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QUANDO L’AUTUNNO DIVENTA POESIA

outono como Objeto Inteligente 1

di felice magnani

Un fremito d’ali,

un vociare irrequieto,

un via vai nervoso di anime chiuse

nelle lamiere dell’auto.

Un tuonare nitido di campane,

l’abbaiare convulso di cani,

l’altalenante sussulto del cielo

ora grigio,

ora azzurro,

ora spento,

ora acceso

come fari di un’auto nella notte.

Non c’è risposta al silenzio,

non c’è calore al filo teso,

tutto si flette in un abbraccio irreale

e tu cerchi disperato il ricordo di una preghiera,

tra brume di nebbia

e solari risvegli prealpini.

Nei colori ti risvegli

e sorridi.

Sorrisi di sguardi languidi,

sognanti,

che aprono lo spazio

all’infinito del tempo,

alla corsa dei desideri,

all’incalzare di un nitrito selvaggio.

Poi ti raggomitoli

aspettando l’autunno

con il suo bacio di pioggia,

le caldarroste fumanti,

la scodella di latte e polenta

che riscalda,

ammanta,

sorprende,

lasciando che il tempo scorra

senza colpo ferire.

Nelle stalle i cavalli scalpitano

frangono,

cercano lo sterrato.

Il carretto è immobile nella corte,

il calesse riposa sotto il portico,

nulla manca

nell’acuta profondità del ricordo

L’autunno chiama a raccolta i pensieri

e li avvolge,

colorando di rossi e di gialli le loro storie,

mentre l’orologio scandisce l’ora

e tu resti immobile ad attendere,

ad attendere

che riappaia quel miracolo dell’amore

che governa l’impulso

e lo induce a pensare,

a pensare,

a sognare,

a contemplare in estasi

la profumata dolcezza dell’autunno.