Menu
A+ A A-

Poesie e Pensieri...saggio breve di F. Magnani

A PASSEGGIO

Il borgo ha occhi profondi,

velati di ombre,

di chiaroscuri

accesi nella notte lunare

come quelli di un gufo.

Finestre romaniche,

gotiche

e medievali

s’inseguono

in un allegro volteggio di forme.

L’inquietudine si dissolve,

il cuore si apre

a un amabile confronto di storia.

AL SACRO MONTE

Il Borgo si avvolge di umori invernali.

I verdi si sciolgono

tra i riverberi rosati di un tramonto.

Grappoli penzolano fragranti

tra note candide di epigrafi,

mentre le cappelle riflettono

una luce calda,

che illumina

il cammino della coscienza.

Il Sacro Monte accentua la propensione divina,

acceso di vampe,

sparse en plein air..

Rimango immobile,

tra rimbalzi di storia

che richiamano antiche e nuove passioni.

AMICO

Lavoro,

amicizia,

solidarietà,

impegno,

abnegazione,

umiltà,

quante volte ho letto e riletto

nel cammino della storia

il senso di parole coniate

dall’esempio vivo di persone

animate da un grande destino.

Quante volte ho cercato chi sapesse interpretarne

i significati tra due ali di emozioni e

sentimenti,

eppure sono ancora qui a contare,

a capire la bellezza di valori

che sembravano spenti

per sempre.

Grazie a te, amico,

ho ricominciato a sentire il conforto

della speranza,

la certezza della mano amica

che scuote i torpori dell’immobilismo,

il calore di un’onestà

che fa dimenticare gli obbrobri e le delusioni

di una civiltà

che non sa più condividere

e amare.

Grazie a te, amico,

oggi mi guardo attorno e sono felice,

felice di averti incontrato,

di aver capito di nuovo chi siamo e cosa vogliamo,

la sottile bellezza di un impegno profuso

senza battere ciglio,

come se l’umanità avesse l’aroma candido

di una rosa in primavera.

Oggi mi sono sentito di nuovo fratello

e ho guardato

e ho osservato la vita

con lo sguardo innocente

di una creatura appena spuntata.

E’ così che l’umanità si riappropria di un

destino,

lasciando nel cuore

un piccolo miracolo d’amore.

AMORE

Arcobaleno di speranze,

diluito nelle monadi del cuore

AMORE E FAMIGLIA

Sussulto,

fremito,

battito d’ali,

respiro lungo,

sudore che imperla la fronte,

lasciando cadere gocce di rugiada

su pensieri d’infinito.

Amore,

unione di nuove energie,

di campestri euforie,

di cieli che s’incontrano,

per restituire all’attesa il suo profumo,

al calore la sua vampa,

al cuore il suo battito,

all’anima la sua luce.

Amore è mistero stupendo,

impalpabile,

profondo,

mosaico di colori,

suoni

e luci

che regalano l’armonia dell’infinito.

Amore

è alchimia di pensieri,

parole,

sospiri,

emozioni condivise,

progetti

e nuove speranze.

E’ energia che s’ammanta di umori,

di aromi,

ed essenze,

lasciando nel cuore trasparenti emozioni

e singolari certezze.

E’ nella forza dell’amore che la famiglia

si unisce,

si dilata

e si tende con gioia

ad affermare il grande dono della vita,

l’unico per il quale valga davvero la pena di amare.

ARIE

Tra grappoli di luci sparse

nel girotondo,

le arie verdiane

scivolano in spazi d’attesa

regalando l’orgoglio

di una civile appartenenza.

BASTA POCO

In te rivedo nuove e antiche dolcezze,

il sorriso che illumina,

un cuore che batte

e scandisce primaverili concerti d’amore.

Ti osservo mentre prepari il pane,

mentre ripassi la tua storia,

quando deponi i tuoi fiori

e li osservi

rimanendo ferma nelle tue convinzioni.

Ogni giorno

i tuoi occhi mutano il colore del tempo,

la tensione di un momento,

tingono di luce l’umore del giorno

e affermano la tua fede sincera.

Moglie,

giardino di ricami,

parola che forma,

sguardo che riscalda.

Il tuo segreto?

Il sorriso.

La tua forza?

L’amore.

Il tuo tesoro?

La vita.

CAMPAGNA

Odore di fieno appena tagliato,

voglia di sentimenti,

di parole sussurrate nel soffio leggero di una

brezza che accarezza il viso

con la delicatezza di una madre.

Profili di animali,

mentre il sole gioca

tra gocce di rugiada e farfalle.

La terra profuma di aromi nostrani

e l’aria s’impregna di note .

Nella roggia la raganella assorbe il calore

con le palpebre socchiuse come in estasi.

La libellula sfiora l’acqua

con la delicatezza di un petalo,

aprendo le danze.

Farfalle volano dove il mistero è più fitto,

lasciando il tempo di un’attesa.

Parole,

sussurrate tra nuvole di fumo

e l’odore acre di un sigaro,

accarezzano la rinascita.

Racconti di vita quotidiana

si sciolgono nello sguardo suadente del cielo.

Lo vita prolunga il respiro

tra aromi di rose

e fiori di biancospini.

I ricordi si sovrappongono come flutti schiumosi.

Mi lascio trasportare dal tempo dell’attesa,

mentre l’usignolo concede le note di un canto

 

CHI SEI TU ?

Chi sei tu che togli il pane a chi tende le mani?

Chi sei tu che distruggi il desiderio d’amare?

Chi sei tu che sconvolgi l’onestà di un cuore proteso?

Chi sei tu che ti ergi a giudice di anime sante?

Chi sei tu che decidi la vita e la morte delle persone?

Chi sei tu che usi il potere per calpestare il diritto?

Chi sei tu che alzi muri di omertà?

Chi sei tu che in nome di Dio nascondi la tua viltà?

Chi sei tu che non educhi tuo figlio?

Chi sei tu che cancelli la speranza?

Chi sei tu che rubi la cena quotidiana di chi lavora?

Chi sei tu che in nome del denaro tradisci i tuoi simili?

Chi sei tu che parli di famiglia dopo averla distrutta?

Chi sei tu che sfrutti l’umanità?

Esiste forse un Dio che dice:

“Uccidi,

ruba,

calpesta,

tradisci,

sfrutta,

avvelena?”.

Fermati

e guarda nel tuo cuore.

Apri la tua coscienza

al bene che bussa,

lascialo entrare,

il miracolo è pronto.

I primi fasci di luce ti avvolgono

e la vita esulta in un concerto d’amore.

 

 

 

CARO NONNO

Due baffi ben curati,

un viso aperto, pulito, allegro,

uno sguardo dolce, profondo, attento,

la capacità di farmi sentire amato e sostenuto.

Nonno Felice era così,

sempre prodigo di consigli,

di tenerezze,

di parole e frasi d’amore.

Andava dritto per la sua strada,

seguendo le ragioni del cuore,

sempre pronto a consegnare al povero

il suo diritto d’autore.

