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LA FORZA DELL’INFINITO

Infinito

di felice magnani

L’infinito ha un’immensa forza attrattiva, è la forza del mistero con il quale l’uomo misura i suoi passi, la sua posizione, il rapporto con quel mondo che lo stimola e lo avvolge, restituendogli ogni volta la bellezza anche un po’ drammatica della sua condizione. Chi più di tutti ha determinato l’idea dell’infinito come luogo di pace della natura umana è stato Giacomo Leopardi, lo scrittore che gli ha dedicato un indimenticabile idillio, noto per la sottile e profetica dolcezza delle parole che lo accompagnano, per quella amabilissima teoria della pace profonda di cui l’essere umano sente il bisogno e che, per raggiungere la quale, ha necessità di ritrovare condizioni importanti come il silenzio, l’immaginazione, l’osservazione, il gusto della contemplazione e l’abbandono. Il poeta di Recanati precorre i tempi, intuisce con acume profondo le incongruenze della condizione umana, offre al lettore una delle vie percorribili per definire meglio il suo rapporto con l’infinito, con quel mistero di cui spesso l’uomo non riesce a cogliere il fermento espositivo e con il quale entra spesso in conflitto per mancanza di imprinting relazionale. Eppure la bellezza, anche quella più umana e spirituale, si configura delicatamente nei suoi versi, approdando a una somma di razionali investigazioni, come se l’infinito fosse realmente il mare di quiete della felicità umana, dove materialismo e razionalismo lasciano finalmente spazio a quel gioco di spazio e di eternità di cui la natura umana si alimenta. Giacomo Leopardi, il poeta del pessimismo, ci sollecita ad amare la forza di una condizione, come se proprio da quella partisse una visione più ampia e convincente della realtà. E’ la religiosità di un infinito che scopre e lascia scoprire, che ridesta rapporti desueti, che invita a ritrovare una condizione in cui il pensiero si fonde con l’infinito, fino a restituire anche solo l’idea che la realtà sia meno spietata di come si presenta. Chi non ha mai pensato all’infinito? Chi non si è chiesto almeno una volta nella vita quale sia il suo posto nell’immensità? Chi non ha cercato anche solo per un attimo il gusto di una riappropriazione, di un stato che consenta di rimettere in gioco quei valori che il consumismo decompone? Chi non ha mai cercato risposte? E’ soprattutto nei momenti difficili che se ne sente la necessità. Mai come oggi la tendenza è quella di dimenticare, di allontanare il più possibile le ombre, soprattutto quelle che costringono a un confronto con gl’interrogativi primari, con quelle incertezze che accompagnano l’ esistenza e di cui in alcuni momenti ci sentiamo un po’ vittime. Viviamo un tempo in cui la filosofia, in molti casi,resta un infinito senza risposte. Con Leopardi riscopriamo quei valori di cui oggi sentiamo la mancanza. Quiete, silenzio, pensiero, ricordo, pace, eternità, raccoglimento, sono valori che la nostra società ha messo in secondo piano, che non insegna più, enfatizzando la teoria del fare e dell’avere, piuttosto di quella dell’essere. E’ nell’infinito che ridiamo un senso alla nostra posizione, è nel riconoscere il nostro limite che si accentua la voglia di uscire allo scoperto e di non perdere tempo, di dare un senso compiuto alle cose che diciamo e a quelle che facciamo. Entrare nell’infinito è come rientrare nel grembo materno, ritornare alle origini, a “quell’infinito silenzio” in cui Qualcuno ci ha collocato perché potessimo un giorno misurarne la forza e la bellezza, con la convinzione che i doni, quando sono importanti, vanno gestiti e protetti, perché diventino testimonianza di una grandezza nella quale a ciascuno è dato compiere un passo verso una più completa realizzazione della propria identità.