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OTTIMISTI O PESSIMISTI?

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di felice magnani

Gli antichi affermavano che la verità si trovava nel mezzo, a metà strada tra il pessimismo e l’ottimismo, nella voglia di fare, competere, vivere, cambiare, nel desiderio di uscire dalle difficoltà della storia per dare una risposta soddisfacente ai problemi del genere umano. Gli antichi erano saggi, ma anche per loro la saggezza era una conquista che passava attraverso mille difficoltà, guerre comprese. Le conquiste, soprattutto quelle di pace, libertà e democrazia prevedono infatti cammini complessi, fatti di tante cose: determinazione, intelligenza, intuito, studio, ricerca, lotta, caparbietà, insomma i valori, quando ci sono, concorrono a migliorare una situazione, basta saperli risvegliare, riportarli nel cuore dell’esistenza, farli vivere, dimostrare che nulla è perduto e che tutto si può modificare in bene. I periodi difficili sono spesso preda di forti dosi di pessimismo, sembra che il mondo si fermi improvvisamente per lasciare il passo a varie forme di dissoluzione, sembra che l’uomo non sia più capace di dare risposte esaurienti a una realtà che corre e che va dove vuole, senza più rispettare le regole, gli orientamenti, le leggi e tutto quello che le compete, ma non è sempre così. Alla fine il genere umano ritrova sempre nuovi equilibri, si riappacifica con se stesso e col mondo, si carica di nuovi entusiasmi, di nuovo stupori, ritrova il coraggio, si accorge che le forze sono infinite, basta saperle riconoscere, riprendere, dosare e distribuire. E’ sempre stato così, anche quando sembrava che la vita fosse una conquista giornaliera appesa a un filo, incerta e instabile, proprio come affermava il grande Ungaretti nella sua poesia contro gli orrori della guerra. Anche oggi ci guardiamo attorno spaventati e l’orizzonte sembra sempre un pochino più lontano, incapace di darci quelle garanzie di cui abbiamo bisogno, di farci vedere le cose con chiarezza. E’ un momento difficile, ma è proprio nei momenti difficili che si risveglia l’animo umano, quello che spesso conserviamo in angoli remoti della nostra coscienza per non avvertirne il fastidio. Tutta la letteratura umana ci suggerisce che la bellezza nasce spesso dalla sofferenza e che mai nulla è perduto, c’è sempre una via d’uscita che permette di ritrovarsi più forti di prima, più capaci di affrontare le difficoltà. E’ in questa ottica che forse bisogna muoversi, sicuri che dopo i tempi difficili arriveranno come sempre quelli migliori e allora anche quello che appariva come il male peggiore, potrebbe trasformarsi in bene, molto dipende da come sapremo interagire. Non esiste dunque un pessimismo assoluto, esiste forse la paura di perdere qualcosa, di non essere all’altezza, di dover modificare uno stile, un rapporto, ma dall’altra parte del muro c’è sempre una parte buona che attende, che ci spinge verso l’uscita dal tunnel. A volte basta un’occhiata di sole pieno sul viso per sorridere con più forza di prima. E’ così che va il mondo, tra pessimismi e ottimismi, tra paure ed entusiasmi, tra incertezze e speranze, desideri e illusioni. E’ così che la vita si riaccende dopo ogni attimo di inadeguatezza, perché la voglia di vivere è sempre più forte di qualsiasi tentativo di fuga verso il pessimismo.