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Terza Pagina

UN TUFFO NEL GIORNALISMO SPORTIVO

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Enrico Valente durante la presentazione del libro L’ORO IN BOCCA, a Cuveglio

Enrico Valente, un giornalista professionista di carattere, uno che ha sposato l’arte dello scrivere fin da quando, con i pantaloni corti, tirava calci al pallone nelle giovanili dell’Entella Chiavari. Piemontese di nascita, ligure di adozione, chiavarese da sempre, componente di uno straordinario pool di giornalisti liguri che ha fatto la fortuna del giornalismo sportivo italiano. Un prim’attore non abbastanza cattivo e compromesso, uno che ha sempre preferito un saggio laicato a una fede di convenienza, soprattutto quando il mondo della televisione di Stato gli faceva la corte e le possibilità di un’affermazione ancora più esilarante si faceva strada tra la fiducia e la simpatia di colleghi che ne riconoscevano apertamente le qualità. Ricordo fra tutti il grandissimo Alfredo Provenzali che a Villa Recalcati, a Varese, parlando di Enrico, di fronte a un nutrito pubblico di sportivi e di autorità, disse che sarebbe potuto salire sul podio più alto solo se lo avesse voluto. Un carattere duttile, pignolissimo, raffinato, pronto a tendere la mano all’occorrenza. Non avaro, mai impietoso, mai eccessivo, deciso sempre a dialogare sui tempi della vita, quelli che trasformano lo sport in una straordinaria rivincita, nell’affermazione che la bellezza conti più della fama. Chiavari occupa tutto il suo cuore, il cuore di un giornalista professionista che ha vissuto lo sport in prima persona, molto prima di metterlo sotto la lente d’ingrandimento. Calcio, nuoto, pallanuoto, si è cimentato in tutte le discipline uscendo rafforzato nella sua ispirazione, come se quella parte della vita fosse sua da sempre. Calcio, nuoto, pallanuoto e automobilismo di formula uno, sono gli sport che sarebbero diventati il banco di prova di un giornalista capace di entrare anche dove l’umanità si perde spesso per strada, lasciando nella polvere la parte più bella dello sport, quella che non appare, ma che c’è, esiste, ed è ben visibile a chi la sa sdoganare, apprezzare e forse anche un po’ amare. Una vita spesa tra il Secolo XIX nella prima parte, con direttori di fama e colleghi collaborativi e la Gazzetta dello Sport negli ultimi quindici anni di carriera, circondato da personaggi di primo piano. Due esperienze, due mondi simili, mai uguali, capaci però di trasmettere a un carattere attento e determinato come quello di Enrico, la voglia di buttarsi nella mischia, mantenendo intatto quello spirito garbato e accorto che caratterizza il suo quotidiano approccio alla professione e alla vita. Nel crogiuolo di grandi nomi che hanno coabitato il suo mondo emergono giornalisti di fama come Alfredo Provenzali, Giorgio Bubba, Gianni Brera, Gianni Vasino, Cesare Viazzi, Sandro Ciotti e tantissimi altri. Tra i personaggi del mondo dello sport emergono dai suoi racconti nomi altisonanti come quelli di Ayrton Senna, Alain Prost, Michele Alboreto, calciatori famosi e allenatori che hanno fatto parlare di sé, come Gianluca Vialli e Vujadin Boskov e tanti altri con i quali ha condiviso interviste e fuori onda. Del giornalismo Enrico ha una visione profonda, condita di quel pizzico di nostalgia che permette all’interlocutore di saldare il passato e il presente, di rimettere in orbita quell’archivio che tanto piace a tutti coloro che credono nell’essenza salvifica dello sport.

L’INTERVISTA

ENRICO, NEL TUO PASSATO C’E’ STATO UN APPROCCIO DIRETTO CON LO SPORT?

