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I NEMICI, DOVE STANNO?

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di felice magnani

In molti casi i nostri nemici siamo noi. Noi con le nostre paure, i nostri sospetti, le nostre invidie, i nostri rancori, la nostra incapacità di saper leggere con onestà nella nostra coscienza, per renderci conto se quello che facciamo e quello che diciamo lo mettiamo in pratica sul serio, se siamo coerenti con noi stessi e con gli altri. L’immagine del nemico non nasce a priori, è parte integrante della natura umana: nasce, cresce, si evolve e si accentua a seconda di come quell’immagine la si sa definire, affrontare o confrontare, perché non c’è nulla o quasi che sfugga a un’attenta capacità di osservazione o anche solo alla volontà di saper dare un giusto peso e una giusta misura e dimensione alle cose che viviamo, sentiamo e anche a quelle che ci vengono insegnate. Spesso il nemico, quando non c’è, lo inventiamo per rassicurarci, per dimostrare a noi stessi quanto siamo più bravi, più intelligenti e più forti degli altri, senza renderci conto che siamo tutti nella stessa barca e che l’imperativo categorico è quello di remare uniti verso la “terra promessa”. Un distinguo va fatto e cioè la “terra promessa” non è uguale per tutti, ce ne sono tante quante sono le eredità da cui gli esseri umani provengono, senza contare quelle che si costruiscono strada facendo, sulla base di influenze di pensiero che colgono nel segno. La “terra promessa” ricevuta come dono, in eredità, può essere un vantaggio, ma non sempre. Non sempre le verità ereditate dai padri e dai maestri corrisponde in assoluto a quella dei figli o dei discepoli, giustamente e fortunatamente la storia è in un moto dinamico, si muove e si trasforma, creando interessantissimi spunti di confronto e di scontro. Si tratta di una maestra che la sa lunga perché ne ha viste e ne vede di tutti i colori, ha sommato e somma esperienze su esperienze, conosce molto bene tutte le anomalie e le furberie della specie umana, con le quali ha dovuto spesso scontrarsi e trovare ponderate mediazioni. La “terra promessa” è comunque sempre stata, da che mondo è mondo, una conquista individuale e di gruppo Non c’è nulla che arrivi per caso e, quando ciò dovesse succedere, occorre essere molto ben preparati per non lasciarsi cogliere di sorpresa e fare la fine del topo. Quanti figli hanno ricevuto in dono fior di aziende create da padri o da nonni e non sono stati capaci di consolidarle e potenziarle, accompagnandole per mano verso la “terra promessa?”. Tantissimi. Quanti si sono incamminati pensando di trovare il paradiso, qui sulla terra, per poi doversi rendere conto che il paradiso è in molti casi un’immagine trascendente o una metafora o un’allegoria, o una creazione della fantasia umana alla ricerca di luoghi accessibili dove poter ricreare una nuova vita, lontana dai mille impedimenti di quella che incontriamo nella quotidianità. Esiste anche una “terra promessa” che dura l’arco di un’esistenza e che comporta l’impegno più faticoso e gravoso tra tutti quelli a disposizione e cioè vivere mettendo in pratica la filosofia, la fede e la psicologia cristiana. Si tratta di un percorso incredibilmente difficile, perché chiama in causa una proiezione che vola verso la perfezione, condizione assolutamente complicata e molto difficile da realizzare, ne sappiamo qualcosa leggendo la vita dei santi, molto spesso trascurata e incompresa anche da chi avrebbe dovuto avere il compito di coglierla al volo, nella sua veste profetica. In ogni cammino che porti verso la “terra promessa” ci si scontra con antipatie, incapacità, invidie, lotte, rancori, con tutta l’iniquità umana di questo mondo. Dal sistema interpersonale italiano emerge spesso una sorta di antipatia reciproca, che in molti casi si trasforma in invidia, una condizione che frena la sfera delle collaborazioni e quella della comunione d’intenti nella realizzazione di un bene comune valido per tutti. In un paese già ampiamente compromesso da un lunghissimo profilo di muri storici, diventa oltremodo difficile entrare nella cultura della convivenza, in un clima di assoluto rispetto di ruoli, caratteri, disponibilità culturali e di pensiero, senza dover ricorrere a mezzi e mezzucci clinicamente ammalati di protagonismo. Malgrado siano passati molti anni e il sistema cosiddetto democratico abbia fatto passi da gigante in molti ambiti, siamo spesso impegnati nella caccia alle streghe, nel misurare chi è più intelligente, più furbo, più bravo, più capace di farla in barba agli altri, spesso impegnati nel cercare di svelare misteri e di trovare finalmente qualche barlume di verità in più. Esiste di fatto una lotta di classe che non ha mai conosciuto tregua e che si perpetua, uscendo sistematicamente allo scoperto, ogniqualvolta il pensiero storico va a posarsi su ambiti ritenuti terreni di caccia privati, luoghi dove nessuno può accedere se non pagando un prezzo elevato. “La terra promessa” per certe persone non è mai finita, sono sempre o in prima linea o dietro le quinte a muovere le fila, guai entrare in quel territorio, sarebbero pronti a qualsiasi cosa. Forse sarebbe il caso di rivedere un certo tipo di politica del territorio, mettendola a confronto con un mondo che evolve in fretta e che ha bisogno di spazi solidi su cui costruire il proprio spazio di esistenza terrena, senza incontrare la solita muraglia cinese all’italiana, dove se non sei di quella parte, non sei nessuno. Fermo restando che una società evoluta dovrebbe avere a cuore soprattutto i più deboli, quella parte di popolazione che ha bisogno di sentire accanto qualcuno che si accorga delle sue sventure, delle sue difficoltà, del suo umanissimo desiderio di gloria . Il vero nemico resta forse proprio in quella povertà che si manifesta nelle sue forme economiche, finanziarie, morali, sociali e culturali. Spesso i veri nemici di noi, siamo proprio noi stessi, soprattutto quando coltiviamo l’inavvertenza di voler imporre la nostra volontà agli altri, di voler dimostrare a tutti i costi che la cultura più giusta e più vera è quella e solo quella, mentre tutto il resto è un contorno, elegante e bello a vedersi, ma pur sempre un contorno. La globalizzazione non è stata sicuramente quella scoperta dell’America che tutti immaginavamo, col passare del tempo si dimostra un grandissimo animale che divora tutto, tutto quello che è stato fatto e promosso con fatiche enormi, per dare una patente di italianità a sacrifici immensi che i nostri padri e i nostri avi hanno compiuto, offrendo molto spesso il sacrificio della propria vita. Creiamo unità, andiamo insieme, mettiamo da parte le distanze caratteriali e accettiamoci per come siamo e cioè persone che vogliono il bene della comunità in cui vivono e che, per questo, mettono in campo tutta la loro onestà morale e intellettuale, compatibilmente con tutti i difetti che ci portiamo dietro.