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FEDERICO MORLACCHI: IL RE DEL NUOTO PARALIMPICO

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Mi trovo al Caffè Clerici di Luino, proprio sopra il porto vecchio, un luogo caro a Vittorio Sereni e Piero Chiara, dove la letteratura ha mantenuto la sua tradizione e dove gli umori e i sapori di racconti diventati famosi hanno lasciato il segno. Incontro Federico Morlacchi il campionissimo luinese che all’età di soli ventitré anni ha conquistato medaglie d’oro, d’argento e di bronzo in performance mondiali, lasciando segni indelebili alle Olimpiadi paralimpiche di Londra e di Rio. Con l’acqua un rapporto immediato, diretto, scattato all’età di soli tre anni per rimediare una ipoplasia congenita al femore sinistro. Un amore a prima vista. E’ come se in quei primi attimi Federico avesse già deciso il suo futuro. L’acqua diventa il suo mondo. Lì si sente sicuro, capisce che c’è un’alternativa alla voglia di correre. Nuota e nuotando allarga le braccia, si lancia in volo per raggiungere l’altra parte della vasca. Lo fa volando proprio come una farfalla sull’acqua, depositando un sigillo su quella che diventerà la sua specialità. E’ un ragazzo e lo capisci dalla freschezza del suo sguardo, dal sorriso dolce e accattivante, dalla capacità di ascoltare l’interlocutore e di interagire. Lui che sbraccia come un forsennato nelle vasche di mezzo mondo, lui che di solito si lascia andare a un’ immediatezza espressiva che fa sussultare, ti ascolta con un’aria rapita, interessato alla tua voglia di comunicare. Accede al confronto senza spingere,con l’intelligenza intuitiva di chi ha imparato a contare fino a dieci. Parliamo di famiglia, di scuola, di Luino, di amicizia, di sport, di giovani, mi trovo benissimo, al punto che mi permetto di raccontargli alcuni episodi della mia vita. Non è un’intervista celebrativa, è semplicemente la voglia di capirsi, di capire chi hai di fronte, di mettere alla prova l’umanità di un ragazzo che ha imparato molto presto a comprendere cosa sia la disabilità, a superare i dubbi e le incertezze, a inventarsi una vita di relazione adeguata, a costruirsi un’identità di cui non pentirsi. Nuota per dimostrare che la bellezza dello sport è anche nell’offrire agli esseri umani l’opportunità di un riscatto, che non c’è limite per chi crede e che il punto di partenza non è sempre quello che abbiamo immaginato. Luino è la sua città natale, quel bellissimo borgo lacustre dove torna ogni fine settimana per respirare l’odore dell’acqua, i colori delle Prealpi, l’affetto genitoriale, quello di amicizie coltivate quando era un ragazzino vivace, per rivedere il lungolago e la sua gente, fermandosi ad ammirare le vette innevate e i riverberi del tramonto sull’acqua. E’ molto legato alla sua vecchia scuola, a quel Liceo Scientifico che gli ha insegnato a credere nelle sue possibilità, a insegnanti che ha vissuto come madri e padri, a quell’atmosfera viva e cordiale che si respira sui banchi di scuola quando di solito i pensieri che vanno per la maggiore sono la paura dell’interrogazione o gli esami o quando vedi lo sguardo di una ragazza che sgomita sfuggente e senti il cuore pulsare come non aveva mai fatto prima. Il venti marzo mattina sarà nella sua scuola a ricordare i vecchi tempi, a raccontare la sua vita presente, le sue medaglie, gli amici di sempre, a ritagliarsi una fetta di passato che vive con lui anche lontano dalla sua città, quando deve misurarsi con i grandi nuotatori australiani, americani, europei. Sarà di nuovo a Luino per dimostrare che non è cambiato. Federico è immensamente legato a papà e mamma, quando ne parla si commuove anche se non lo dà a vedere, ti rendi conto che quei genitori sono stati il sale della sua vita e per questo li adora. E’ un giovane che non dimentica, che sa perfettamente che i valori non basta condividerli, bisogna farli propri, riconfigurarli, adeguarli, perché i tempi