LO SPORT HA SEMPRE FATTO PARTE DELLA MIA VITA. DA RAGAZZINO CON I PANTALONI CORTI DAVO CALCI A UN PALLONE. RICORDO PERO’ DI AVER SEMPRE AVUTO UNA PASSIONE PER LA CARTA STAMPATA, FIN DA QUANDO FREQUENTAVO LE SCUOLE PRIMARIE. IN QUINTA ELEMENTARE SONO STATO PREMIATO PER UN TEMA IN CUI HO SCRITTO CHE DA GRANDE AVREI VOLUTO FARE IL GIORNALISTA. NEL FRATTEMPO HO INIZIATO A GIOCARE A CALCIO NELLE GIOVANILI DELL’ENTELLA CHIAVARI, CHE IN QUEL PERIODO ERA ISCRITTA AL CAMPIONATO DI SERIE C. TRA I MIEI COMPAGNI DI SQUADRA C’ERA UN AMICO DESTINATO A DIVENTARE UN GIORNALISTA MOLTO IMPORTANTE: PAOLO GARIMBERTI, CHE HA OCCUPATO RUOLI DI GRANDE RILIEVO NELLA CARTA STAMPATA E NELLA RAI E CHE OGGI E’ PRESIDENTE DEL JUVENTUS MUSEUM E CONSIGLIERE DI AMMINISTRAZIONE DELLA SOCIETA’ BIANCONERA. HO ANCHE GIOCATO NELLA SERIE B NAZIONALE DELLA PALLAVOLO CON BUONI RISULTATI, AL PUNTO LA MIA SQUADRA, IL CSI VOLLEY CHIAVARI, HA SFIORATO LA PROMOZIONE IN SERIE A. HO GIOCATO ANCHE A PALLANUOTO, UNO SPORT CHE POI E’ DIVENTATO PARTE INTEGRANTE DELLA MIA ATTIVITA’ PROFESSIONALE AL SECOLO XIX E IN GAZZETTA.

MA IL TUO DESTINO ERA NEL GIORNALISMO…

HO COMINCIATO A SCRIVERE DI SPORT FIN DA GIOVANISSIMO. IL MIO PRIMO ARTICOLO FIRMATO, SIGLATO E.V., NELLA PAGINA DEL <LEVANTE> DEL SECOLO XIX, RISALE AL 1961. HO COLLABORATO A LUNGO CON LA REDAZIONE DEL <LEVANTE>, E’ STATA UNA PARENTESI FORTEMENTE COSTRUTTIVA SUL PIANO DELLA MIA FORMAZIONE. A CHIAVARI ABITAVA UN DIRIGENTE DEL SECOLO XIX, AMEDEO MASSARI, UNO DEGLI UOMINI PIU’ GENIALI CHE ABBIA MAI CONOSCIUTO NEL MONDO DEL GIORNALISMO, UN UOMO DI QUALITA’ SUPERIORE, TANTO E’ VERO CHE FU CHIAMATO DA SCALFARI PER L’OPERAZIONE <REPUBBLICA>, CHE HA LAVORATO PER IL <GIORNALE> E PER MEDIASET. MASSARI, CONOSCENDO LA MIA PASSIONE, MI CHIAMO’ E MI DISSE CHE, SE AVESSI VOLUTO FARE IL GIORNALISTA, AVREI DOVUTO TRASFERIRMI A GENOVA. CHIARI’ FIN DA SUBITO CHE IL MIO POSTO SAREBBE STATO IN SEGRETERIA DI REDAZIONE E CHE SE AVESSI DIMOSTRATO DELLE QUALITA’ AVREI SICURAMENTE TROVATO LA MIA STRADA.

QUINDI TI SEI TRASFERITO A GENOVA

NEL 1972 SONO STATO ASSUNTO AL SECOLO XIX DI GENOVA, NELLA SEGRETERIA DI REDAZIONE, DOVE HO AVUTO LA POSSIBILITA’ DI COMPLETARE LA MIA FORMAZIONE SULLA STRUTTURA E L’APPARATO DEL GIORNALE. NEL FRATTEMPO HO CONTINUATO LA MIA COLLABORAZIONE ALL’EDIZIONE DEL <LEVANTE> E ALLE PAGINE DELLO SPORT NAZIONALE, FINO A QUANDO VITTORIO BRUNO, CHE ERA IL VICE DIRETTORE OPERATIVO DI ALESSANDRO PERRONE, DIRETTORE E PROPRIETARIO DEL SECOLO XIX E ANCHE DEL MESSAGGERO, MI FECE PRATICANTE GIORNALISTA E INIZIAI COSI’ LA MIA STRADA, LAVORANDO PER DIVERSI ANNI ALLA CRONACA CITTADINA. E’ STATO IL PERIODO PIU’ BELLO DELLA MIA VITA. DI SPORT, NEL FRATTEMPO, NE FACEVO POCO. ERANO GLI ANNI DEL TERRORISMO, DELLE BRIGATE ROSSE, MOMENTI COMPLICATI E DIFFICILI, MA LA GIOVENTU’ E LA GRAN VOGLIA DI APPRENDERE MI RENDEVANO FACILE ANCHE TUTTO QUELLO CHE FACILE NON ERA. A GENOVA HO IMPARATO LA DEONTOLOGIA PROFESSIONALE DEL GIORNALISTA.

