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INTERVISTA AL DOTTOR GIANCARLO DI RONCO, UN PERSONAGGIO SCHIVO CHE LAVORA SUL PRESENTE, IMMAGINANDO IL FUTURO

Socio fondatore e responsabile amministrativo di La Politermica di Varese, ex presidente di Varese Risorse, presidente della Pro Loco di Varese, fondatore dell’Emporio, negozio polifunzionale del Sacro Monte, un tocco di tradizione nel cuore della bellezza prealpina.

Di Felice Magnani

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Il dottor Giancarlo Di Ronco

Il dottor Di Ronco è un professionista riservato, abituato a lavorare in silenzio e su piani diversi, un bocconiano che conosce l’arte della scienza e della coscienza economica, che ama predisporre la volontà al servizio della sua città. E’ l’uomo dell’ingegneria termica, sostenitore e interprete di un’evoluzione in cui l’ambiente si ribella e pretende il riconoscimento di un’ identità propria, fondata sull’energia naturale, quella che non inquina, legata al sole e all’aria, quella che si sposa perfettamente con l’idea del riscatto, dove il rispetto non sia solo belle parole dettate dalla convenienza e dove l’economia sia davvero quella scienza educante che rilancia le speranze di una popolazione in affanno. Di Ronco è l’uomo dello slancio cooperativo, di come sia possibile conciliare l’economia con la solidarietà, è l’imprenditore che indaga la possibilità di valorizzare l’esistente potenziandolo senza distruggerlo, predisponendosi alla cultura del risparmio energetico, legata all’impiego delle energie alternative. E’ anche un dirigente che crede nella funzione educativa e didattica dello sport, in particolare di quello di nicchia, che non gode sempre dei favori della scena teatrale, ma che, se attentamente curato e promosso, può diventare l’alternativa alla solitudine giovanile e al disagio sociale. Come presidente della Pro Loco di Varese ha rilanciato la vivacità e la bellezza del Minigolf, rimettendo in pista una struttura diventata obsoleta, con l’idea di aprirla a tutti, ai giovani in particolare e alle scuole, per creare aggregazione, socializzazione, per rilanciare uno sport che ha sempre goduto di molto interesse nella provincia varesina. Una varesinità a tutto campo quella di Giancarlo Di Ronco, al servizio di una città dotata da madre natura di una straordinaria bellezza paesaggistica e monumentale. Lo incontro in un momento particolare della sua vita, in cui sta mettendo a fuoco l’attività svolta, quella programmata e quella da programmare, con l’occhio sempre rivolto alla sua Varese e a quel Sacro Monte di cui si sente affettuosamente garante. L’Emporio da lui fondato è una parte fondamentale della sua anima pensante, quel sogno coltivato da sempre con perseveranza e amore, che apre tutte le mattine i suoi battenti per regalare agli anziani e ai visitatori del borgo la certezza che nulla del passato sia stato dimenticato.  

INTERVISTA

Dottor Di Ronco, come vede la Varese di oggi, cosa ha perso rispetto al passato e cosa, invece, sta conquistando?

Come tante città con un passato industriale importante ha visto scemare via via la sua tradizione, a causa di una crisi di carattere generale che ha colpito il paese nel suo complesso, dovuta in parte alla rivoluzione globale di questi anni, a una competizione internazionale senza precedenti, a una crisi del sistema bancario e a quella del mondo del lavoro, all’incapacità forse, di non essere riusciti a intuire anzitempo la necessità di orientare diversamente gl’investimenti e i mercati, di individuare i terreni sui quali spostare il campo della competizione e quello della progettazione. Si è comunque riconvertita, ha ritrovato una parte fondamentale del suo slancio economico nei Servizi e nel Commercio, oggi sta percorrendo la via del Web, della conquista tecnologica, creando nuove connessioni con la vicina Svizzera, giusto per non dimenticare che è terra di frontiera, dotata quindi della capacità di potersi gestire allargando la propria cultura e la propria progettualità, con uno sguardo attento oltre confine. C’è in atto anche una stanchezza dovuta al cambio generazionale, che comporta spesso l’assunzione di nuove modalità operative, assetti caratteriali e di formazione, nuove intuizioni e nuove opportunità, un modo diverso di concepire il lavoro e la formazione. La speranza è che tutto questo sviluppi un impulso operativo ulteriore e che la città e la provincia si sappiano allineare al nuovo che avanza e che lo sappiano supportare come hanno sempre fatto. La nostra resta comunque una provincia operosa e dinamica, capace di attrarre. Ha presenze importanti nel suo tessuto manageriale, personalità nel campo dell’economia e della politica, può contare su una forte potenzialità turistica da coltivare e da gestire, le Prealpi e il lago Maggiore sono punti di riferimento per l’Europa e non solo, abbiamo l’aeroporto di Malpensa a due passi, Milano facilmente raggiungibile, un’ottima base culturale grazie all’Università dell’Insubria e poi ci sono le preziosità da vivere del Sacro Monte di Varese e di Santa Caterina del Sasso. Si tratta di riempire i vuoti e di rilanciare in modo adeguato, puntando sulla nostra bellezza e sulla qualità della nostra vita, sviluppando anche nuove forme di intrapresa economica e sociale, conservando quei particolari pezzi di cultura prealpina che ci danno l’idea di come eravamo, di chi siamo e di quali siano le ricchezze di cui disponiamo per rimettere in pista il nostro presente e il nostro futuro.

