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QUANDO LA VACANZA E’ UNA VERA VACANZA

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di felice magnani

File incredibili, sguardi allampanati, valigie che traboccano, nervosismi incontrollati, portafogli che si svuotano, ladri che rubano. Dentro l’aura un po’ romantica della vacanza s’incunea l’idea di fondo che cambiando ambiente cambi anche il nostro modo di essere, di amare, di godere, di vivere e di pensare. Sarà vero? Chi è andato in vacanza sa benissimo che non è sempre così e che spesso quella che definiamo vacanza è solo una fuga temporanea che prelude ad altre fughe, insomma si parte da un luogo per un altro, con la segreta speranza che il mondo cambi improvvisamente, ricoprendoci di tenerezza, attenzione, amore, proprio come dentro una fiaba o uno di quei racconti che abbiamo appreso dalle voci intonate dei nostri insegnanti. Di solito la vacanza di tipo tradizionale è un trasferimento, con l’idea che tutto passi solo respirando un’aria diversa. Non è così. Ma allora come deve essere la vacanza che abbiamo sognato? Forse si tratta di una riappropriazione, di riconciliarsi con se stessi e con il mondo, di ritrovare quell’armonia che la vita di tutti i giorni tende a disarcionare, di ritrovare quella parte di sé che la nevrosi quotidiana distrugge con le sue bombe mediatiche. Non è facile, ma si può. In molti casi la riappropriazione passa attraverso una decisione all’opposto, rimanendo a casa propria, con la speranza che almeno lì, in quel momento dell’anno, si possano creare le condizioni umane per una riedificazione. Recuperare la propria identità a casa propria sembra quasi una follia, in realtà si tratta di una strada molto interessante e anche percorribile. Chi l’ha provata sa quanto sia importante respirare il silenzio, riconciliarsi con la propria via, con una tranquillità che sembrava sparita dalla circolazione. Durante il giorno convivi con il canto degli uccellini, delle tortore. Vedi le gazze che si rincorrono innamorate più che mai, osservi le poiane che roteano nel cielo, disegnando cerchi concentrici, vedi passare una vecchietta che ti domanda come stai,scambi due chiacchiere con qualcuno che si affaccia al cancello per vedere i tuoi fiori, insomma nel mese di agosto anche l’inferno può diventare il paradiso e dimostrare che la poesia esiste ancora, bisogna solo cercarla e lasciarla parlare. Nella vacanza domestica tutto assume un colore diverso e l’aria è una brezza sottile che rigenera il corpo e la mente, sollecitando pensieri più dolci, più adatti a una vita non sempre disposta. Dunque a casa tua, nel tuo paese, la vacanza diventa finalmente quello che avevi fortemente desiderato e cioè che la vita tornasse a essere normale, con persone che la amano senza stravolgerne la verità e il buon senso. Nel mese di agosto, a casa tua puoi persino addormentarti in giardino sotto un’ombra e svegliarti felice e riposato come se ti trovassi in un’oasi, perché di fatto la tua casa, in quel momento, è davvero l’oasi che andavi cercando. A volte ti domandi come mai gli uomini non capiscano la bellezza di cui dispongono. Ti domandi, ma non sai dare risposte, perché forse quella natura un po’ disfattista che si agita spesso nel cuore li spinge a fare cose disoneste che rompono l’armonia. Un amico mi confidava che non c’è peggior nemico dell’ignoranza. Chi è ignorante, mi diceva, non ha la capacità di capire, non sa, non conosce, ma non solo, non vuole neppure conoscere o sapere, perché è vittima predestinata di una condizione irreversibile. Sarà vero? Senza dubbio non sapere è un dramma, ma in molti casi si può sopperire con la buona volontà e con il coraggio, lasciando che sia il cuore a suggerire la strada migliore per trovare la pace.