CHE COSA HAI APPRESO IN PARTICOLARE?

A FARE INCHIESTE, A CONFRONTARE LE FONTI, A COMPIERE VERIFICHE, A NON DARE MAI NULLA PER SCONTATO. HO IMPARATO AD APPROFONDIRE, A RUBARE LA PROFESSIONALITA’ DEI COLLEGHI, A FARE UN PO’ DI TUTTO, DAL MENABO’ AL DESK, A METTERE DAVANTI A TUTTO IL GIORNALE, LA PROFESSIONALITA’, LA CHIAREZZA E LA PRECISIONE, MA ANCHE IL RISPETTO PER TUTTO QUEL MONDO CHE RUOTAVA INTORNO ALLA CRONACA. I TEMPI DELLA VERIFICA ERANO MOLTO SERI, IL PROBLEMA NON ERA TANTO NELL’IMMEDIATEZZA O NELL’APPROSSIMAZIONE, MA NELLA PIENEZZA DELLA VERIFICA. POTEVA CAPITARE CHE IN REDAZIONE IL CAPOCRONISTA DICESSE: “QUANTE FONTI HAI?” – “NE HO DUE” – “FORSE NON BASTANO, TROVANE UNA TERZA!”. ERANO TEMPI DAVVERO MOLTO DIFFICILI, QUELLI DELLE GAMBIZZAZIONI DI GIORNALISTI E MAGISTRATI. NEL PERIODO DEL SEQUESTRO MORO A NOI CRONISTI TOCCAVA IL COMPITO DI RITIRARE I MESSAGGI LASCIATI DALLE BRIGATE ROSSE. A ME CAPITO’ UN PAIO DI VOLTE, LA PRIMA IN UNA CABINA TELEFONICA, LA SECONDA IN UNA CASSETTA DELLE LETTERE, ERANO SITUAZIONI CHE POTEVANO COMPORTARE DEI PERICOLI, MA LA PASSIONE PROFESSIONALE ANDAVA OLTRE, SENTIVAMO LA RESPONSABILITA’, MA ANCHE L’IMPORTANZA DI QUELLO CHE STAVAMO FACENDO. DURANTE IL CAMMINO INCONTRO MICHELE TITO, GRANDE GIORNALISTA E GRANDE DIRETTORE. UN GIORNO MI CHIAMA, DICENDOMI CHE AVEVA DUE PROBLEMI DA RISOLVERE: GLI SERVIVA UN CAPOSERVIZIO CHE AVREBBE DOVUTO FARE ESCLUSIVAMENTE IL DESK O UNO DA INSERIRE NELLA REDAZIONE SPORTIVA. SENZA FARMELO DIRE DUE VOLTE HO DECISO PER LO SPORT, HO FATTO LA SCELTA DEL CUORE. HO FREQUENTATO COSI’ A TEMPO PIENO LO SPORT PROFESSIONISTICO, A PARTIRE DAL CALCIO E DALLA FORMULA UNO, E SONO ENTRATO SEMPRE DI PIU’ NEL MONDO DELLE MIE DISCIPLINE PREFERITE, IL NUOTO E LA PALLANUOTO. HO CONOSCIUTO PERSONAGGI CHE AVEVANO UN PROFILO UMANO E PROFESSIONALE MOLTO ALTI.