Dottor Di Ronco, lei è tra i fondatori dell’Emporio di Santa Maria del Monte, al Sacro Monte di Varese, una piccola realtà polifunzionale che rilancia le tradizioni della cultura varesina e che vuole essere un incentivo al bisogno degli anziani del borgo e alla domanda di ricordo dei turisti che lo visitano. Mi vuole parlare di questo sogno che si è realizzato?

L’Emporio è sempre stato il mio sogno, era una delle priorità che avevo inserito nell’analisi del 1998, quando prendevo in esame tutta la situazione del Sacro Monte di Varese nella sua globalità. Era evidente che un Borgo come il nostro avesse bisogno di un negozio polifunzionale per rispondere alla domanda di souvenir dei visitatori e al desiderio di socialità della gente, in particolare degli anziani. Abbiamo quindi inserito questa necessità nella <lista della spesa>, nelle cose da fare per creare un tipo di vivibilità che unisse alla bellezza paesaggistica e alla ricerca di religiosità, un certo tipo di praticità esistenziale. Il Comune aveva così deliberato che avrebbe fatto tutto quello che era in suo potere per favorire il ritorno di un negozio polifunzionale al Sacro Monte e la realizzazione di una Guida completa del Borgo e del Campo dei fiori. Il negozio lo abbiamo realizzato noi dieci anni dopo, in modo del tutto autonomo, senza nessun tipo di supporto da parte del Comune. Insieme con il presidente della Coop Ambiente e Sviluppo di S.Maria del Monte Ottavio Lonati abbiamo sfruttato un bando che è stato fatto dalla Camera di Commercio per promuovere i negozi polifunzionali in tutta la provincia. Sono state presentate sette o otto proposte, tra cui la nostra, quindi abbiamo avuto un contributo sull’apertura, che ha coperto il 25% dei costi iniziali. Il tutto è costato 85 mila euro, a noi ne hanno dati 25 mila. Era previsto un contributo di 20 mila euro per tenere aperto tutto l’anno negozio ed info point, cosa che è stata completamente disattesa, non ce ne hanno dato uno, pertanto abbiamo dovuto inventarci la sopravvivenza. Quando qualcuno ci fa notare che bisognerebbe tenerlo aperto di più oppure che ci sarebbe qualche aggiustamento da apportare, rispondiamo che stiamo già facendo miracoli, perché i soldi per mantenere l’apertura li integriamo noi soci, dalle nostre tasche. La funzione di questo negozio è prima di tutto per gli anziani, per andare incontro alle loro piccole esigenze quotidiane, infatti hanno anche la possibilità di ordinare per il giorno dopo, di farsi portare le cose di cui hanno bisogno, è un modo per socializzare, per incontrarsi, per scambiare due chiacchiere come si faceva una volta, quando la bottega era la vera agorà del paese. All’Emporio sono stati recuperati filologicamente, con la collaborazione dei residenti, (da citare Marilella Lonati), gli antichi prodotti tipici del borgo: i cinquecenteschi Mustazzitt, le Giromette, l’Amaro e il Pandolce. Quando i sogni si realizzano, come in questo caso, corre un brivido di felicità, è come se all’improvviso il borgo ritrovasse uno dei tanti modi per dimostrare di essere vivo, di sapersi riproporre senza dimenticare il passato, la sua gente, i suoi bisogni, le sue necessità. Altra importante funzione dell’Emporio è quella di essere l’unico info point-accoglienza turistica aperto tutti i giorni nel Borgo. Certo le realtà si possono sempre migliorare, ma non bastano le parole, bisogna avere a cuore ciò in cui si crede, bisogna partecipare, condividere, uscire da visioni settoriali, per approdare nel mondo che abbiamo davanti e che non è solo nostro, ma patrimonio di una città, di una provincia, di una regione, ma anche nazionale, europeo e mondiale. Uno dei limiti del nostro mondo imprenditoriale e politico è stato proprio quello di essersi limitato a occuparsi del proprio orticello, a predisporre il terreno per un benessere circoscritto, senza aver cercato di guardarsi attorno e di imparare, di confrontarsi, di mettere a punto nuove collaborazioni, di aver puntato più sulla sopravvivenza individuale piuttosto che sulla forza trainante del paese. In fondo non c’è una grande differenza tra le problematiche generali e quelle locali, i problemi a volte sono gli stessi, caratterizzati da varie forme di egoismo, mentre il salto avviene quando ci si mette intorno a un tavolo con la volontà di essere uniti nella soluzione dei problemi che ci stanno di fronte.