CI SONO MOMENTI

Ci sono momenti in cui vorresti volare,

altri in cui posarti diventa un dovere

per continuare a credere in quello che sei.

Ci sono momenti in cui vorresti abbracciare il mondo

per sentirlo tuo,

dimenticando che il mondo che tu cerchi

è nello sguardo che incontri

mentre cammini,

nella folla di pensieri

che agitano l’inquietudine esistenziale

che ti avvolge,

ricordandoti che il tempo è prezioso

e non ammette sotterfugi.

Ci sono momenti in cui alzi il tuo sguardo

per riconsegnare al cielo quella parte d’infinito

che limita il tuo desiderio d’amore,

per ricominciare a sognare,

a credere nel pensiero universale

che ti assilla.

Ci sono momenti in cui

anche lo sguardo spento

di un vecchio

t’induce a pensare,

a pensare,

a ripensare,

per poi riprendere il volo

nello specchio d’infinito

che porta con sé la ricerca d’immagini

per ricominciare.

Ci sono momenti in cui

tutto diventa piccolo,

trasparente,

leggero come la piuma di un uccello

trasportata dal vento.

E’ lì che scopri chi sei,

è in quel momento che ricomponi

la tua essenza

e la collochi,

sicuro che nessuno potrà cancellare

ciò che hai dentro,

quel respiro profondo e leggero

portato dal vento

verso

un nuovo orizzonte di luce.

COLORI

Ho osservato confuso

nella temperante sovrapposizione di forme,

per abbandonarmi alla carezza del mare,

a riverberi accesi di luce solare.

Ho affidato al cielo timidi desideri di azzurro,

al giardino fiorito una voglia di giallo,

al bosco il fluttuante andirivieni di verdi

delicati e fini come la punta di un pastello

appena temperato.

Ho osservato l’arcobaleno subito dopo la pioggia,

per ridestare reconditi entusiasmi,

legati a tempi di un misticismo sognante.

Ho osservato il sole brillare

adagiato su steli umidi di pioggia.

Ho ripassato il tempo e la storia,

fermando l’attenzione su un tricolore

battuto dal vento,

nell’angolo deserto del quartiere.

Il verdone continua a danzare tra un ramo e l’altro,

esibendo eleganti figure d’autore.

Nel gioco dei colori

affondo il mio ritrovato desiderio d’amore.

CON TE

Poesia della vita,

poesia del silenzio,

poesia della creatività,

della fantasia.

Poesia dell’amore coniugale,

dell’amore filiale,

poesia di un paesaggio d’estate,

di un sole che splende,

di un bimbo che piange per fame.

Poesia di mondi lontani,

di uliveti argentati,

di vecchi appoggiati a un bastone,

di ammalati che risorgono

nella tua cristallina bellezza.

Poesia,

amica leggiadra di sempre.

Con te splende il mio cuore

e il tuo sospiro regala attimi

di pura passione d’amore.

CONTRASTI

Pianti, silenzi prolungati,

sorrisi e compiacenze,

mani che frugano nel ventre convulso

della terra

alla ricerca di un respiro

che confermi una presenza.

Il cielo si copre,

non lascia spazi illusori.

Si compone tra vapori di nebbie e nuvole,

riservando l’umore pesante

di un’irrefrenabile attesa.

Il mondo si raccoglie

attorno ai suoi eroi,

li accompagna con moti unanimi,

aprendo l’animo

a intense vibrazioni d’amore.

Mentre lo sguardo si circonda di attesa,

poco lontano continua il testa coda

e la stupidità coltiva la sua risonanza.

Tra parole e sospiri

il pensiero si raccoglie

e medita,

cercando l’impulso rinnovato

di un’intensa notte d’amore.

CORRO

Corro tra tele impressioniste

nel moto dinamico di una primavera precoce.

Corro

e poso lo sguardo su anemoni rossi

che accarezzano l’umana bellezza

di un amore vissuto.

Riconosco lo sguardo

che cambia d’intensità con le stagioni.

Vivo tra sensazioni visive

ed emozioni,

osservando la vita

come un mendicante affamato,

che fruga tra le reliquie

di un sogno infranto.

Il tempo corre,

comprime,

batte,

scuote,

sollecita,

come se il sogno finisse di lì a poco,

nel cuore freddo delle stagioni.

DALL’ALTRA PARTE

 Dall’altra parte c’è il silenzio,

è come se gli esseri umani uscissero

dal nulla,

privati dei loro beni naturali.

Dall’altra parte c’è la schiavitù,

non puoi parlare perché ti ammazzano,

non puoi cantare perché violi l’intimità

del potente,

destabilizzi le miniere di rame,

quelle di uranio,

gli archivi dei diamanti,

le banche delle pietre preziose,

i traffici impietosi.

 Dall’altra parte impazza la guerra,

le città sono brandelli,

maschere di polvere,

cimiteri a cielo aperto.

 Dall’altra parte non esiste la pietà,

la morte arriva all’improvviso,

non bada a colori,

umori,

sospiri,

gemiti,

lamenti,

arriva con il suo carico di terrore

e fa esplodere chiunque si affacci

per trovare una speranza.

Dall’altra parte l’umanità è scomparsa,

vaga disorientata tra deserti di polvere

e barche negriere,

preda di traffici,

come quando gli schiavi battevano i remi

prima di morire affranti sulle ginocchia.

Sono passati secoli ma tutto è come prima,

i trafficanti commerciano,

si arricchiscono,

comprano e vendono

lasciando al mare l’incombenza

di seppellire le ultime speranze degli esseri umani.

Dall’altra parte il mondo si muove

e cammina.

Cammina con dentro nel cuore

il sogno di una libertà sognata

e mai vissuta,

cammina guardando oltre l’orizzonte,

dove i riverberi dell’opulenza

lanciano barlumi di verità.

Verità, schiavitù, libertà,

siamo ancora fermi all’idea iniziale

e il cuore corre,

corre frenetico come un nibbio verso la preda,

pronto a lanciarsi in parole e sistemi

solo sentiti,

mai visti prima.

Dall’altra parte il tamburo risuona più forte,

la freccia colpisce ancora,

il ruggito riempie di brividi la savana,

poi tutto piomba nel nulla,

come se la vita non avesse più forza per continuare,

per ricomporre un ciclo,

una speranza,

un sogno.

I sogni se ne vanno per mare,

a volte emergono

a volte scompaiono.

Chi conosce quei volti,

chi ha ascoltato quelle voci,

chi ha udito quelle parole di aiuto,

chi ha accompagnato il dolore della speranza?

Il mare copre tutto,

anche la bellezza di spiriti chiamati anzitempo

alla gloria di un’eternità senza frontiere,

senza terrore,

senza guerra,

senza colonizzazioni selvagge,

senza la paura di non farcela.

L’orizzonte è sempre lì,

a ricordarci che dobbiamo vincere

i muri e le ostilità.