CHISSA’ QUANTE SCOPERTE INTERESSANTI

A CERTI LIVELLI LA PROFESSIONE DEL GIORNALISTA VA VISSUTA IN PUNTA DI FIORETTO, OCCORRE ACQUISIRE UNA CONOSCENZA ANCHE PSICOLOGICA DELLA PERSONA, SAPERLA CAPIRE E PREDISPORRE, COSA NON SEMPRE FACILE. AI MIEI TEMPI I CONTATTI ERANO PIU’ DIRETTI, C’ERANO MENO FILTRI E CONTROFILTRI, ANCHE GLI ADDETTI STAMPA ERANO MENO <CATENACCIARI>, ERANO PIU’ APERTI E DISPONIBILI. NELLA FORMULA UNO HO CONOSCIUTO PERSONAGGI DI GRANDE UMANITA’ COME AYRTON SENNA, MICHELE ALBORETO, ALAIN PROST, SANDRO NANNINI. SENNA, CHE HO SEGUITO FIN DAL SUO DEBUTTO IN FORMULA UNO, NEL 1984, MI HA COLPITO IN MODO PARTICOLARE, ERA UN GIOVANE MOLTO SEMPLICE, UN PO’ CHIUSO, UN PO’ DIFFIDENTE, MA QUANDO DECIDEVA CHE POTEVA FIDARSI SI CONFESSAVA, RACCONTAVA COSE ANCHE MOLTO PERSONALI, ERA MOLTO RELIGIOSO E MOLTO ATTENTO A NON DELUDERE L’INTERLOCUTORE. ALBORETO ERA UN RAGAZZO D’ORO, ALLA MANO, SCHIETTO NEI CONFRONTI DELLA CONTROPARTE, AVEVA UN FORTE SPESSORE UMANO. CAPITAVA IN MOLTI CASI DI TROVARSI DI FRONTE PERSONAGGI DIVERSI DA COME APPARIVANO, SIA NEL BENE SIA NEL MALE.

QUANDO ARRIVA LA CHIAMATA IN GAZZETTA?

NEL 1991, GRAZIE A CANDIDO CANNAVO’, IL MITICO DIRETTORE DELLA GAZZETTA DELLO SPORT, IL QUALE AVEVA RICEVUTO QUALCHE DRITTA POSITIVA SUL MIO CONTO DA PARTE DI COLLEGHI. L’OCCASIONE E’ IL RILANCIO DEL GIORNALE IN LIGURIA. PER QUESTO IL DIRETTORE PENSA A DUE PAGINE DI GAZZETTA LIGURIA, CON UNA REDAZIONE COMPOSTA DA TRE GIORNALISTI E ALCUNI COLLABORATORI. L’IDEA DI LAVORARE IN GAZZETTA ERA LA REALIZZAZIONE DI UN SOGNO. AVEVO GIA’ RINUNCIATO A DUE PROPOSTE, UNA MOLTO INTERESSANTE DELLA RAI DI GENOVA, DOVE AVEVO COMINCIATO A COLLABORARE NEL 1972. CON ALFREDO PROVENZALI, CHE E’ STATO UN GRANDE AMICO E MAESTRO, ABBIAMO FATTO DIVERSE COSE INSIEME. PER IL PASSAGGIO IN RAI GODEVO DELL’APPOGGIO DI COLLEGHI STRAORDINARI COME CESARE VIAZZI, GIORGIO BUBBA, LO STESSO ALFREDO PROVENZALI, GIANNI VASINO. ERA IL MOMENTO DELLA RIFORMA RAI E LA POLITICA, COME SEMPRE, LA FACEVA DA PADRONA. IO NON SONO MAI STATO UOMO DI PARTE, QUINDI HO PREFERITO PROSEGUIRE LA MIA CORSA DA SOLO, SENZA COPERTURE. ACCANTONATA PERTANTO L’IPOTESI RAI HO ACCOLTO L’INVITO DI CANDIDO CANNAVO’ E HO INIZIATO I MIEI QUINDICI ANNI ALLA GAZZETTA DELLO SPORT, DOVE SEGUIVO ABITUALMENTE IL CALCIO, IL NUOTO E LA PALLANUOTO, SENZA DIMENTICARE LA FORMULA UNO E I RALLY. ESSERE GIORNALISTI DELLA GAZZETTA SIGNIFICAVA POTER INTERLOQUIRE CON GRANDI PERSONAGGI DEL MONDO SPORTIVO, ERA UN LASCIAPASSARE UNICO NEL SUO GENERE. PIU’ SALI E PIU’ OCCORRE RAFFORZARE IL SENSO DI RESPONSABILITA’, CAMBIANO I RAPPORTI, DEVONO STARE DENTRO REGOLE MOLTO PRECISE, CAMBIANO ANCHE I CONTENUTI, SI FANNO PIU’ TECNICI E NATURALMENTE I RUOLI DELLE DUE CONTROPARTI, ATLETA E GIORNALISTA, DEVONO ESSERE SINTONICI, DEVONO VIAGGIARE SUI BINARI DELLA FIDUCIA E DELLA STIMA RECIPROCA.

