Menu
A+ A A-

Terza Pagina

ERA MEGLIO IL PASSATO?

Dollarphotoclub 54768898 MOD

di felice magnani

Capita spesso di sentire persone che dibattono intorno alla linea del tempo, anteponendo ora il passato ora il presente, a seconda del tipo di esperienza vissuta. In molti casi il passato ha un ruolo dominante, come momento e fonte di tutte le cose belle che hanno caratterizzato la vita di una persona, mentre in altri casi viene visto come una meteora distruttiva, capace di sconvolgere. Capita poi di incontrare i paladini del presente, persone che vivono in funzione del cosiddetto progresso, attaccate al computer, con l’orecchio appoggiato al telefonino, sempre pronte a scattare foto a se stesse e agli altri, sempre di fretta, completamente avvolte nella nube digitale. Per non parlare dei futuristi, di coloro che farebbero a meno di passato e di presente, sicuri che il futuro sarà il posizionamento ideale. In molti casi la collocazione temporale è un fatto legato soprattutto a una condizione umana, a come abbiamo vissuto una parte della nostra vita, agli errori che abbiamo commesso, oppure alle cose belle di cui siamo stati testimoni. Molto dipende dall’esperienza personale di ciascuno, ma può essere che certi momenti della nostra storia siano stati capaci di creare una fortissima pressione emotiva vincolata al mondo delle emozioni, ai sentimenti, alla capacità, magari anche inconscia di essere coralmente partecipi della voce del mondo. Di solito gli amanti del passato sono nostalgici, hanno un visione settoriale della storia, si lasciano influenzare da fatti e avvenimenti che si colorano a seconda di come vengono vissuti. Nel passato c’è una parte importante della nostra vita, quella che ci ha formato e concesso di vivere nel presente, c’è la possibilità di indurre e dedurre, di prendere spunti, di vagliare, di sottoporre ad analisi, è insomma una straordinaria occasione di approfondimento. I collegamenti vanno sempre eseguiti per evitare di vivere fuori dal tempo e dalla realtà. Tra passato, presente e futuro esistono correlazioni molto strette che vanno studiate, verificate, approfondite. Pensare di vivere senza una di queste opportunità è pericoloso, perché il rischio è di rimanere senza punti di appoggio stabili, capaci di fungere da sostegno ai mutamenti che arrivano a modificare comportamenti e sistemi. Anche nella società digitale, dominata dai pulsanti e dai video, l’uomo ha un assoluto bisogno di affetto, di vita di relazione, di dialogo, di racconti, di corrispondenze, ha insomma bisogno della sua umanità, di ritrovarla, di trovarla negli altri, in quel mondo umano, animale e vegetale che accompagna il suo cammino quotidiano. Pensare di vivere in una società che delega tutto o quasi alla robotica o alla digitalizzazione crea vuoti e scompensi difficilmente componibili con progetti vincolati solo ad oggetti. Già fin da ora stiamo valutando i danni prodotti dagli eccessi. Dobbiamo fare i conto con una progressiva discrasia affettiva, con varie forme di solitudine, dovute anche in parte a una società che divide invece di unire, che è responsabile di molte forme di povertà. E’ in questi casi che l’uomo guarda indietro e cerca se c’è qualcosa che gli consente di ricostruire, di rianimare, di ritrovare la forza di una identità. Di solito guarda indietro per andare alla ricerca di umanità. Ne sente fortemente la mancanza. Sono i valori che lo richiamano alla vita, quelli che si legano indissolubilmente alla famiglia, all’amicizia, al lavoro, alla vita di relazione, alla comunicazione. Si guarda indietro per rinforzare, per tenere in piedi, per permettere al mondo di fare un passo avanti verso il futuro, un futuro che non sia fragile ed effimero, perché è nel futuro che cammineranno i nostri figli. Dunque è importante mantenere un buon rapporto con i periodi della nostra vita e soprattutto con la storia, anche quella che in alcuni casi vorremmo cancellare. Passato, presente e futuro sono la nostra vita, lo sviluppo cronologico di un tempo nel quale dobbiamo razionalizzare, equilibrare, armonizzare, un tempo che ogni tanto ci tocca la spalla per ricordarci di tenere gli occhi aperti e di fare tesoro di tutto quello che abbiamo vissuto, senza rimpianti, ma con la certezza che tutto serve per dare un senso compiuto alla nostra vita.