Dottore, come presidente della Pro Loco di Varese ha rilanciato il minigolf, rimettendo a nuovo e rendendo così funzionale una struttura che ha una sua specifica vocazione sportiva, sociale, culturale. E’ soddisfatto?

Sono anni che ci siamo avvicinati a questa struttura per cercare di rilanciarla, di rimetterla nel cuore dei giovani e di coloro che vogliono trovare un momento di svago e di relax attivo nella città. Nel 2010 il Comune di Varese ha indetto un bando a cui abbiamo partecipato, con la sorpresa di essere gli unici competitor. Abbiamo fatto un’offerta abbastanza consistente che, credo, abbia avuto un impatto positivo, anche se dal 2010 al 2015, per varie ragioni, non è successo nulla. E’ stato però un tempo utile per capire quale strada intraprendere, come affrontare i problemi e che tipo di soluzioni adottare. Siamo riusciti a ottenere l’area cani per ubicare uno spazio eventi, ma soprattutto per creare uno spazio sicuro per i bambini. Abbiamo così potenziato l’area del minigolf con un luogo adatto a creare momenti di cultura popolare. Ci siamo impegnati a trovare un gestore che avesse una predisposizione adeguata al tipo di impegno che ci eravamo prefissi, abbiamo infatti inserito nel contratto di affitto la possibilità di fruire dell’area per sagre, incontri, manifestazioni, regalando alla città l’opportunità di avere a disposizione a pochi passi da casa uno spazio protetto per potenziare l’area della socializzazione.

Dottor Di Ronco, è interessante anche la sua attenzione per la divulgazione via Internet, grazie al sito www.sacromontevarese.net cosa mi può dire in proposito?

Credo sia importante far passare la comunicazione attraverso le nuove strategie, i nuovi strumenti dell’indagine mediatica. L’idea del sito è sincronica all’Emporio e ha una duplice funzione esplicativa, quella di rafforzare l’informativa locale e di essere promozionale sul piano della cultura, sviluppando forme di riflessione e di osservazione. La natura pubblicitaria del sito si sposa con la voglia e la necessità di promuovere alcune vocazioni rimaste un po’ in disparte, ma che realizzano un loro spazio rigenerativo nella difficile realtà che stiamo vivendo. In questo delicato passaggio ci hanno aiutato e ci aiutano collaboratori molto validi. Il punto fermo di questa nostra attività è Valentina, unita naturalmente a quella dell’Emporio, in cui si alternano Mariuccia e Mariagrazia.

Dottor Di Ronco, lei ama la cultura, l’arte, la musica, la politica, che cosa manca oggi al Sacro Monte di Varese perché sia realmente espressione piena di queste categorie?

