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GHANDI, UN ESEMPIO DA NON DIMENTICARE

Mahatma Gandhi Gandhiji

di felice magnani

Tra i personaggi della storia che piacciono in modo particolare ai giovani c’è lui, “La grande anima”, il Mahatma Gandhi, il giovane avvocato indiano che ha insegnato al mondo a vivere con dignità la propria storia, senza mai dover fare ricorso alla violenza, senza mai retrocedere, con la convinzione che la cultura fosse uno strumento straordinario, soprattutto se applicata ai grandi problemi dell’umanità. Sono da poco trascorsi i settant’anni dalla morte e il suo ricordo vibra ancora più forte nel cuore di un pianeta che in molti casi non riesce trovare la via della pace, della collaborazione e della comprensione. Il 30 gennaio 1948 moriva sotto i colpi di un fanatico, lasciando uno straordinario patrimonio di valori. In India, così come in Sudafrica, Gandhi metteva a fuoco un pensiero e un’azione destinati a diventare riferimento mondiale per tutti coloro che aspirano alla libertà, senza passare attraverso l’odio o la violenza di parte. Con Gandhi il mondo scopre che ci sono forme di resistenza molto più morali e molto più profonde rispetto a quelle evocate dall’uso delle armi. Il padre dell’Indipendenza indiana, fondatore della non violenza, della resistenza all’oppressione tramite la disobbedienza civile, fa il suo praticantato in Sudafrica, dove vive sulla propria pelle l’odio razziale. Nel cuore della discriminazione prende le difese di una popolazione indiana costretta dall’apartheid a vivere emarginata, costretta a subire la viltà di un razzismo che disonora la dignità umana. Il piccolo e giovane avvocato indiano sfida la drammatica invadenza di un fenomeno che sottrae l’identità e la dignità. Lotta e combatte pagando di persona, tra alterne fortune, ma con la consapevolezza di quanto fosse importante ed esaltante difendere l’identità di un popolo. Diventa un leader, uno su cui appoggiare le speranze di chi vuole un mondo in cui le differenze non diventino discriminazioni. Lo fa con il carattere fermo e deciso di chi vuole andare fino in fondo, dimostrando con l’esempio che la violenza non è la via della libertà. Tornato in India dopo l’esperienza sudafricana, si mette al servizio del suo paese, ma lo fa in punta di piedi, svestendo i panni dell’avvocato e vestendo quelli umili e semplici della sua terra. Si unisce alla gente comune, viaggia, osserva, parla, impara, insegna, apprende e da quel viaggio nel cuore del suo paese rafforza la sua convinzione che le rivoluzioni, quelle vere, quelle che cambiano gli atteggiamenti e i comportamenti, sono prima di tutto rivoluzioni del cuore, del modo di essere, di vivere, di pensare. La politica diventa apprendistato. Non basta avere una laurea, non bastano gli studi, non basta neppure l’esperienza vissuta all’estero, bisogna convivere, entrare nella realtà a piccoli passi, condividere e capire il senso della storia, quella storia in cui sei nato e vissuto e che diventa difficile abbandonare, magari per sempre. E’ nel cuore della propria storia, sommando le esperienze vissute, che il Mahatma capisce il senso vero e profondo di quello che sta facendo ed è in questa dimensione che la disobbedienza civile diventa l’arma più potente, quella in cui si conferma l’uso della dignità umana. L’insegnamento di Gandhi è straordinario, perché consente di capire più da vicino che cosa significhi cambiare il volto di un paese, partendo dalle proprie tradizioni, dalla propria cultura e da tutto ciò che rappresenta. E’ la politica della consapevolezza morate e territoriale, dell’identità e della dignità, di chi pensa e lavora per riconsegnare alla propria storia il suo valore. Opera non con la presunzione dell’uomo di origini borghesi, ma con la l’umiltà di chi si mette a servizio. Da avvocato di tribunale a massimo difensore dell’India. Con la sua tenacia sollecita una profonda presa di coscienza popolare, orientandola verso la riappropriazione di una tradizione cancellata dagl’interessi coloniali. E’ nella consapevolezza della giustizia e della legalità che pensa e crea un metodo di lotta capace di debellare la schiavitù senza mettere a repentaglio la vita. Disobbedire civilmente è l’imperativo categorico di Gandhi, tornare alla cultura popolare del suo paese e su quella fondare la libertà dello stato è il pilastro su cui appoggia la forza del suo pensiero. Con Gandhi l’India si scopre un paese ricco, energico, capace di competere senza colpo ferire, ritrova nell’artigianato, nel commercio, nella terra le sue fonti, puntando su uno stile di vita sobrio. L’insegnamento gandhiano diventa attuale in un mondo che perde le sue identità, che pensa che la verità sia altro rispetto a quella imparata e vissuta nei luoghi natii, dimenticando forse che ogni luogo ha una sua storia e delle sue tradizioni che meritano di essere conservate, difese, promosse, vissute e soprattutto amate. Forse la verità non è lontano da noi, ma molto più vicina di quanto si possa immaginare.