ENRICO, MI SEMBRA DI CAPIRE CHE IL GIORNALISMO MODERNO OFFRA DEI VANTAGGI, MA SICURAMENTE ABBIA PERSO QUALCOSA DI IMPORTANTE, NON CREDI?

IN TUTTE LE PROFESSIONI, NEL GIORNALISMO IN PARTICOLARE, L’ESPERIENZA FA TANTO, LA PROFESSIONALITA’ ANCORA DI PIU’, PERO’ NON BISOGNA MAI SMETTERE DI STUDIARE, DI PREPARARSI, DI AFFRONTARE UN ARGOMENTO AVENDOLO IN PUGNO. CI SONO ANCHE DEI MOMENTI IN CUI BISOGNA IMPROVVISARE, MA SE UNO SA CHE DEVE ANDARE A INTERVISTARE UN PERSONAGGIO DEL MONDO DELLO SPORT NON DICO CHE DEVE SAPERE TUTTO, MA DEVE SAPERE MOLTO PER PORRE LE DOMANDE GIUSTE, PER TOCCARE GLI ARGOMENTI PIU’ CONSONI AL PERSONAGGIO. A ME SEMBRA CHE OGGI CI SIA MOLTA IMPROVVISAZIONE. NON MI SENTO COMUNQUE DI CONDANNARE I GIOVANI GIORNALISTI, CHE SONO MOLTO PIU’ SGAMATI DI QUANTO NON LO FOSSIMO NOI, MA CREDO CHE STUDIARE SEMPRE SIA FONDAMENTALE, ANCHE SE HAI QUARANT’ANNI E NE HAI GIA’ VENTI DI PROFESSIONE.

CI SONO RAPPORTI CHE NASCONO A PELLE, SEI D’ACCORDO?

SONO QUEI RAPPORTI CHE TI DANNO MAGGIOR GIOIA, QUELLI CHE TI FANNO ENTRARE ALL’INTERNO DI UNA COMUNICAZIONE PIU’ VERA E PROFONDA, CHE AIUTA IL PERSONAGGIO A ESSERE PRIMA DI TUTTO UMANO. SI TRATTA DI QUEL TIPO D’ INCONTRO CHE PRELUDE A UNA CONOSCENZA MENO SCONTATA E PIU’ UMANAMENTE INTENSA, CAPACE DI SVILUPPARE STIMA, FIDUCIA, RICONOSCENZA. NON PROVARE SIMPATIA PER QUALCUNO NON DEVE DIVENTARE UNA DIMINUTIO, IL BUON GIORNALISTA DEVE PASSARE OLTRE, NON DEVE OPPORRE PREGIUDIZI O PEGGIO ANCORA METTERSI IN COMPETIZIONE. E’ UMANAMENTE COMPRENSIBILE CHE LA SIMPATIA POSSA GIOCARE A FAVORE, MA NON DEVE DIVENTARE DISCRIMINANTE.

ENRICO, IL GIORNALE E’ POTERE?

IL POTERE DELLA STAMPA A VOLTE VIENE MITIZZATO, MA SICURAMENTE C’E’. CREDO VALGA LA PENA SOTTOLINEARE CHE TUTTI ABBIANO COMUNQUE UN PADRONE. UNO DEGLI ULTIMI EDITORI PURI E’ STATA LA FAMIGLIA PERRONE, PROPRIETARIA DEL SECOLO XIX. PER IL QUOTIDIANO GENOVESE SONO STATI GLI ANNI MIGLIORI, ANNI IN CUI IL GIORNALE ERA DIVENTATO DAVVERO IMPORTANTE A LIVELLO REGIONALE, AL PUNTO CHE ERA ENTRATO NEL TOP DEI GIORNALI ITALIANI. SOTTOLINEO CHE I POTERI ECONOMICI SONO SEMPRE STATI MOLTO FORTI. ALLA GAZZETTA, DOPO L’EPOCA RIZZOLI, LA PROPRIETA’ E’ DIVENTATA RCS EDITORI. RAPPRESENTAVA IL FIOR FIORE DELL’IMPRENDITORIA ITALIANA. OGGI SI TENDE A ETICHETTARE, A POLITICIZZARE. PER QUANTO CONCERNE IL POTERE DEL GIORNALISTA IO DICO, ESAGERANDO UN PO’ IL CONCETTO, CHE SI TRATTA DI UN POTERE GRANDE E CHE, PROPRIO PER QUESTO, VA GESTITO CON SENSO DI RESPONSABILITA’. PER ANNI HO FATTO IL CRONISTA DI BIANCA E ANCHE DI NERA, ANDANDO A PARLARE CON LA GENTE, CON LA VEDOVA DEL MALAVITOSO UCCISO, PIUTTOSTO CHE CON IL RAGAZZO NEL RIFORMATORIO DI BOSCO MARENGO. UN GIORNALISTA PUO’ ROVINARE DELLE PERSONE SE NON E’ CORRETTO, SE NON SA TRARRE DA UNA STORIA LA CORRETTEZZA DEI FATTI, PERCHE’ SUCCEDE SPESSO CHE LE PERSONE RACCONTINO BUGIE E NON AIUTINO QUINDI LA COSTRUZIONE DELLA VERITA’. CI SONO CASI IN CUI ALZARE I TONI RENDE TUTTO PIU’ COMPLICATO.

