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SETTANT’ANNI DI COSTITUZIONE ITALIANA

costituzione

di felice magnani

Quanto la Costituzione incida praticamente sulla vita dei cittadini è tutto da scoprire. A volte si ha l’impressione che conti moltissimo sul piano formale e poco su quello della cultura sociale, quella che unisce, armonizza, qualifica, determina, configura, educa. Capita di pensare alla Costituzione come a una sorta di pratica evangelizzatrice, con principi e valori straordinari, che incontrano però mille difficoltà quando devono essere messi in pratica. Qualcuno potrebbe obbiettare: la solita dicotomia all’italiana del predicare bene e del razzolare male, che non fa certo la fortuna dell’immagine costituzionale del paese, anzi la impoverisce, la priva di quell’ aristocratica funzionalità che potrebbe cambiare in meglio la vita della nazione. Il problema è che tra il dire, lo scrivere e il fare c’è di mezzo il mare, un mare che diventa un oceano quando anche i tesori più belli non vengono fatti conoscere con la dovuta determinazione e con il dovuto impegno. Una legge o un articolo o un principio sono importanti quando vengono applicati, quando diventano stile di vita di un popolo. Le regole sono fondamentali, sono il sale di una democrazia matura, ma hanno bisogno di molto insegnamento, di molta applicazione, devono diventare un modo di essere di ciascuno. Certo la Costituzione italiana arriva come una benedizione dopo la terribile esperienza della guerra, arriva per mettere ordine, per definire dei principi fondamentali, dei diritti e doveri, per ridefinire il nuovo modello di stato, per dire a ciascun italiano su quali fondamenta appoggia la nostra rinascita e tutto ciò è straordinariamente importante. I rappresentanti di un popolo siedono attorno a un tavolo, formano un’assemblea costituente e si impegnano a ricostruire una identità che diventi il perno della ripresa economica, sociale, morale e che definisca una volta per tutte le vie di una democrazia affidabile, soprattutto chiara e concreta. Per la prima volta la nazione, nelle sue coordinate politiche, prende atto che le istituzioni, quelle che contano, sono il risultato di un grande e appassionato impegno comune, un impegno che va ben oltre le piccole diatribe politiche, quelle che si legano agl’interessi di parte e non alla realizzazione di un ampio e solidale bene comune. La Costituzione italiana è un impeccabile punto di partenza, ma sarebbe un errore anche solo ipotizzare che non sia passibile di cambiamenti, sarebbe come sostenere che la storia non sia più storia e che l’intelligenza umana non vada soggetta a maturazione, cambiamenti e a sviluppo. Di solito si parte per legittimare, poi per valutare, per capire e poi ancora eventualmente per aggiornare, per modificare, per ampliare, per modernizzare qualcosa che il tempo rischia di immobilizzare. Partire dunque dal presupposto che anche la storia abbia un’ evoluzione è sicuramente un fatto logico. La Costituzione è senza dubbio il nostro valore aggiunto, è l’esempio di quello che sappiamo fare quando capiamo da cosa dipendono il nostro presente e il nostro futuro, ma tutto questo non basta. Le regole, quando sono sacrosante, devono diventare riflessione quotidiana, un po’ come mettersi allo specchio per cercare di capire se siamo allineati con ciò in cui crediamo, se siamo davvero coerenti. E’ sul piano della coerenza individuale e sociale che abbiamo il dovere di continuare a credere che il cambiamento dipenda in gran parte da ciascuno di noi, da come sappiamo essere esecutori garanti del nostro sistema costituzionale. A cosa serve affermare che l’Italia sia una Repubblica fondata sul lavoro, quando ci sono uomini e donne che vivono una vita d’inferno per la mancanza del lavoro o per un sistema che invece di sollecitare e promuovere, incastra e immobilizza? A che serve sbandierare la forza morale del lavoro, quando chi ha il compito di attivarlo e di renderlo appetibile a tutti lo utilizza per fini e interessi privati, che non appartengono dunque al popolo e ai suoi diritti? A cosa serve scrivere di doveri morali e sociali, quando esplode il dramma della corruzione a tutti i livelli e il cittadino si rende conto che chi ha il compito di rasserenarlo e promuoverlo, lo deruba e lo marginalizza senza rispetto alcuno? Dunque la Costituzione è un punto fermo, ma è sui punti fermi che tutta la società deve lavorare con il massimo dell’impegno, perché il successo di un’ istituzione dipende da chi crede in lei, facendola uscire dai libri di storia e dalle aule scolastiche, per farla diventare azione quotidiana, modo di essere, obiettivo e ripartenza. Nella nostra Costituzione sono presenti tutti i nostri diritti fondamentali, in particolare quelli legati alla libertà di pensiero, parola, azione, ma forse ci si è un po’ dimenticati che alla base di ogni conquista c’è un percorso da portare avanti, c’è un impegno sistematico che non conosce tregua e che chiede il contributo di tutti, nessuno escluso. I diritti sono fondamentali quando portano dentro la coscienza del dovere, del perché tu fai quel gesto o compi quell’azione, di quali sono le motivazioni vere che ti spingono a comportarti in un certo modo piuttosto che in un altro. Avere coscienza, capire quello di cui la società in cui viviamo ha bisogno, essere sempre coscienti della necessità di uscire da varie forme di individualismo morale e sociale per essere coralità, gruppo, comunità. E’ la forza di una comunità che testa l’applicazione reale della Costituzione nella quale abbiamo deciso di credere, è nel nostro comportamento quotidiano che dobbiamo trovare i segreti per sentirci in pace con quella coscienza sociale nella quale abbiamo deciso di credere. E’ in questo modo dinamico e operativo che la Costituzione si realizza, prende corpo, si propone e consente a una società civile di essere sempre un pochino più civile, più attenta ai bisogni e alle necessità del genere umano. Applaudiamo ai suoi settant’anni, ma non facciamole credere di essere ormai esausta o statica o fin troppo consolidata, facciamola apparire come un punto di partenza al quale dedicare tutta la nostra coscienza, perché attraverso di noi il mondo possa apprenderla e amarla per quello che veramente è, uno stimolo costante al raggiungimento di una società più giusta e più umana.