Menu
A+ A A-

IL SILENZIO HA UN SENSO?

Solitude Solitudine2

di felice magnani

Ritrovare la via del silenzio significa ridare spazio alla voce interiore, quella che ci richiama a varie forme di riflessione, di ricordo, di ripensamento, di scoperta e di meraviglia. Nella nostra società ormai sottoposta al fuoco di fila del rumore nelle sue variabili più indiavolate l’uomo sente fortemente la necessità di concedersi dei momenti di pausa, lasciandosi cullare in quello stato interiore a cui ci affidiamo per far rinascere quell’identità che solitamente mettiamo a rischio con i nostri eccessi. Ritrovare il silenzio significa star bene con se stessi, mettere il corpo e l’anima al servizio di un ascolto silente e riposante, in totale assenza di aggressività, di confronto conflittuale con quella realtà che non finisce mai di inquietarci. Nel silenzio si fa strada la nostra natura originaria, quella che ci ha accompagnato all’inizio del nostro viaggio terreno tra stupori e meraviglie, sogni e immaginazioni, lasciandoci sempre in una condizione di attesa, di sguardo prolungato nel tempo. In passato i nostri insegnanti, a cominciare dalla scuola elementare, ci insegnavano l’arte del silenzio. Bastavano cinque minuti per ricreare lo spirito dell’ascolto, la disponibilità all’attenzione, il desiderio di riprendere l’attività senza l’assillo della chiacchierata o del rumore indesiderato. Spesso il silenzio si sposava all’osservazione per rafforzarla. Guardavamo una nevicata, una pioggia battente, la forma umana di una nuvola oppure una mamma che spingeva la carrozzina con il figlio più piccolo dentro. In alcuni casi guardavamo in silenzio dentro di noi, in quello che avevamo conosciuto, amato, vissuto, andavamo alla ricerca di una voce, di un sospiro, di un viso che ci amava. C’era anche il silenzio che si beava solo di se stesso, di uno stato di nirvana in cui si fondevano luci e rumori, distrazioni e movimenti. In molti casi lo abbiamo accolto, accettato, amato o forse anche un po’ odiato, presi com’eravamo dalle contraddizioni. Diventando grandi lo abbiamo un po’ dimenticato, perché il rumore ha preso il sopravvento, creando l’illusione di una presenza più viva, attiva, forte dentro e davanti a noi. Ci siamo lasciati illudere che l’agire fosse l’unica via d’uscita alla monotonia di un percorso, a una condizione, a un modo di essere. Ce ne siamo temporaneamente dimenticati, salvo ricordarci che con lui stavamo meglio, sentivamo di più il battito del cuore, le emozioni, il ricordo di tutte le cose belle che avevamo conosciuto in tempi non sospetti. Con il silenzio abbiamo studiato, ammirato, osservato, camminato, ci siamo buttati tra le braccia della natura per ritrovare il profumo delle cose perdute. Con il silenzio abbiamo ripassato le stagioni della vita, abbiamo pensato, cercato di ricomporre verità che avevamo trascurato, abbiamo ripercorso cammini che avevamo dimenticato credendo di aver trovato la felicità. Con lui ci siamo di nuovo messi in ascolto dei racconti e delle poesie del passato, lasciando uno spazio aperto al desiderio di non dimenticare chi ci aveva permesso di costruire una parte di noi. Con il silenzio abbiamo scavato nella nostra vita per cercare di rispondere a quei vuoti dai quali non riuscivamo a staccarci, abbiamo ricreato il senso della pace, di una serenità che non percepivamo da tempo. Con il silenzio ci siamo tuffati nell’esistenza per darle una fisionomia diversa, meno materialista, meno scontata, meno rumorosa e più attenta, più capace di creare armonia e di rigenerare. Nel silenzio ci siamo sentiti capaci di cogliere la bussola universale, che predispone l’animo a un ascolto più grande, per essere pronti alle nuove ricchezze del mondo.