NELLA TUA STORIA PERSONALE, C’E’ STATO UN GIORNALISTA A CUI TI SEI ISPIRATO?

ALFREDO PROVENZALI HA SIGNIFICATO MOLTO PER ME, TRA L’ALTRO E’ STATO IL MIO TESTIMONE DI NOZZE. ALFREDO AVEVA UNA GRANDE PROFESSIONALITA’, UNA GRANDE CAPACITA’ DI ANALISI, ARRIVAVA SEMPRE AL PUNTO, SAPEVA METTERE SUBITO A FUOCO LA NOTIZIA. E’ STATO UN GRANDE CRONISTA, NON SOLO DI SPORT. UNA COSA CHE MI COLPIVA ERA LA GENEROSITA’ CON CUI SI DAVA. QUANDO SONO ENTRATO STABILMENTE NEL GIRO DEGLI INVIATI NEL SETTORE DEL NUOTO E IN QUELLO DELLA PALLANUOTO, DOVE C’ERANO SITUAZIONI FORTEMENTE CONSOLIDATE, NON APPENA ARRIVAVA IL <NOVELLINO>, ERANO UN PO’ TUTTI DIFFIDENTI, ALFREDO FACEVA DI TUTTO, INVECE, PER METTERE A PROPRIO AGIO L’INTERLOCUTORE, ERA DOTATO DI UN ELEGANTE GARBO COLLABORATIVO. LA GENEROSITA’ E’ SEMPRE STATA LA SUA FORZA, IL SUO DISTINGUO, IL SUO MODO DI ESSERE E DI COMUNICARE. RICORDO CON MOLTO PIACERE LA SUA PRESENZA TRA NOI, ALLA PRESENTAZIONE DELL’ORO IN BOCCA, A VILLA RECALCATI DI VARESE. HA VOLUTO ESSERE PRESENTE NONOSTANTE LE SUE GIA’ PRECARIE CONDIZIONI DI SALUTE. ALFREDO ERA QUESTO, UN GRANDE AMICO E UN GRANDE COLLABORATORE, SEMPRE PRONTO A DARTI UNA MANO E A DIMOSTRARTI LA SUA STIMA, L’ AMORE PROFONDO PER LO SPORT E PER LA VITA. C’E’ UN FATTO CHE MI PIACE RICORDARE E CHE DEFINISCE BENE IL SUO CARATTERE. ARONNE ANGHILERI, UNA GRANDE FIRMA DELLA GAZZETTA, IN OCCASIONE DI UN CAMPIONATO ITALIANO DI NUOTO, FU SOTTOPOSTO A UN INTERVENTO CHIRURGICO E LA GAZZETTA MANDO’ UN GIOVANE CHE NON SI ERA MAI OCCUPATO DI NUOTO. ERA DANIELE REDAELLI CHE POI AVREI RITROVATO COLLEGA, UNO STRAORDINARIO COLLEGA, A MILANO. ARRIVO’ E DISSE CHE SOLO L’IDEA DI DOVER SOSTITUIRE ANGHILERI COSTITUIVA UNA GRANDE RESPONSABILITA’. CHI LO PRESE SOTTO L’ALA PROTETTIVA FU PROPRIO PROVENZALI. L’HO VISTO COSI’ IN TANTE OCCASIONI, LA GENEROSITA’ E’ SEMPRE STATA LA SUA FORZA. ALFREDO ERA QUESTO, UN GRANDE AMICO E UN GRANDE GIORNALISTA.