Il compito di oggi è quello di capire,

aprire,

gestire,

indirizzare,

insegnare,

senza il timore di diventare di nuovo padroni

L’anima vuole continuare a volare

dove il cielo è più azzurro

e dove posarsi diventa l’inizio di una nuova

storia,

fatta di intelligenza e umanità.

Giocare con le vite umane è indegno.

Ogni uomo, donna, bambino

sono la speranza di un Dio

che ha consegnato

al mondo la responsabilità di una nuova alleanza

E TUTTO RICOMINCIA

Ho frugato sotto la polvere,

tra rami di biancospino,

nelle parole di un saggio.

Il tempo se n’ è andato,

o forse no.

Sul ramo del liriodendrum,

si rinnova il concerto di primavera.

EMOZIONI

Una lacrima brilla

nelle vampe di occhi

abbarbicati all’idea di un ricordo.

FRAMMENTI

Sfoglio pagine di giovanili purezze,

di femminili rimproveri,

di rigori paterni,

di sorrisi fraterni,

di echi di voci lontane.

Ritrovo la forma lunga e scura

di un baio altezzoso,

formoso di slanci,

scalpitare nella corte.

Rivedo sorrisi inseguirsi,

sguardi senza volto

bussare alla porta.

L’allegria è racconto di storie

e poi canto solista

e quindi fraterno intreccio di braccia

e di mani obbedienti all’umore del vino.

Si respira il tepore della primavera inoltrata.

Ogni battito è sobbalzo,

fremito,

sussulto,

inizio di un sogno nuovo,

desiderio di domani senza muri,

paure di ritorsioni.

Il pensiero ha i suoi vincoli,

le sue premure,

le sue omertà,

le sue paure

scoperte e nascoste,

piantate così,

nel cuore tenero di una dolce sera d’estate.

FUGGE

La democrazia fugge,

la legge fugge,

la libertà fugge,

il bene fugge,

l’educazione fugge.

Sul campo resta il respiro affannoso

dell’indifferenza.

 

GIUDICI

Lì, a due passi, un’ombra s’accascia

sputando sentenze confuse.

Ci sono giudici anche agli angoli delle strade,

sotto i portici della stazione,

sulle panchine di un viale,

ai semafori delle grandi vie.

Emettono i loro verdetti

nei geli di cartoni brinati

e poi guardano il cielo

coperto di stelle,

prenotandone una,

Nell’indifferenza di un mondo

che si gira dall’altra parte.

 

GRAZIE

Non amo lasciarmi travolgere

da inutili smancerie,

da frasi e pensieri raccolti qua e là

da fondi sterrati,

voglio lasciare alla parola

l’aroma fragrante dell’amicizia,

il gusto di emozioni e sensazioni d’altri tempi,

quando bastava poco al cuore

per sentire la bellezza di un battito,

di un fremito,

di un sussulto di voci plaudenti.

Non amo lasciarmi conquistare  da sguardi

indifferenti, da arroganze convulse,

voglio vivere d’impeto la mia vocazione,

regalando all’amico il mio sguardo fraterno,

l’emozione di sentirmi felice

ogniqualvolta ne percepisco il sorriso,

la liberà volontà di donare,

l’impegno e la dedizione.

Scoprire l’amicizia è fonte di rinnovamento,

è sapere che nulla resta incompreso

agli occhi di chi circonda la nostra vita,

è come capire di nuovo che a questo mondo non

siamo soli,

perché c’è sempre chi è pronto a ricambiare

spargendo il seme della generosità e della

speranza.

Se qualcuno oggi mi chiedesse cos’è la vita

saprei cosa rispondere: “Un’amica discreta, forte,

generosa, capace d’ illuminare il cammino

anche dopo che il sole è sceso all’orizzonte”.

GRAZIE

Grazie,

per avermi concesso

di vedere la luce,

mentre,

tutto intorno,

si tingeva di ombre.

HO ASCOLTATO

Ho ascoltato l’autorità.

Non c’è assonanza,

il mondo risuona

di usato stanco.

L’esempio ha perso il suo smalto,

non c’è profumo di gregge.

I visi sono tristi,

contratti,

come se la parola

avesse tarpato le ali al sorriso,

alla bellezza,

alla speranza.

Qualcosa forse

si è spezzato,

non l’amore,

pilastro di fede

con origini lontane,

quando la parola era il verbo

e apriva il cuore alla tenerezza di una madre.

HO ATTESO...

Ho ripercorso i colori della vita,

in un impeto di rigenerazione.

Ho rivisto il rosso della passione,

diviso tra le variabili pulsanti dell’adolescenza

e l’energia di sogni vissuti nell’ebbrezza di una

vittoria.

Ho incontrato il verde della collina,

pedalando indisturbato

tra riflessi argentei di salici

e di platani dalle foglie prensili,

aggrovigliati nei rossi e nei gialli

di un autunno precoce.

Ho gettato sguardi di meraviglia

su vecchi gelsi abbandonati

in filari simili a cortei.

Ho corso tra campi dorati di granoturco,

sfilando davanti all’euforica vendemmia,

colorata di grappoli di uve nere,

bianche,

rosate.

Ho atteso il canto serale dell’usignolo,

tra pietre ruvide di un vecchio borgo medievale,

seguendo il cammino pendente del sole.

Ho camminato sul rosso scarlatto della gerarchia

militare,

addobbato di grigio-verde.

Ho camminato su terreni incolti,

gettando semi nella oscura profondità delle zolle,

in attesa di germogli bianchi di primavera.

Ho incrociato lo sguardo opaco dell’indifferenza,

ritrovando la speranza nelle sfumature solidali di un

cuore palpitante di luce.

Ho subito il grigiore dell’inverno,

con i suoi giochi stravaganti di umori,

le sue serate buie,

dove il colore si dissolve

e non lascia pace.

Ho sfidato l’indifferenza,

lasciando che raggi dorati

tingessero di giallo i miei pensieri,

riscaldandoli come la fiamma di un camino.

Oggi la vita si tinge di nuovi colori,

come se la strada fosse solo all’inizio

e l’infinito un sogno da realizzare.

IL VOLTO DELLA LIBERTA’

 Hanno parlato della libertà,

lasciandomi nell’anima un sogno represso.

L’hanno dipinta come una farfalla dalle ali dorate,

un uccello dalle piume variopinte,

un’oasi nel deserto,

un fiore appena sbocciato.

L’hanno partorita i filosofi,

gli intellettuali,

la gente perbene,

il potere,

i presidenti e i vicepresidenti,

i segretari e i capicommissione,

i geni e gli incompresi,

le donne dai volti di cera,

voltagabbana dagli occhi sfuggenti.

L’hanno partorita scrittori e poeti,

martiri e santi,

impiegati e operai,

docenti,

figli dei fiori e delle stelle.

Ognuno ha dipinto un’immagine,

marchiandola di egoismi privati,

di vuoti profondi,

di colori spruzzati

per coprirne il volto.

Mi guardo attorno

e la cerco

come un fanciullo che ha perso la palla,

caduta forse tra arbusti e filari

sparsi lungo le rive di un fiume.