Credo che si potrebbe arrivare a questo se ci fosse una collaborazione su larga scala da parte di tutti i soggetti interessati. Da quindici anni a questa parte noi cerchiamo in tutti i modi di avvicinare le sensibilità, di creare un campo attivo su cui poter predisporre idee, punti di vista, potenzialità, energie, perché riteniamo che i problemi, quando esistono, debbano essere affrontati insieme, con grande spirito di collaborazione, facendo della diversità una forza per raggiungere obiettivi comuni. Nella mozione che avevamo presentato tempo addietro, avevamo chiesto l’istituzione di un gruppo di lavoro politicamente operativo, capace quindi di affrontare i problemi nella loro ampiezza e nella loro complessità, con il supporto di tutti i soggetti presenti, era il tentativo di unire le forze in campo, di dare visibilità all’impegno che ci eravamo presi, convinti che il rinnovamento del Sacro Monte dovesse essere l’obiettivo di tutti, nessuno escluso. L’ostacolo maggiore in questi casi è la frammentazione, l’idea che ciascuno possa avere l’idea migliore e sentirsi, per questo, l’eletto. Il nostro impegno è stato quello di unire, di dare a tutti la possibilità di concorrere a potenziare la bellezza e la praticità ricettiva della nostra montagna e del nostro bellissimo Borgo. Avevamo previsto che il gruppo potesse essere coordinato dal Comune e la previsione è andata in porto. Come Circoscrizione abbiamo ottenuto dei risultati, ma alla fine riesce sempre molto difficile mettere insieme soggetti con visioni e mire diverse.

Dottore, non ritiene che un eccesso di individualismo sia la rovina dell’unità interna di un paese?

Per risolvere i problemi il passo è semplice, basta mettersi intorno a un tavolo e discutere, cercando una soluzione comune che metta d’accordo tutti. Uno dei mali peggiori della nostra società è quello infatti di non riuscire a far prevalere una visione ampia, in cui tutti si sentano ugualmente rappresentati e valorizzati. Credo che occorra cambiare mentalità, ma il cambiamento deve partire prima di tutto da noi stessi. Il Sacro Monte e il suo Borgo sono l’espressione forte e particolare della Città giardino, una straordinaria testimonianza di religiosità e di sacralità, di storia e di arte, di cultura e di ambiente, elementi che richiedono una visione la più ampia possibile, in cui siano ben rappresentati tutti i punti di vista e le possibili soluzioni. Credo di poter affermare che in questo momento non ci sia questa volontà comune. Si tratta forse di un momento di passaggio. Avevo chiesto a monsignor Erminio Villa, l’ex arciprete del Sacro Monte, di fare da coordinatore, di convocare le parti in campo, di diventare lui il collante, la sua risposta è stata che avrebbe potuto fare da <facilitatore>, ma alla fine anche questa opzione non è andata in porto; forse, come ho detto prima, gli avvicendamenti in corso non hanno permesso una previsione sul lungo termine. Il Comune vorrebbe che il Sacro Monte fosse autonomo e che i vari soggetti fossero più collaborativi, io però sono convinto che questo non basti, perché questo tipo di autonomia potrebbe portare a una sorta di isolamento, con tutti i rischi del caso. Mancando un coordinamento ci si muove a strappi. Le faccio un esempio, quando cade un masso sono solo alcuni che vanno dal sindaco, manca una forza unitaria decisionale. Molti dei problemi che sono sorti in questi anni e in questi mesi, compresi quelli del trasporto, della manutenzione, dei parcheggi e della funzionalità turistica, sono dovuti proprio alla mancanza di compattezza nelle decisioni da prendere. Quest’estate si è parlato molto di un Sacro Monte abbandonato, degradato e quant’altro, tutto questo non ci sarebbe se il servizio di manutenzione fosse svolto con un minimo di costanza e di attenzione da parte del Comune (esempio: tutti sanno che le erbacce vanno sfalciate almeno 3 volte all’anno e le aiuole 8/10 volte; al Borgo si interviene solo dopo le proteste del residenti e visitatori….). Credo che anche l’assegnazione degli appalti debba essere rivista, non è possibile che durante l’inverno ci si attivi alle dieci di mattina per spalare la neve, quando le persone devono partire presto per andare al lavoro e i ragazzi a scuola. Anche questo è un problema che nasce dall’aver assegnato l’appalto per aree vaste, tagliando fuori risorse locali più convenienti ed efficaci.

Dottore, monsignor Erminio Villa, dopo cinque anni di operosa attività, è stato chiamato a un incarico importante da parte dell’Arcivescovo ed è in arrivo don Sergio Ghisoni. Vuole esprimere un suo pensiero personale?