E DI GIANNI BRERA COSA MI DICI?

IN UNA SERA DI GELO, ALLO STADIO DI MARASSI, ME LO TROVAI ACCANTO. POSSO DIRE CHE ERO IN GRANDE SOGGEZIONE, PERCHE’ ERA CONSIDERATO UN MAESTRO DAL CARATTERE UN PO’ RUVIDO. QUELLA SERA FU MERAVIGLIOSO. SI INFORMO’ DELLA MIA VITA, DI QUELLO CHE STAVO FACENDO E FU SIMPATICISSIMO. PARLAMMO DI TANTE COSE E RICORDO COME FOSSE ORA LA SUA BELLA LEZIONE SUL VALGISMO, PERCHE’ GIANNI BRERA ERA,TRA L’ALTRO, UN PROFONDO CONOSCITORE DELL’ANATOMIA UMANA. DISSE ANCHE UNA FRASE CHE MI E’ RIMASTA IMPRESSA: “L’IMPORTANTE NON E’ QUELLO CHE SI E’, MA QUELLO CHE SI FA”: NON L’HO MAI DIMENTICATA. CI SONO PERSONAGGI CHE CON POCHE BATTUTE SEGNANO IN PROFONDITA’ LA TUA VITA, PERCHE’ LE COSE CHE DICONO HANNO IL PREGIO DI SAPER TOCCARE LE CORDE PIU’ PROFONDE DELL’ANIMO UMANO.

TRA SAMPDORIA E GENOA, DA CHE PARTE PENDEVA IL TUO TIFO?

NON SONO MAI STATO UN TIFOSO E POI LA MIA SQUADRA DEL CUORE E’STATA ED E’LA JUVENTUS. HO SEGUITO LE ORME PATERNE, MIO PADRE ERA INFATTI SIMPATIZZANTE JUVENTINO, IN CONTRAPPOSIZIONE A MIO ZIO TIFOSO DEL TORINO. A BOGLIASCO, DOVE SI ALLENAVA LA SAMPDORIA OPPURE A PEGLI DOVE SI ALLENAVA IL GENOA, I TIFOSI SI ERANO FATTI UN’IDEA MOLTO PERSONALE DELLA MIA EVENTUALE APPARTENENZA SPORTIVA. A BOGLIASCO DICEVANO INFATTI CHE ERO GENOANO E A PEGLI CHE ERO SAMPDORIANO, QUESTO MI RINCUORAVA E MI FACEVA CAPIRE CHE STAVO LAVORANDO BENE, CHE NON ERO DI PARTE PER INTENDERCI, UN MOTIVO IN PIU’ PER ESSERE FIERO E ORGOLIOSO PER QUELLO CHE HO FATTO E PER COME L’HO FATTO.

ENRICO, QUALE CONSIGLI DARESTI A UN GIOVANE CHE VOLESSE INTRAPRENDERE LA CARRIERA DEL GIORNALISTA?

DICO UNA BATTUTA, CHE POI NON E’ SOLO UNA BATTUTA, GLI CONSIGLIEREI DI FARE UN ALTRO MESTIERE, PERCHE’ IL MONDO DEL GIORNALISMO E’ UN PO’ COME UNA GIUNGLA, DOVE E’ SEMPRE PIU’ DIFFICILE FARSI APPREZZARE PER QUALITA’ PROFESSIONALI. SI TRATTA DI UNA STRADA MOLTO DIFFICILE E IMPEGNATIVA. CI SONO ALTRI MEZZI LEGATI AL MONDO DELLA COMUNICAZIONE CHE, FORSE, SONO ANCORA PIU’ INTERESSANTI E CHE POSSONO OFFRIRE BUONI MOTIVI DI ENTUSIASMO E DI GRATIFICAZIONE PERSONALE.

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Enrico Valente in Corso Matteotti a Varese, al salotto di Mauro Della Porta Raffo per la presentazione dell’ORO IN BOCCA. Con lui Mauro, il sottoscritto, Silvano Contini, Ito Giani e Alessandro Franzetti.

 

ARTICOLO E INTERVISTA DI FELICE MAGNANI