Provo a chiamarla,

ma non risponde.

Tutto tace.

I visi sono terrei,

gli occhi immobili

come sfere d’acciaio,

le braccia conserte,

cuori sordi al richiamo.

Provo a farmi avanti,

ma il muro si erge

nella sua erosa superbia.

Non riesco a passare,

non riesco a parlare.

Il diritto?

Il dovere?

Lavori forzati,

sudati,

scavati nella pietra dura

dell’omertà.

Un giovane passa

e chiede: “Cos’è la libertà?”.

Chino lo sguardo,

raccolgo gli avanzi

ed esco dalla porta secondaria

senza fare rumore.

Mi siedo sulla panchina,

non rispondo.

Qualcuno si avvicina,

dà un consiglio.

Mi guardo attorno,

lascio a Lui il compito

di condurmi dove la libertà

non è solo un’idea

di uomini e donne senza volto.

INCROCI

Incroci di antichi portali

e grate,

idiomi e colori sconosciuti,

marmorei sedimenti,

confusi tra ingombranti cascate d’edera,

comunicano un tremito

di fantasie perdute.

 

LA NEVE

Una sequenza d’immagini

volteggia nella notte.

Lo sguardo è lì,

inchiodato sul legno della storia,

mentre il pensiero caracolla

come un mendicante

in cerca di un luogo per riposare.

Le luci si spengono,

il buio assorbe ogni rumore

e il silenzio diventa profondo.

Cade la neve:

fitta,

baldanzosa,

silenziosa,

discreta,

amabile.

Racconta una gioia,

un dolore,

un piacere,

una pena,

restituisce alla purezza la sua luce.

Compaiono e ricompaiono

visi coperti di rughe,

una vecchia giacca di velluto,

una pipa incrostata,

un pendolo,

due baffi arricciati

e un sguardo carico d’affetto.

Sale il profumo della polenta,

lo scalpitio degli zoccoli,

un richiamo amico,

mentre fuori,

nel cuore della notte

il candore della neve

regala attimi di giovanili fragranze,

restituendo al cuore la voglia di ricominciare.

LA SOGLIA

Ho varcato la soglia,

con negli occhi rifiuti sparsi

sul mio sentiero.

Ho provato amarezza,

sconforto,

rabbia,

frustrazione.

Avrei voluto scuotere la coscienza dell’uomo

contro il tronco di un larice,

come un leone che difende il suo spazio.

Ho ascoltato suoni sgradevoli,

usciti da gole infuocate.

Ho pregato,

perché tutto tornasse come prima,

quando l’usignolo riempiva i sogni della sera

e il pettirosso sfiorava il ramo del pino,

spruzzando polvere di neve.

Ho osservato occhi duri

e inespressivi,

sorrisi d’occasione,

sparsi nello spazio di vecchi muri

sgretolati.

Ho sentito un brivido di sofferenza.

Ho visto occhi scrutare la mia ombra

infilata sulle scale.

Attimi di smarrimento,

voglia di fuggire,

crisi mistica,

un pensiero alla ricerca dell’infinito.

Incontro occhi

e suoni d’altri tempi,

giovanili freschezze

e un saluto gentile sfiora il mio sguardo.

L’amore mi prende,

lanciandomi in balìa di fiori di stelle.

La classe è come una chiesa,

luogo di ascolto,

di delicati fruscii d’ali

che si tendono al volo,

aspettando un cenno,

un sorriso.

All’improvviso,

l’anima vibra di mille emozioni

e la lingua si scioglie in armonie di fiabe

e racconti,

in una voluta complicità di sguardi

e di mani

Ascolto una voce

che parla

e mi invita a parlare.

Cala un silenzio improvviso

e un volo di suoni si diffonde nell’aria.

Siamo un corpo e un’anima sola,

avvolti dal calore di una fiamma.

Osservo con amore filiale quegli occhi

che mi scrutano,

quelle menti che cercano,

quei volti contratti tra stupori e meraviglie.

La classe è un coro d’angeli

che vola per mondi sconosciuti.

Il cielo regala brezze di primavera.

L’energia è dentro di noi,

nelle parole,

nei cuori.

Ci fa sorridere,

raccontare e cantare come fanciulli allegri,

spensierati.

I muri scompaiono

e attorno a noi il prato è verde,

come una trapunta di fiori appena sbocciati.

Fratello sole indora gli oggetti dell’aula.

La materia diventa verbo,

e il verbo cancella l’odio,

l’invidia,

la superbia,

lasciando nell’aria

l’aroma intenso dell’amore.

LE RANE

Vanitose,

invadenti,

vocianti,

orgogliose,

leggere,

scattanti come molle,

gioiose

e divertenti:

così sono le rane,

seminascoste

tra arcipelaghi

sparsi un po’ qua e un po’ là

tra  giochi d’acqua di rogge campestri.

Provocanti

e intuitive,

sportive

e ardite

per offrire al mondo

concerti d’autore.

Non ci sono più.

Se ne sono andate

dove i campi sono più verdi

e l’aroma naturale è intatto,

dove l’acqua scorre cristallina,

senza il timore di assurdi contagi.

Le rane,

compagne di crepuscolari concerti notturni,

attendono invano

che l’uomo le inviti a tornare,

a ricomporre

l’agreste bellezza di un sogno scomparso

tra colate di cemento

e turpi veleni.

LO SGUARDO

Dalla Rocca

lo sguardo fruga

tra geometrie di lago,

poi si perde in un coro di voci

percorse da un fremito

di emozioni vissute.

MAMMA

Mamma,

sorriso aperto al perdono.

Tenerezze improvvise

che cambiano l’umore del tempo.

Cuore aperto al richiamo.

Mamma,

nel tuo corpo consegnato alla croce

leggo l’intensità di un cammino cristiano,

la forza di un amore

vissuto nella gioia,

nella felicità

e nel dolore.

Mamma,

ti scopro nel silenzio,

nell’armonia di una voce

che sprigiona calore,

nell’analisi e nella sintesi,

presenza solerte di gesti

e sguardi profondi.

Mamma,

eroismo di atti

e pensieri,

mentre cerchi nel tuo flebile sospiro

il respiro leggero del vento,

la luce di un sole al tramonto,

l’incanto di una notte d’estate,

la gentile bellezza di un mare di viole

accarezzato dalla vigile presenza di un ricordo.

“O cavallina, cavallina storna…”

Mamma,

la poesia era la tua forza,

richiamo quotidiano di sentimenti,

di note

e suoni

raccolti negli aromi estivi

della campagna lombarda.

Mamma,

fierezza di chi guarda lontano,

dove il sole non tramonta

e ogni cosa ha il suo spazio,

la sua immagine,

la sua fede,

il suo amore,

mentre una musica divina

rinnova un concerto di stelle.

RIFLESSIONE

Allenare la memoria,

accendere la luce sulle cose del mondo,

capire qualcosa di più della nostra condizione,

di quello che abbiamo fatto,

di come abbiamo gestito la nostra libertà e quella degli altri.