Ringrazio monsignor Erminio Villa, che ha lasciato un’importante impronta personale al Sacro Monte di Varese. Ha modernizzato infatti il sistema della comunicazione, sia sul piano dell’informazione vera e propria sia su quello dell’organizzazione, sviluppando una forte sensibilità e attitudine in questa direzione. Non a caso anche il ruolo che andrà a ricoprire avrà nella comunicazione il suo punto di forza. Ha dedicato una parte del suo tempo al potenziamento mediatico con l’istituzione del sito www.sacromontedivarese.it e si è occupato moltissimo del restauro e apertura al pubblico della Cripta, del centro espositivo dedicato a Monsignor Macchi e del Museo Baroffio, oltreché di sviluppare un interesse religioso nei confronti di Santa Maria del Monte. E’ stato molto attivo nell’informazione settimanale, facendo arrivare un po’ a tutti i segni della liturgia e quelli della predicazione. Lo ricordo con affetto e spero che possa portare con sé l’esperienza vissuta con noi per aiutare l’Arcivescovo nella sua importante opera pastorale.

Mi sembra di capire che qualcosa si stia muovendo

Il Sacro Monte di oggi è sicuramente una realtà molto più aperta di una volta, si fanno manifestazioni e si sviluppano iniziative che quindici anni fa sarebbero state impensabili. C’è più dinamismo nelle Associazioni, basti ricordare la Fondazione Paolo VI con la sua incessante attività compresa l’importante rassegna di Tra Sacro e Sacro Monte. C’è una grande attenzione al mondo della cultura in generale, con particolare riguardo all’attività teatrale, a quella escursionistica e artistica, a quella religiosa, ci sono poi i Musei Baroffio e Pogliaghi, lo spazio espositivo e per eventi del Camponovo, la sala comunale di Piazzale Pogliaghi da utilizzare al meglio. Certo l’energia individuale non manca, è elaborativa, capace anche di attrarre la disponibilità di personaggi famosi, di uomini e donne dello spettacolo. In questi anni il Sacro Monte ha sviluppato una forte attenzione letteraria sulle opere dei classici come Manzoni, Dante, autori stranieri, creando momenti importanti di recitazione e di drammatizzazione. Ecco, credo che in questo senso qualche passo avanti sia stato fatto, ma credo anche che si possa fare molto di più se, come dicevo prima, ci si mettesse tutti intorno a un tavolo per decidere insieme il destino di questo gioiello UNESCO penalizzato anche da un’accessibilità carente insieme al Campo dei Fiori, con annose criticità su parcheggi, funicolare, navette e blocchi di accesso. Vorrei citare a proposito di impegno quello del signor Zeni e di sua moglie, spero proprio che con l’arrivo del nuovo arciprete il loro apporto possa essere potenziato e valorizzato e soprattutto essere forte come lo è stato in passato. Non dobbiamo dimenticare mai, infatti, che il successo delle iniziative dipende moltissimo dal volontariato di uomini e donne che offrono gratuitamente il loro tempo libero e le loro competenze alla causa del bene comune. Il signor Zeni è stato fondamentale non solo nell’apporto dato alla Parrocchia, ma anche alla fondazione Pogliaghi, di cui è stato un solerte e attento promotore, seguendo con efficace determinazione il Centro Espositivo monsignor Pasquale Macchi e dimostrando quanto sia preziosa l’opera dei singoli nella configurazione del tutto.

Concludo questa intervista al dottor Giancarlo Di Ronco, ringraziandolo per la disponibilità che lui e Valentina hanno voluto accordarmi, per rendere operativa la mia volontà di essere dentro la storia, di poter esprimere quello che penso in modo libero, di poter passare le mie riflessioni a chi le vuole leggere, di poter andare oltre i miei settant’anni di storia. Credo molto in questo tipo di volontariato sociale, in fondo la parola è l’unica vera occasione per poter contribuire a fare qualcosa di utile per quel piccolo mondo antico in cui abbiamo avuto l’immensa fortuna di poter vivere e operare. L’accoglienza resta un punto fermo fondamentale nella nostra vita di esseri umani.

 E noi cogliamo l'occasione di ringraziare il Sig. Magnani per la costante e preziosa collaborazione.