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QUANDO DIVENTA IMPORTANTE ANDARE OLTRE

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di felice magnani

Vedere il mondo rimanendo sempre all’interno di un circuito chiuso non consente di avere una visione ampia e chiara della realtà e il rischio è quello di rimanere ancorati a verità circoscritte, limitate, dalle quali riesce difficile uscir fuori. Spesso per capire il mondo bisogna abbandonare il conosciuto e tentare una sortita su terreni incolti, nuovi, capaci di stimolare la voglia di fare e di crescere, fuori da quelle storture ideologiche che col tempo diventano vere e proprie prigioni dello spirito, nelle quali si consuma quella cultura della libertà che, se ben gestita, porta a raggiungere mete soddisfacenti. Per capire quanto sia limitante in certi casi il pensiero basta fare mente locale, guardare indietro, dare un senso alle retrospettive, svolgere un’indagine sulla nostra persona, lasciando in pace per un attimo gli altri, il contenzioso della nostra ambizione sociale. E’ nella valutazione e nella rielaborazione che impariamo a dare un senso nuovo alla nostra esistenza, al nostro modo di porci, di ragionare, di giudicare, è nell’alzarci in volo sopra una staticità conclamata che ritroviamo la via da seguire, quella che dà un tono nuovo e un nuovo umore al nostro modo di essere. Contrariamente a quanto qualcuno voleva in buona fede farci credere, le verità non sono mai scontate, non vivono chiuse in scatole dorate, ma sono ben presenti nel nostro universo, libere, silenziose, in attesa che qualcuno le osservi e le riconosca. E’ davvero bellissimo pensare che il mondo possa sempre cambiare e che non ne esista mai uno uguale all’altro, che tutto sia soggetto al movimento, al cambiamento, alla rivoluzione. Chi credeva alla inamovibilità si sbagliava e il tempo, che è un giudice discreto, ma intransigente, ha spesso dimostrato che nella vita bisogna saper cercare e ricercare senza mai stancarsi, perché ad ogni angolo c’è una novità che ci aspetta, una novità che ci fa star bene, che ci consente di cogliere l’altra faccia della verità, quella che ritenevamo non esistesse. In molti casi il cambiamento è stato visto con modalità negative, è stato giudicato come una sorta di tradimento, di negazione voluta, di una turbolenta inquietudine esistenziale, mentre invece era solo il moto spontaneo di una volontà liberà, capace di scovare nuovi e più ampi spazi di libertà, dove il cuore e la mente potevano alzarsi in volo in modo leggero, senza il peso delle arroganze e delle ambizioni personali. E’ una lezione che la politica dovrebbe far sua, in virtù della sua vocazione pubblica, del suo essere servizio al servizio della gente. E’ in questa prospettiva che dovrebbe ridisegnarsi uno stile che ci riguarda, quel senso umano delle cose che ci piace. La politica è ancora troppo ancorata a stereotipi e ad archetipi, in molti casi non ha il coraggio di emanciparsi, di uscir fuori per quella che è veramente, per quella che la gente vorrebbe che fosse, è ancora vittima di una storia che la relega in una nicchia dalla quale diventa difficile abbracciare quel mondo che le corre incontro per dimostrarle quanto l’orizzonte sia più ampio, spazioso, bello e utile per tutti. In molti casi siamo rimasti quelli dell’antagonismo perenne, dove le diversità invece di far lievitare distruggono, annientano la vocazione all’altruismo, all’umiltà, alla voglia di aiutare gli altri, di rendere più prezioso il patrimonio umano e spirituale che abbiamo ricevuto in eredità. Siamo rimasti dei provinciali e ci accontentiamo di quello che ci viene imposto, non abbiamo saputo sviluppare l’incipit alla collaborazione, al confronto, alla democrazia vera, siamo spesso preda di una costruzione che si rafforza ogniqualvolta si vede messa in difficoltà, vede scricchiolare quel potere che, malgrado tutto, continua a esercitare la sua arroganza con modalità funzionali. In molti casi il potere impedisce il cambiamento perché lo teme, ne ha paura, non gli consente di generare, di provare, di dimostrare che le verità possono nascere anche in sistemi diversi, più maturi, più solidi, più convincenti. Quando la politica si ferma e si avvita su se stessa per dimostrare che ha sempre ragione anche quando non ce l’ha, è allora che dimostra il suo limite, la sua veste peggiore, quella che serve a chi la gestisce e la fa prosperare per un tornaconto di carattere personale, è allora che il mondo non evolve e si contorce, si ripiega su se stesso e non trova vie d’uscita nobili per ricominciare, è allora che si creano quegli antagonismi e quei conflitti che riducono la libertà in polvere, impedendo alla Costituzione di dimostrare la sua lungimiranza, la sua capacità di essere l’unica vera garante della democrazia. E allora occorre andare oltre, cercare nuovi orizzonti, uscire da un immobilismo precario e cercare forme più consolidate, che consentano una ripartenza più nuova e più definita, capace di prospettive e lungimiranze, di ridare nuova speranza a un mondo esasperato e depresso.