Memoria come monito,

richiamo alla nostra identità,

conferma della nostra voglia di cambiare,

di guardare il mondo che ci sta davanti

con lo sguardo di chi legge il passato

per costruire il futuro.

Settimana di riflettori accesi sulle iniquità,

per mettere a nudo la coscienza,

per cancellare egoismi e intolleranze,

per ritrovare il senso di una vita

che va oltre il colore, la lingua, la religione,

la cultura, la condizione umana.

Una settimana per ritrovare il senso della storia,

la bellezza, il significato del bene e del male.

Una settimana per metterci di fronte a noi stessi,

per riabilitare la volontà di guardare al mondo

con gli occhi della comprensione

e della collaborazione.

MIA MOGLIE E’ ANCORA COSI’…

La scopro nei suoi silenzi,

mentre ripassa la poesia.

E’ come sempre:

attenta,

silenziosa,

testarda,

capace di ricordare una sequenza

infinita di versi.

Tra le pagine rispuntano i poeti:

Foscolo,

Leopardi,

Pascoli.

Con lei riprende a pulsare la vita,

il passato è di nuovo,

l’emozione e la bellezza

si rincorrono in un cuore

che ama la poesia.

Poesia di rime,

poesia di ritmi,

poesia di amori mai vinti,

poesia di una cultura che vibra

a distanza di anni,

mentre il sole si nasconde

di fronte all’orrore,

poesia dell’amore

che apre le sue ali immense

sfidando l’intemperanza dei tempi,

poesia della famiglia,

di sogni avverati,

di umane tenerezze,

di solidali certezze.

Osservo mia moglie,

mentre ricompone l’età con i versi,

ritrovando la vibratile solidarietà

della memoria,

tra emozioni di suoni e immagini

deposte con cura

nel magico solaio della memoria.

MOMENTI

Un grande camino,

sguardi sereni

illuminati da una fiamma.

Scoppiettio di legna stagionata,

scintille che volano come farfalle,

luci e ombre.

Brevi racconti d’inverno,

l’odore acre del toscano,

abiti neri

impregnati di fumo,

gote rugose,

pause e silenzi,

castagne fumanti,

che scivolano

tra mani protese.

Un muggito contratto,

un belato tenero,

un nitrito prolungato.

Il mondo è lì,

raccolto

attorno al piacevole tepore

di una fiamma,

mentre fuori,

dal cielo grigio

scendono milioni di fiocchi

bianchi,

che riconsegnano

un pudico desiderio d’incontro.

MURI...

Muri di pietra,

grigi come l’umore plumbeo del cielo,

screziati come visi consumati da solchi rugosi.

Muri solitari,

accaldati,

assopiti nell’abbandono invernale.

Muri rossi come crostacei,

rosa come un tramonto di primavera,

verdi di muschi abbarbicati.

Muri arcuati,

piatti,

corrugati,

accigliati come centenari arruffati.

Muri solidali,

protettivi,

creature armate per salvare una vita.

Muri arsi come forni,

muri d’incomunicabilità,

che impediscono la comprensione,

muri come prigioni di sentimenti,

di affetti,

d’amore.

Muri impossibili,

che comprimono i sogni.

Muri neri d’ ardesia,

ricami di porte e finestre.

Muri marmorei,

lisci,

sanguigni,

levigati,

scorrevoli,

coperti da una fitta ragnatela di arterie,

di vene gonfie e vermiglie.

Muri razzisti,

che schiacciano la dignità

in un’angoscia di morte.

Muri addossati,

appiccicati come fossili.

Muri di speranza,

che lanciano proiezioni d’amore

su dune desertiche.

Muri informali,

avvolti in veli di luce rossastra.

Muri neri di smog,

forme isolate.

Muri nascosti da rami frondosi.

Muri a secco,

stuccati,

decorati,

tele pietrose offerte a mutevoli umori.

Muri scolpiti tra reti di filo spinato.

Muri accarezzati da brezze,

che avvolgono l’umore nero del tempo

e regalano fiori spontanei.

Muri restituiti alla vita,

alla tenue e sofferta armonia del colore.

Dall’altra parte si sente un respiro,

il cuore non ha cessato di battere

e la vita restituisce la bellezza di una speranza.

NEL BORGO

Angoli bui,

penombre addossate,

pavimenti sterrati,

archi e sostegni,

ruvide alternanze di muri rosati,

intensi sussulti di fede

convergono lo spirito

nell’operoso silenzio

della clausura.

Pietre levigate,

sbalzate,

screziate,

giocano

tra mistiche compostezze creative.

Fantasie architettoniche,

messaggi

e icone cristiane

si rincorrono tra piazzette

e vicoli.

Coppi ondulati

si alternano,

disposti in fila ordinata.

Il cielo ravviva gl’impulsi,

poi converge gli sguardi

in solidali pensieri contemplativi.

NEL CIMITERO

Cattedrali di marmo

confondono umili forme di terra,

nascondono semplici profili

accarezzati

dalla mite sensibilità

di un fremito.

NONNO

L’odore acre del sigaro,

il calore della pipa bollente,

il profumo del fieno,

l’allegria della vendemmia.

Ricordo i baffi tenuti con cura,

il vecchio cappotto

spazzolato chissà quante volte,

il vestito nero della domenica,

la piega dei pantaloni

e il tuo sguardo fiero

che ingelosiva la nonna.

Riaffiorano le tue storie,

il tepore antico delle tue mani,

la tua gentile obbedienza,

la semplicità di uno stile contadino

vissuto tra filari di viti,

gelsi e spighe di grano.

Tutto si ricompone,

e il tuo volto ritorna

vivo,

comunicativo,

vigile,

sornione.

Ascolto di nuovo la tua voce,

come un bambino che attende

la nascita di un nuovo giorno.

OGNI PASSO

Ogni passo un sorriso,

un volto conosciuto,

il viso composto

di un parente.

Ogni passo,

una sequenza di vita,

un sobbalzo,

come se tutto tornasse al suo posto,

salutato da un abbraccio fraterno.

Ti stringo la mano,

amabilmente perduto

nell’invitante magia del sogno.

OSSERVO

Osservo i nostri silenzi,

le nostre attese,

i colori della primavera raccolti nei tuoi occhi,

che brillano ancora di nuove rugiade.

Vorrei esaltare la tua gentile fierezza,

la tua sottile coerenza,

la tua infinita pazienza.

Vorrei ricamare tutte le tue speranze

e trasformarle in giochi senza fine,

ma poi ti osservo

e mi rallegro,

come un ciliegio fiorito rivolto alla montagna.

Il tuo amore è come una brezza

che accarezza il viso,

come la delicata vibrazione del grano maturo,

che si protende ad accogliere

l’umore del vento,

l’intensità della luce prima del tramonto,

la voce tremula di un vecchio

che cerca il suo cammino.

