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ROSA MARIA STUANI NITAIS NEL PENSIERO E NELLA PENNA DI QUATTRO SCRITTORI E CRITICI D’ARTE.

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Di Felice Magnani

Quando, molti anni fa, Rosa Maria NITAIS (il cognome di Rosa Maria è Stuani, ma adotterà stabilmente quello del marito, Luigi Nitais, per scelta personale) si rivolse al pittore SALVINI per avere qualche lezione, ebbe un cortese rifiuto perché, a detta del maestro “era già dotata di grande sensibilità”. Tra i conoscenti di Rosa Maria, nata a Milano il 3.12.1912, si annoverano Giancarlo Vigorelli, Livio Slataper e Salvator Gotta, nonché personaggi noti della cultura milanese del tempo. Ha vinto numerosi premi di pittura. A due teneva in modo particolare: l’Oscar Italia per l’Arte, ricevuto a Salsomaggiore Terme, nel 1977 e il titolo di Maestri d’Italia per l’Arte, nel 1979. Muore a Cittiglio il 16.3.1999”.

Un’adolescenza importante, animata dall’amore per la cultura e dalla conoscenza di amici destinati ad occupare posti di primo piano nel mondo intellettuale italiano ed europeo, poi la guerra, Milano bombardata. La famiglia di Rosa Maria si trasferisce a Gemonio, dove rimane per qualche anno. Poi l’amore la conduce Cittiglio, nella quiete prealpina, dove inizia un percorso umano e artistico, destinato a lasciare un segno nella sua natura riservata e schiva, ma sempre orientata a un’ attenzione critica nei confronti della vita. Quando posa per la prima volta il pennello sulla tela prova senz’altro un brivido, la trepidazione di chi comprende che qualcosa di straordinario sta per accadere. L’emozione di un parto, sentimenti che scivolano fuori da un pensiero e s’immergono qua e là in spazi di colore. Il contatto è lieve e deciso, come se qualcosa di latente spuntasse, guidando la sua sensibilità verso un mondo vero e magico, dominato da una libera espressione di pensieri, osservazioni e sentimenti. Dirà spesse volte di uno spirito guida, di una mano che guidava la sua, inspiegabilmente votata a trasferire su tela una penetrazione di amorosi sensi con quella natura prealpina, vera ed unica protagonista della sua produzione. Rosa Maria dà via libera alla sua natura femminile, che armonizza valori nati da letture romantiche e decadenti, espressione di quel piccolo mondo antico che ha avuto in Antonio Fogazzaro il suo cantore. Ci sono motivi ricorrenti nei suoi dipinti, che mutano a seconda dell’umore e dello stato d’animo, dominati sempre da un realismo cromatico che si esalta nelle nevicate e nei paesaggi, dove la natura femminile di Rosa Maria evoca purezze e immagini di eventi osservati e vissuti con il pudico candore della fanciullezza. La pittrice non spreca nulla. Il colore si posa con la delicatezza di una farfalla in primavera, animato da colpi contratti e decisi di pennello oppure spalmati da un pollice che trasuda l’intellettualità del colore. La neve si posa leggera, candida, vellutata. Proprio come la vedono gli occhi puri della fanciullezza, con quella curiosità che si compiace d’ intensa partecipazione emotiva. Nell’ultima parte della sua esistenza riprende il passaggio delle nuvole, scremando cieli primaverili e autunnali, espressioni di una limpidezza morale perseguita sempre nei vari momenti della sua vita. Paesaggi e persone, vecchi e fanciulle dalle forme infantili, pudiche creature velate nella loro riservatezza e poi scene di vita familiare osservate nella semplice identità dei loro costumi. Rosa Maria rivela la sua tensione materna, una vocazione prima umana e poi liberata dalle sue incrostazioni terrene. Si ha l’impressione che l’artista riproponga un mondo ideale, il mondo delle cose semplici, come contrasto alla farneticante convulsione di mete e ispirazioni sprecate. Era spesso confusa nelle penombre delle sue stanze, legata alla casa come luogo di umanità e di richiamo costante all’unità della famiglia, faticosamente seduta sulla sedia a rotelle, che è stata compagna assidua della sua infermità fisica, nell’ultima parte della sua vita. Malgrado tutto esprimeva una ricchezza mentale davvero straordinaria, versata al confronto e alla discussione, alla critica e alla recensione. Non perdeva nulla della vita, in particolare la verve critica di Vittorio Sgarbi, il professore che sapeva deliziarla con la sua cultura dell’arte. Riusciva persino a condonare le sue sfuriate, come se la verità dovesse passare anche attraverso i toni vibranti dell’eloquenza verbale. Amava tutto, anche lo sport. Non perdeva mai il Giro d’Italia e il Tour de France, con la gente assiepata lungo il percorso a osannare i suoi miti. Anche Rosa Maria aveva un mito, quel ragazzo della bandana, Marco Pantani, che sapeva sorprendere tutti con le sue impennate di ciclistica follia. E’ morta dopo una vacanza al mare, forse mentre si stava preparando a rivedere i suoi quadri e a iniziare un nuovo percorso artistico, lasciando nell’aria lo spirito di una madre e di una nonna che ha voluto essere se stessa sempre, fino in fondo.