cambiano e chiedono un approccio adeguato . Quando mi parla dei giovani ricorda la sua vivacità, la spensieratezza, ricorda soprattutto quegli amici che ha perso di vista, ma anche quelli con i quali mantiene un feeling telefonico. Dei giovani ha un sacrosanto rispetto, ma afferma che non devono piangersi addosso, che devono assumersi le proprie responsabilità, che devono imparare ad avere dei sogni da inseguire, degli obiettivi da raggiungere, cercando di uscire sempre dalle zone d’ombra della vita. Non sembra vero che un giovane di soli ventitré anni possa aver già vinto sette medaglie paralimpiche, due campionati del mondo, dieci campionati europei, ma è così, è così perché madre natura lo ha dotato di straordinarie doti atletiche che lo fanno viaggiare oltre la disabilità, che lo mettono nella condizione di far capire a chi lo segue che i sogni si possono realizzare anche quando appaiono impossibili. Alle Paralimpiadi di Rio, dove ha sbancato vincendo un oro e tre argenti, ha dimostrato di essere un campionissimo, ma anche in quella occasione ha voluto toccare con mano il dramma della fragilità umana, le difficoltà in cui spesso la vita con le sue bellezze rimane imprigionata. Parlandomene mi fa capire che il bello non è mai uguale a quello che vediamo noi, ci sono altre realtà e altre verità che fanno riflettere sulla nostra condizione. Federico ama immensamente il nuoto, ma anche lo sport in generale, è consapevole delle sue virtù taumaturgiche, ma è anche cosciente che occorre conservarlo nella sua integrità morale, evitando di barare con l’uso del doping. Nei confronti del doping è severissimo, non ammette alcun tipo di distrazione. La pulizia, la lealtà e la legalità sono armi da mettere in campo sempre nella vita quotidiana, soprattutto nello sport. Il 20 marzo prossimo, in mattinata, sarà dunque ospite di quel Liceo Scientifico che è parte integrante della sua storia personale, parlerà ai giovani di come si possa amare la vita con lo sport, di come si debba lottare per affermare ciò in cui si crede, sarà un romantico ritorno a un passato in cui sognava di raggiungere quei traguardi che oggi sono diventati il sale della sua vita.

Federico Morlacchi è nato a Luino l’11 novembre 1993. Affetto da ipoplasia congenita al femore sinistro, si appassiona al nuoto fin da bambino e nel 2003 intraprende lo sport agonistico. Nel 2009, ai Campionati Europei di Reykjavik vince il bronzo nei 100 m farfalla S9 e ancora il bronzo nei 200 m misti SM9. Nel 2011, a Berlino, vince l’argento nei 100 m farfalla S9. Alle Paralimpiadi di Londra del 2012 tre bronzi (100m farfalla S9, 400 m st. libero S9, 200 misti SM9). Ai Campionati Mondiali di Montreal 2013 vince l’oro nei 100 m farfalla S9, l’argento nei 400 m st. libero S9 e il bronzo nei 200 m misti MS9. Nel 2014, ai Campionati Europei di Eindhoven vince l’oro nei 100 m farfalla S9, l’oro nei 100 m st. libero S9, l’oro nei 400 m st. libero S9, l’oro nei 200 misti SM9, l’oro nei 100 m rana SB8. Ai Campionati Mondiali di Glasgow 2015 vince l’argento nei 100 m farfalla S9, l’argento nei 100 m st. libero S9, l’argento  nei 400 m st. libero S9 e l’oro nei 200 m misti SM9. Ai campionati Europei di Funchal nel 2016 vince l’oro nei 100 m farfalla S9, l’oro nei 100 m st. libero S9, l’oro nei 400 m st. libero S9, l’oro nei 200 metri misti MS9, l’oro nei 100 m rana SB8. Alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro 2016 vince l’argento nei 100 m farfalla S9, ottiene il 4° posto nei 100 m st. libero S9, l’argento nei 400 m st. libero S9, l’oro nei 200 m misti SM9 e ancora l’argento nei 100 m rana SB8. A soli ventitré anni Federico Morlacchi da Luino ha dimostrato al mondo sportivo e non di essere un grande campione, uno che lotta per dimostrare che con la volontà e l’impegno si possono raggiungere traguardi importanti. Nel novembre 2013 è stato nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana per i successi sportivi riportati.