Osservo la tua immagine

che compone un concerto di armonie

e mi lascio sedurre dal potere dell’amore,

proprio come quando t’inseguivo e fuggivo,

confuso dalla dolce profondità del tuo sguardo.

PAROLE

Parole pensate,

ragionate,

negate.

Parole ascoltate,

vissute,

inviate.

Parole amate,

lodate,

cancellate,

Parole dolci,

amare,

parole come spade,

affilate,

appuntite,

pronte a ferire.

Parole sentite,

comprese,

recitate.

Parole come bombe

lanciate per annientare il nemico.

Parole senza senso,

ripetitive fino alla morte,

introspettive,

esaustive,

sinonimi di vite vissute senza rispetto,

eufemismi,

metafore per inchiodare.

Parole come proiettili,

come coltelli.

Parole sante,

comunicate per tentare un risveglio

dove il sonno è più greve.

Parole di conforto,

che risollevano la solitudine di un dolore,

il pianto di una madre,

l’indifferenza di un padre

Parole che attraversano il cuore dell’esistenza,

rimettendo ogni cosa al suo posto,

quando l’onda scura confonde i sentimenti.

Parole d’amore,

per regalare al povero un sorriso

che ponga fine al tormento di sempre.

PENSIONATI

Paradisi naturali,

sparsi nell’oceano della sufficienza.

POVERTA’

Il cielo si tinge d’azzurro,

regala sorrisi di luce

a vecchi distesi su panchine di gelo.

PRIMAVERA

Venti improvvisi,

piovaschi,

nuvole sparse.

Emozioni alla ribalta

tra concerti di merli.

La vita riprende.

L’umore s’infiamma.

Il cuore ricomincia a battere

e parole escono allo scoperto.

Il sole distribuisce la sua luce,

il calore restituisce energia.

Gli uccelli diffondono i loro richiami

e comunicano laudari di gioia.

E’ primavera,

il sogno si converte

nell’incanto del nuovo giorno.

PROFUMI

La vita prolunga il respiro

tra aromi di rose

e fiori di biancospini.

I ricordi si sovrappongono come flutti schiumosi.

Mi lascio trasportare dal tempo dell’attesa,

mentre l’usignolo concede le note di un canto.

QUALCOSA E' CAMBIATO

Re Artù è cambiato.

La tavola non è più rotonda.

I cavalieri hanno venduto l’onore

e il mondo è precipitato nel caos.

Nell’aula un crocefisso osserva

con le mani spezzate

e il viso reclinato.

Il pensiero dell’insegnante corre.

C’era una volta...

Non basta.

Tra insulti e bestemmie

una nuova condanna

colora di rosso la dignità

e il cielo piange di stelle.

RANTOLI

Ascolto da tempo le intemperanze

di un linguaggio giovanile senza ritegno,

catapultato addosso alle persone.

E’ il linguaggio della trasgressione,

nato e cresciuto tra genitori senza autorità,

inerti e omertosi,

incapaci di capire un disagio,

una richiesta,

un’ attenzione.

E’ il linguaggio degli adolescenti di oggi,

lasciati soli nel deserto della vita,

a brancolare senza meta,

senza una consapevolezza,

soli,

mentre il mondo sta a guardare.

Ascolto voci roche,

assordanti,

che si sommano

e si dividono

lasciando sul campo

fremiti di rabbia,

mentre l’educatore medita

le sue amministrazioni,

le sue ore,

con il viso

e il cuore rivolti all’innovazione.

Sembra che il mondo si sia dimenticato di loro,

che non voglia riannodare un filo,

una storia,

un racconto,

per restituire all’educazione

la sua autorevolezza.

Mentre piovono da ogni parte distrazioni

e ciascuno insegue una verità

il mondo peggiora,

al punto che spariscono

seimilacinquecento minori

e non si sa dove siano.

Il mondo peggiora,

si accontenta di numeri,

di proclami,

di parole e di frasi

per imbonire,

per dimostrare l’efficienza di una parte.

Così,

strada facendo,

si consuma lo spirito

e un materialismo occulto

s’impossessa di corpi e di anime,

lasciando sul campo il dramma di un’esistenza

negata.

RELIGIOSITA’

Religiose bellezze

convergono tra muri sanguigni.

Gli alberi cercano la luce,

sotto il peso di rami ricurvi.

Nel tono solenne di un decreto

vibrano voci e sussurri.

Spazi d’immaginazione

si perdono in bibliche confabulazioni

e postulati neoclassici.

Tra spirito giustizialista

e concise epigrafie,

s’immerge il volto lunare del borgo.

RICORDI

Aste,

pennini,

gomme compatte,

morbide come guance adolescenti,

il pianto disperato di un bambino magrissimo,

un viso emaciato,

denutrito.

Una maestra anziana,

precisa,

ordinata;

l’attenzione di una madre;

una farfalla azzurra

e un grembiule nero,

sempre stirato,

composto di pieghe pensate.

Disegni,

canti,

esercizi di bella scrittura,

letture,

il canto dell’Iliade

e dell’Odissea,

scontri di eroi

tra suoni vibrati

d’interpretazioni verbali.

Un borsa dura,

irremovibile,

di mirabile postura,

accogliente di libri e quaderni intonsi.

I pavimenti rossi delle aule,

davanzali simili a roccaforti,

visi rubicondi e paterni

di bidelli ancorati come navi

al dovere.

Orazi e Curiazi,

Muzio Scevola,

Caio Giulio Cesare,

Alessandro Magno,

Ettore e Achille,

e poi Paride

e dee

e ninfe

e pastori

estorti

dai canti irresistibili delle sirene.

Compagni di banco

pronti a regalarti un sorriso.

Ogni volta che sfioro la porta del tempo

sento un brivido che sale, che sale,

e inonda d’emozione il mio cuore carico di anni.

E’ questione di un attimo,

poi tutto riprende come prima,

tra impeti improvvisi,

velati misticismi,

rigurgiti di giovinezza

e pacate memorie.

RICORDO DI UN PAPA 

La terra reclama la città dei valori,

sottratta all’uomo senza pudori.

Guardo lassù,

nella grande trapunta

accesa di stelle,

illuminata di luna.

Ritrovo il tuo invito di carezze

e d’amore,

che torna insegnare la purezza del cuore.

Tra i santi del cielo osservo un cammino,

ti prego, orientalo verso un destino

che cancelli le cattiverie del vile Caino.

Dona all’uomo la fede sincera

di chi vuol realizzare dentro il suo cuore

il sogno possibile di un grande amore.

RIGENERAZIONE

Piccole storie,

sorprese nel solaio della memoria,

per ricreare la generazione dei sentimenti.

RIPASSO

Ho guardato a lungo nei tuoi occhi,

confuso nella sognante temperanza dei verdi.

Mi sono abbandonato alla carezza del mare,

ai suoi ondeggianti riverberi,

accesi dall’intensità della luce solare.

Ho affidato al cielo il mio desiderio di azzurro,

al giardino fiorito la mia voglia di giallo,

al bosco il fluttuante andirivieni di verdi,

di colori tenui e delicati come la punta di un pastello.