L’AMICIZIA CON VIGORELLI, NELLE PAGINE DEL DIARIO DI ROSA MARIA.

Negli anni che vanno dal 1929 al 1932, in età adolescenziale, Giancarlo Vigorelli, il grande giornalista e scrittore lombardo, morto novantaduenne, il 16 settembre 2005, a Marina di Pietrasanta, intratteneva una profonda amicizia comunicativa con Rosa Maria, un’amicizia che, a tratti, sembra essere incoraggiata dall’infatuazione amorosa di Vigorelli, trattenuta a stento da uno spirito signorile e pudico, vincolato a una solida formazione intellettuale e a un grande rispetto formale. Sono pagine di un diario personale del giornalista-scrittore e pagine scritte sul diario personale della pittrice cittigliese, dove si evocano sentimenti legati alla famiglia, alla patria, al dolore, alla gioia e alla sofferenza. E’ la ricerca di giovani avviati a una sicura intraprendenza culturale e artistica, che mettono sul campo la formazione educativa di un’epoca dominata dal “Lei” e dal “Voi”, dove l’approccio verbale o scritto si riconduce sempre a regole e convenzioni molto precise. Giancarlo Vigorelli evoca la sua naturale simpatia per Antonio Fogazzaro e si appropria temporaneamente di alcuni suoi passaggi letterari per amplificare il senso della sua attenzione per l’amica “Rosinella”. La condivisione prelude già all’amore letterario dello scrittore lombardo per Alessandro Manzoni, di cui il realismo fogazzariano è un precursore. Giancarlo Vigorelli sarà, infatti, studioso di Manzoni e ne curerà l’edizione nazionale delle opere, dimostrando tutto il suo amore e la sua passione per il grande poeta e romanziere lombardo. Gli scritti sono stati custoditi dalla figlia di Rosa Maria, Giuliana e dalla nipote Rossella, grande ammiratrice della nonna e costituiscono una sicura fonte archivistica per ciò che concerne alcuni aspetti della cultura lombarda e italiana dei primi del Novecento, soprattutto per l’uso della lingua, lo stile grammaticale e formale, la considerazione umana, il pensiero familiare e pubblico di chi si apprestava a diventare simbolo d’italianità.

GIANCARLO VIGORELLI, UN GRANDE ESPONENTE DELLA CULTURA LOMBARDA DEL 900.

Giancarlo VIGORELLI è nato a Milano nel 1913. Saggista, scrittore e critico d’arte, giornalista culturale e critico letterario, Segretario Generale della Comunità Europea degli Scrittori, vice–presidente dell’Istituto Luce e fondatore della Rivista L’Europa letteraria. Ha collaborato con varie testate nazionali, è stato direttore di giornali e nel 1960 ha vinto il premio Saint Vincent per il Giornalismo, ricevendo in seguito anche il Premio Nazionale Letterario alla Carriera.

COSA DICEVANO DI LEI

Franco MAFFINA

“Quando, molti anni fa, Rosa Maria NITAIS si rivolse al pittore SALVINI per avere qualche lezione, si ebbe un cortese rifiuto perché, a detta del grande vecchio <era già dotata di una grande sensibilità>...

...Per quanto riguarda la nostra pittrice, SALVINI aveva ragione perché la sua sensibilità vuol dire vivere nella natura, del suo sconfinato mondo cromatico, delle atmosfere impalpabili dell’afosa estate quando i colori trasudano di caldo e la luce sfalda persino la solidità delle forme di un macrocosmo dorato. O quelle dell’inverno, quando la neve apparentemente appiattisce tutto e tutti di un biancore quasi irreale, ma che, nel caso della nostra artista, non è <presepio> ma lieve umidore, palpito di vita, scolorita agli occhi dei più, ma piena di atmosfere iridescenti per cui anche un albero ha un suo valore cromatico, una presenza, una vita. E come possiamo chiamare questa facoltà se non sensibilità pittorica che non va disgiunta da quella acutezza spirituale che aiuta a captare le pur minime variazioni di tono e di colore anche nell’apparente unicità della testura cromatica? Certo in talune opere traspare la lezione coloristica del maestro, ma quasi come rispettoso e timoroso omaggio affettuoso più che per imitazione. Anche nella produzione di questa pittrice troviamo personaggi della tematica salviniana, ma solo come patrimonio di un comune passato e non come retorico realismo. Il mondo artistico di Rosa Maria NITAIS è tutto qui: campagne, alberi, contadini, tutte cose che vede dalla sua finestra, nel suo quieto giardino ma è un mondo senza limiti nel quale ella spinge ad indagare, a ritrarre e dove la sua sensibilità le è compagna fedele. E come tutte le persone sensibili le è compagna la silenziosa riservatezza che le ha impedito fino ad ora di presentare le sue opere al pubblico a volte troppo distratto dalla chiassosa vita di tutti i giorni, mentre queste opere hanno bisogno di raccoglimento, di intimo godimento, di lettori sensibili che, mi auguro, non mancheranno anche qui.

