MANOSCRITTI
Il viaggio verso Roma, mistico e avventuroso, richiamava migliaia di fedeli. I pellegrini si mettevano in viaggio su strade ignote e insicure senza sapere se sarebbero mai tornati a casa. Proprio come accadde a Gemolo, cui è dedicata la badia di Ganna, trucidato dai banditi prima dell’anno Mille mentre accompagnava, secondo la tradizione, lo zio vescovo a Roma. La badia controllava 50 mila pertiche di terreno, aveva beni su una ventina di comuni e in tutta la Valceresio fino a Malnate. Il priorato era aggregato all’abbazia di Fruttuaria nel Canavese ed era talmente ricca che ben tre figli di Francesco Sforza divennero priori. “Fu uno di essi – racconta l’autore – a far sparire alcuni manoscritti che poi finirono alla Biblioteca Trivulziana. La badia di Ganna è l’unico monastero benedettino di cui si conoscono bene la struttura e la vita interna e l'identità di quasi tutti i monaci. Nel periodo della sua maggiore potenza, Varese non era che un suburbio di Milano”.
 
FOLLA DI MONACI E CARDINALI
Scorrono in questo viaggio a ritroso nella storia papi, vescovi e condottieri, personaggi inquietanti e celebri come il sanguinario Gian Giacomo Medici, detto il Medeghino e il fratello Gian Angelo, futuro papa Pio IV che nel 1563 condusse in porto il Concilio di Trento; riappaiono dall’oblio cardinali, protonotari e potenti penitenzieri pontifici; e poi una folla di monaci, chierici, conversi e arcipreti, nunzi, notai, commendatari, soldati, cantori di cappella e semplici massari. E’ un formidabile affresco di ottocento anni di storia in Valganna.  
Il libro è costato a Roberto Comolli quarant’anni di ricerche, sostenuto da “una passione nata sui banchi della scuola elementare di Ganna, quando la maestra Ida Virginia Comolli si sforzava di trasmettere agli alunni l'amore per le tradizioni della valle”.
 
UN MILIARDO SPESO INVANO
Il padre benedettino è tra coloro che tentarono, negli anni ’70, di far rinascere il monastero. Contribuì a fondare l’associazione degli Amici della Badia che riscattò parzialmente la proprietà dai privati per una cifra vicina al miliardo di lire: “L’obiettivo era riportare il convento al culto benedettino di rito ambrosiano – spiega - Sarebbe stato l’unico istituto religioso di riferimento in Europa, seguendo la regola dell’ora et labora e la liturgia ambrosiana come nel Duomo di Milano. Sognavamo di recuperare l’immobile acquistando la parte più importante e onerosa. Ma forse i tempi non erano ancora maturi per realizzare il progetto – confessa con rincrescimento – Dovemmo fermarci di fronte a impreviste difficoltà e l’associazione donò poi il monastero alla Provincia che lo gestisce tuttora”.
 
Chi vuole acquistare il libro può rivolgersi alla segreteria dell’eremo di Santa Caterina del Sasso (0332-647172, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.). Il prezioso volume costa 21 €.
 
Sergio Redaelli
 

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