Ho osservato l’arcobaleno subito dopo la pioggia

per ridestare facili entusiasmi,

indissolubilmente legati a un misticismo sognante.

Ho osservato di nuovo il sole

adagiato su steli d’erba

bagnati di gocce di temporale.

Ho ripassato il tempo della storia,

fermando l’attenzione sul tricolore

nell’angolo deserto del quartiere.

Nel gioco dei colori ritrovo la luce

e il mondo si ravviva,

regalando attimi di pura intensità.

Il cardellino vola da un ramo all’altro,

mostrando la sua tenerezza d’autore.

Ogni colore è un risveglio,

un nuovo sussulto,

che sospinge innanzi

l’inalterato desiderio

di una speranza.

SANTA CATERINA

Abbarbicato su lame di pietra

s’affaccia l’Eremo,

tra le brume del lago,

e indaga le forme scure delle Borromee.

Avvolto in una visione d’incanto,

affida le sue trascendenze

a battiti d’ali d’inquieti gabbiani.

S’infrange nel fugace bagliore dei lampi,

si perde nell’intimità delle onde,

riscaldato da un tiepido sole.

S’immerge nella fitta rete delle correnti,

tra le rime incrociate dell’acqua,

sospeso in un’ansia divina.

Nelle penombre claustrali,

sale un pensiero rivolto al Creatore,

e il canto del monaco,

si dissolve in luminose essenze lunari.

Palpiti di dolcezza

aprono il cuore del pellegrino

alla ricerca di un’ombra romita.

L’alba sospinge il sipario del tempo

e annuncia l’austera eleganza dell’Eremo.

Ecco Santa Caterina del Sasso,

religiosità di silenzi,

chiostra di pietre

sospesa nell’umido cielo della speranza.

SCIENZA

Aspirare a conoscere,

senza la presunzione di diventare arbitri.

SCRIVERE...

Ogni giorno lascio un’impronta sul foglio,

un pensiero,

una riflessione,

un canto,

una preghiera.

Ogni giorno desidero posarmi

sul ramo nudo della coscienza,

per ritrovare aromi

e profumi d’altri tempi.

Ogni giorno mi guardo attorno

e scrivo infusioni di speranza.

Mi abbandono al racconto dei nonni,

al tempo della vendemmia,

alla festa della mietitura,

al passo grave dell’asinello

che passava davanti alla corte,

all’incedere lento dei buoi.

Ogni giorno mi assale un ricordo.

Sento il sussulto del cuore,

nell’ora di un tramonto invernale.

Scrivo parole d’amore,

poi mi abbandono all’ascolto

di voci,

di suoni

e rumori

vissuti nell’allegra follia di un tempo perduto.

SGUARDI

Rughe pietrose,

masselli di arenaria,

conchiglie fossili

disseminate sui muri.

Giochi d’archi,

volte,

absidi

e torri,

illuminati dall’ultimo fiotto di luce solare,

mentre sale l’emozione

e il cuore rivela la memoria perduta.

SGUARDI

Sguardi penetranti, avidi di amorose dolcezze,

sguardi biechi e invadenti  come una zanzara d’estate.

Sguardi contemplativi, rivolti a paesaggi lontani.

Sguardi languidi, persi nel desiderio del nulla,

sguardi intensi, che pescano nelle profondità dell’amore.

Sguardi senza speranza, conficcati in pietre ruvide.

Sguardi che parlano di rancori e invidie,

di liti mai sopite, di umanità disperse,

di amori svuotati

e di memorie abbandonate.

Sguardi che parlano, suonano, intonano nenie e canzoni

con la gentile dolcezza dei vecchi.

Sguardi allampanati di giovani affogati nelle brume nebbiose della

droga e dell’alcol,

sguardi di gente che non sa più dove andare,

che getta sull’asfalto umido della sera gli ultimo sogni rimasti,

rivendicando una vita di note e profumi, di aromi ed essenze,

di gioie mai provate, di amori mai nati.

Sguardi freddi, impassibili, immobili, incapaci di amare,

di regalare un sorriso,

un battito,

una luce.

Sguardi amorevoli di gente che guarda al futuro

cercando nella storia presente il segno di una possibile vittoria.

Sguardi innamorati di giovani donne inebriate dal vento,

di bimbi felici di urlare agli anni la loro sfida

lasciando che il tempo si nutra della loro energia,

della loro allegria,

del loro essere, a sorreggere le notti cupe del mondo.

Sguardi sognanti di uomini e donne che cercano nell’amore

il tempo di una storia,

una rivincita sulle incertezze,

sugli altalenanti concerti d’autunno.

Sguardi pieni, carichi di meraviglie,

capaci di andare oltre le inibizioni terrene di un mondo

che amplifica e riduce,

lasciando nell’anima un sapore di terreni incolti,

di amori proibiti, di pascoli erbosi abbandonati al loro destino.

E’ negli sguardi che l’uomo si riconosce,

è negli sguardi che rilancia la sua fede,

ritempra i suoi abbandoni,

restituendo al cuore anche solo l’idea di un mondo migliore.

SORRISI

Sorrisi tra scudi di marmo

per riproporre una gioia.

Sorrisi che osservano con tenerezza un ricordo.

Sorrisi leggeri,

silenziosi.

Sorrisi regalati con la frugalità di una cena,

tenerezze d’amore

che cambiano la vita.

Sorrisi beffardi,

che s’insinuano nell’incertezza.

Sorrisi di vecchi

che accompagnano un racconto.

Sorrisi ingenui,

che esprimono l’umore della fanciullezza.

Sorrisi astuti,

invitanti,

perversi

e irritanti.

Sorrisi castrati,

sorrisi forzati,

forme irrisolte

di pensieri confusi.

Sorrisi studiati,

costruiti,

calcolati.

Sorrisi infelici

ricamati d’angosce,

stampati su visi distrutti.

Sorrisi che cancellano il tempo.

Ti osservo

e sorrido.

E’ un tenero sorriso d’amore.

SPAZI

Ho cercato una collaborazione,

per continuare a parlare con la passione di sempre.

Ho cercato di descrivere la bellezza,

per continuare a credere nella parola fatta carne.

Ho cercato di amare l’amore,

oltrepassando l’immagine nuda della civiltà tecnologica.

Ho cercato di avvicinarmi

al sentimento pudico di un vecchio

per riconquistare la sfera dei sentimenti.

Ho cercato la forza della passione,

per prolungare la mia voglia di relazione.

Ho cercato la fragranza di una preghiera,

per ricordarmi di non perdere la fede

in valori costruiti con gioia,

quando la vita era impeto

e il giorno successivo

un mistero da vivere.

Ho cercato lo sguardo del Cielo

per non perdere di vista l’altra parte di me,

quella che mi accompagna

e non mi abbandona mai,

anche quando me ne dimentico.

SUSSULTO

Pensieri confusi

volano radenti

come gabbiani innamorati.

