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GIOVANNI PAOLO I, IL VANGELO DEI PICCOLI

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di felice magnani

Ogni papa ha i suoi carismi, portavoce di quello Spirito che ne indica e conferma l’elezione. Giovanni Paolo I è stato una meteora, giunta a rischiarare un 1978 infarcito di tragedie. E’ stato un papa inatteso, proprio per questo molto amato da chi accetta con dovizia di fede e speranza i doni preziosi dello Spirito Santo. E’ arrivato con un sorriso disarmante, carico di fraternità e di amicizia, spalmato di raffinata ingenuità e di umanità profonda, costringendo l’incertezza dei cuori a rispolverare le bellezze di una fede che diventa immagine di un mondo dove c’è ancora spazio per una natura umana non contaminata dalle ambizioni e dagli egoismi. Un papa impregnato di catechismo pastorale, di profumo di oratorio, di paternità e di maternità, capace di far ritrovare il senso di una storia, di far vibrare le corde di un pensiero sincero e soave. Dopo PaoloVI, il papa intellettuale e creativo, ecco spuntare il papa del sorriso, delle parole semplici e trasparenti come le acque cristalline di un torrente di montagna, il pontefice che continua imperterrito il suo catechismo dell’amore e della civiltà cristiana, senza scoraggiarsi di fronte alla complessità di una storia che non è mai come appare, ricca sempre di umori contraddittori e difficoltà, sempre pronta a erigere muri contro chi ha il compito di darle un volto più umano, più adatto alle aspettative di uomini e donne in attesa di una ripartenza. Rileggendolo lo si colloca nella pastoralità bonaria di un coadiutore o di un parroco, meno attenta alle scartoffie e ai riti, più vocata alle attese comuni di cuori trepidanti. Giovanni Paolo I non ha mai abbandonato la sua vocazione catechistica anzi, l’ha trasformata in un insegnamento più umano e umanizzante, capace di scuotere le frustrazioni e le delusioni della vita. E’ stato viatico di speranza in un mondo frastornato e confuso, preso spesso nella morsa delle vendette e dei rancori. Era, il suo, un sorriso necessario, terapeutico, utile per rianimare, forse l’immagine più giusta per dimostrare quanto fosse importante ritornare agli esempi, interpretandoli con la semplicità di un pastore animato da una umanità sottile e profonda. Trentatré giorni sono volati, ma sono stati sufficienti per farci amare un amabile amico, per ritrovare il gusto di una ventata d’aria pura, tra le ombre e i chiaroscuri di un momento difficile. Oggi di quella figura di papa così dolce, così soavemente attenta a stemperare gli odi e i rancori, ci resta la forza e la bellezza di un volto pulito e di un sorriso capace di riempire i buchi neri di una civiltà che troppo spesso non sa essere se stessa, non sa riempirsi di cose piccole, vere e profonde, lasciandosi spesso trasportare da quell’ invereconda arroganza che a tratti riduce e opacizza la sottile bellezza dell’insegnamento cristiano.