 DA: INCONTRI CON GLI ARTISTI a cura di Antonino DE BONO – ROSA MARIA NITAIS. Ovvero il paesaggio dalle calde brume.

“Ultimamente al concorso Giorgi, all’artista è stata assegnata per la sua opera la medaglia d’argento del Comune di Milano. Pittrice di media età, autodidatta, schiva della pubblicità, lavora con impegno e studia senza posa. Nel circondario di Varese e Laveno è nota per la sua pittura fatta di brume all’inglese, di nebbie rossastre, di bagliori che sorgono dalle nebbie eterne della Lombardia. Confesso che se l’avessi conosciuta prima l’avrei inserita nel “Manifesto dei Luministi padani”, tanto è pregnante e valido il suo motivo estetico tendente a diradare i fumi dell’odio e dell’incomprensione che ci circondano. Rosa Maria Nitais prende a soggetto dei suoi dipinti, vecchi accanto al fuoco, belle donne e paesaggi. Sembra un controsenso, ma c’è un legame. Il nonnino che si rosola accanto al fuoco è la tradizione, l’umanità di ieri che sta per ascendere rivestita di luce, coperta di veli eterei, soffusa di onde cosmiche. Le belle donne coinvolgono le Muse, l’arte e la scienza, l’umanità di oggi e di domani in marcia verso nuovo destini sociali. Mentre i vecchi sono coccolati da quest’atmosfera ideale, le donne, per lo più nude, vengono riprese da una luce metafisica, fondata sull’azzurro, fredda, nascente, che si ispira alle stelle. Ma l’umanità viene rinchiusa nel suo seno dalla campagna, dalla zolla fumante per gl’intimi umori: ed ecco la maestà del paesaggio lombardo luciferino in talune stagioni autunnali ed invernali, colpito da una luminosità radente, corpuscolare, che suscita baluginii e sprizza spiritualizzazioni ed evanescenze magiche. Una pittura fantastica del paesaggio, trascendente nel rapimento estatico delle nubi sorgenti, realizzata con acume e discernimento della immagine raccolta in una ovattata ed immortale scena di sogno”.

ROSA MARIA NITAIS NELLA CRITICA DI ALDO BORELLA.

“...L’equilibrio compositivo, la ricerca della misura, l’uso di toni cromatici caldi ed esemplarmente impiegati, la tecnica strutturale eclettica, caratterizzano le sue tele. Nei quadri non c’è ripetizione o reiterazione, né velleità di rottura, né ambizioni avveniristiche. Si ha l’impressione che l’artista si muova con familiare disinvoltura fra i suoi soggetti che, non a caso, attingono spunto dalla quotidiana vicenda della vita e ne sottolineano la poesia, il sapore, la bellezza...”

 “Il colore, il segno, l’impostazione come concetto, ma nascono e si determinano in precisi rapporti di interdipendenza nell’atto creativo-esecutivo...”

 DA: ROSA MARIA NITAIS UNA PITTRICE DI POLSO di Nino Miglierina (Dalla Prealpina di Giovedì 20 Agosto 1981).

“Capita spesso di incontrare artisti (e pittori in particolare) di formazione autodidatta meritevoli, qualche volta, di una attenta considerazione. La esperienza in tal senso può vantare numerosi casi assolutamente positivi, nel senso che, col passare del tempo, taluni autodidatti si sono poi affermati con successi più che lusinghieri. Anche questa volta ci piace soffermarci su una pittrice autodidatta anche perché ci si trova di fronte ad una personalità artistica seriamente formata e tale da convincere anche i più scettici in fatto di formazione autodidatta ad una valutazione attenta. Si tratta di Rosa Maria Nitais, una anziana pittrice, (anziana d’età ma non certo di vitalità pittorica) originaria milanese, ma che da tempo vive ed opera nella nostra provincia e precisamente a Cittiglio, il paese che introduce nella verde e dolce Valcuvia. Dipinge solo da una diecina d’anni, ma questa tardiva dedizione alla pittura tradisce una vena artistica che doveva esistere molto tempo prima. In effetti la visione dei suoi lavori, e in particolare talune visioni paesaggistiche, danno l’impressione di una esperienza maturata e di una ricerca condotta con una sensibilità eccezionale. E’ notorio che le donne pittrici hanno una sensibilità chiaramente femminile con la pulitezza dei colori e la precisione del disegno. Ma nel caso della Nitais c’è qualche cosa che supera la femminilità e finisce per coinvolgere una consistenza puramente e realmente artistica, senza concessioni al sesso. Le masse, i colori, gli accostamenti non sono improvvisati; ma risultano connaturati con il momento creativo: così nel paesaggio visto nella quiete la coloristica si fa piana ed evidente, mentre se nel cielo turbina il temporale, anche la tavolozza segna le variazioni di tonalità. La Nitais segue praticamente la tradizione lombarda, ma non è affatto insensibile ad un certo impressionismo che punta più sul colore che non sulla linea del soggetto. Una pittrice, per concludere, che sa il fatto suo e che meriterebbe una più approfondita conoscenza, anche perché sono molte e varie le sue qualità...”.