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UN PIANETA IN CERCA DI POESIA

poesia

di felice magnani

Malgrado tutto c’è ancora gente che impara a memoria una poesia di Giacomo Leopardi, di Giovanni Pascoli, di Giosuè Carducci. Lo fa sospinta da un amore vero e profondo per quel mondo delle emozioni che i poeti del nostro Ottocento ci hanno saputo regalare. Lo fa per non perdere il treno con la bellezza di una parola, di un verso, con il senso di un sonetto o di una canzone o di un canto, con quello spirito musicale che sale verso il cielo passando attraverso il cuore, lo spirito e la penna di uomini e donne che hanno saputo uscire dalle pianificazioni sociali per rilanciare il gusto di un’autorevolezza estetica e morale. Un pianeta senza poesia sarebbe umanamente piatto, privo di slancio, incapace di aderire a quell’armonia naturale che sviluppa varie forme di adesione creativa. Amare la poesia  è vivere una condizione teologica della parola e della musica, convergere l’animo all’ascolto e all’osservazione, promuovere la storia dell’emozione, della purezza e della tenerezza interpretativa, abbandonare l’isolazionismo del cuore per ritemprare la realtà con la bellezza di un suono. Chi legge poesie riannoda lo spazio alla funzione del tempo, crea nuove occasioni alla necessità di percepire, inventare, investire sull’azione riabilitativa della parola e del verso. In un verso si legge la forza del pensiero, la sua capacità di raccogliersi e delinearsi occupando spazi meno invadenti, dove cresce e si sviluppa la ricchezza interiore, quella che ha bisogno di un verso per ridestare la forza di quella realtà che vive dentro noi. In un mondo che ha un estremo bisogno di dolcezza e di virtù umane, la poesia ripropone la sua energia, si candida a offrire e interpretare e lo fa con l’eleganza che la contraddistingue. Rinascono rime e ritmi di autori che credevamo perduti, ai quali siamo debitori di autorevolezza e cultura, di sensibilità e bellezza, perché hanno accompagnato uno dei cammini più lunghi e stimolanti della nostra vita. Con la poesia abbiamo imparato a sognare, a dipingere, a recitare, a guardare in alto, a riproporre uno stile, un’eleganza, sorvolando sulle bassezze quotidiane. Grazie allo spirito poetico ci siamo avviati verso quel mondo un po’ rumoroso e misterioso che ci ruota attorno, decifrandone squarci e orizzonti capaci di ricreare il valore umano dell’esistenza. Nell’aggressione di un prolisso invadente, la poesia si candida a ritemprare, a contrastare i danni, a rilanciare l’idea di un mondo fatto di essenze e stupori, di meraviglie e suoni musicali, di voci e umori che restituiscono vigore ai torpori di un consumismo privato della sua essenza spirituale.