SVEGLIA

Sveglia,

riprendi il tuo patrimonio di lingua,

di stile, d’arte e d’amore.

Non abbandonare la gentile intonazione del canto,

l’umore fertile delle zolle,

il grappolo grondante,

il profilo dei paesaggi montani,

l’onda lunga e frizzante,

il verso gentile e leggero,

il tepore della fiamma,

il sospiro tenero di una mamma.

Torna ad abbracciare il sudore,

la follia della sofferenza,

la bellezza dei tuoi divini sentimenti,

la fede in un amore sicuro.

Esci dall’inquietante anonimato,

offri il tuo volto alla luce solare,

non lasciarti annichilire,

irretire da proposte evasive e invadenti.

Rispondi con i fertili acuti

della tua sapienza,

così fitta di versi e parole,

di musiche e suoni,

di fiabe e racconti,

di uomini e donne avvolti

nel solerte presagio

di struggenti candori.

Sveglia Italia.

Il tuo è un pianto di gioia,

è lode e armonia,

emozione che s’alza e s’abbassa

tra fitte rugiade di boschi

e germogli versati alla ricerca del fiore,

su cui appoggiare

un nuovo e fitto motivo d’amore.

TEOREMI

La chiarezza è un teorema,

la democrazia è un teorema,

la libertà è un teorema,

il diritto è un teorema,

il dovere è un teorema,

il buon senso è un teorema.

Lancio uno sguardo d’intesa.

Rientro nel mio comune

e mi perdo tra interrogativi senza risposta.

TRISTEZZA

Una stella illumina il viale

di anime candide,

vaganti tra desideri insensati.

La tristezza avvolge le luci

e il cuore grida al mondo

la sua rabbia.

TUTTO

Tutto è cominciato dall’amore di una madre,

dalla severa intransigenza di un padre,

dall’affetto tenero dei nonni,

da fiabe e racconti,

dall’attesa di un miracolo,

dalle parole comprensive di un sacerdote,

dall’amore pieno di una donna,

dal cuore trasparente di una figlia.

Tutto è qui nei miei pensieri,

che rivolgo a Dio,

ringraziandolo della mia condizione terrena.

UN CARATTERE

Tra medaglioni,

ghirlande,

ardite prospettive,

nicchie e lesene,

si libera l’illusoria dilatazione

dell’arte.

Storie di civiltà

e d’intraprendenza

riflettono la determinazione

di un carattere,

raccolto in un’austera disciplina muraria.

UN VOLTO

Religiose bellezze

convergono tra muri sanguigni.

Gli alberi cercano la luce

sotto il peso di rami ricurvi.

Nel tono solenne di un decreto

vibrano voci e sussurri.

Spazi d’immaginazione

si perdono in bibliche confabulazioni

e postulati neoclassici.

Tra spirito giustizialista

e concise epigrafie,

s’immerge il volto lunare del borgo.

VEDERTI

Vederti mi rallegra.

Il calore della fiamma

richiama la gioia di un racconto,

l’amore dei vecchi,

gl’intrighi misteriosi delle fiabe,

le ore vissute nella speranza

di diventare uomini e donne,

creature di un mondo migliore.

Vederti mi consola.

Anche senza divisa esprimi un ordine,

maturità,

coraggio,

fedeltà di valori.

Sei come quando chiacchieravi

arrossendo di purezze,

di sorrisi incontrati

e condivisi,

di romantiche passioni,

di gol subiti.

Riscopro la mia Italia,

di giovani cresciuti

con l’amore dei sentimenti nel cuore.

la voglia di fare,

cambiare,

vivere

costruire.

Grazie per avermi riservato

il tuo attimo del tempo.

Gioisco e prego,

come un bambino

che ha appena ricevuto il regalo inaspettato.

VISIONI

Umanità di pensiero,

autorevolezza ecclesiastica,

intensità pittorica,

preliminari di pace,

armonia compositiva

e vezzi patrizi

s’inseguono nell’armonia delle volte,

tra storie di civile intraprendenza.

Improvvisamente s’alzano le brume

e dipingono di bianco il paesaggio.

Una successione di bifore

indaga il via vai di forme e di ombre

che popolano la fantasia del poeta.

VITA

La vita è vita sempre.

Ha diritto di essere difesa

e protetta,

conservata

e rispettata.

La sua presenza è un miracolo.

E’ meravigliosa quando ci sorprende con le sue voci,

i suoni,

i colori,

quando ondeggia nelle profondità,

quando s’immerge silenziosa

tra ruvide pareti boschive,

nella vitrea fissità di uno stagno,

nel fitto e articolato sistema vascolare della terra.

Ogni forma di vita merita il nostro stupore,

la nostra tenera ammirazione.

Non spetta all’uomo stabilire gerarchie.

La vita è un dono straordinario,

anche quando s’affaccia con i segni della

sofferenza

dipinti sul volto,

quando si consuma nelle vie delle città,

sulle panchine abbandonate,

tra i freddi bagliori dell’inverno.

E’ bella nelle sue mutevoli alterazioni,

nelle sue agghiaccianti persecuzioni,

nelle sue cicliche rivoluzioni,

così nelle ombre,

come nei luminosi fasci di luce

che la scoprono.

VIVI

Vivi il sorriso tenero di un bambino,

un’alba raggiante di luce,

la pioggia che bussa inquieta alla finestra,

l’accordo languido dell’usignolo.

Vivi il racconto tremulo del vecchio,

la voce magica del vento,

l’inquietudine del tempo,

l’attesa dell’azzurro dopo il temporale.

Vivi l’invitante fantasia del colore,

la brezza che sfiora il tuo viso,

il peso di una lacrima,

la speranza che segue il dolore.

Vivi l’incredulo ragionare della gente,

la freccia avvelenata che ferisce il tuo cuore,

il giudizio dell’uomo,

la grazia rigeneratrice.

Vivi il profumo intenso della primavera,

il verde di un prato,

il fischio mattutino di un merlo,

la gioia di una madre,

la consapevolezza di un impegno.

Vivi l’ombra del gelo,

la gelida incoerenza di uno sguardo,

l’arroganza che cancella il tuo volto,

il tuo limpido desiderio d’amore.

Vivi la gioia di un’attesa,

il dolce sapore di una guarigione,

lo sguardo trasparente del cielo,

l’albero che fiorisce di nuovo.

Vivi l’indifferenza,

la maldicenza,

l’invidia,

l’ipocrisia,

l’ignoranza

e prega,

perché tutto si trasformi in lauda,

nel ricordo di Francesco.

VOCI

Voci…

riflessioni d’amore

nel segreto dell’anima,

echi profondi

che scuotono il torpore del tempo,

suoni e parole che volano come gabbiani

alla ricerca del cibo.

Voci…

sussurri provocati dal vento,

promesse,

giuramenti,

segreti,

animazioni tempestose

che invadono la sfera dell’io,

tra controversi disegni

e sospiri.

Voci…

sobbalzi nel sonno,

richiami,

carezze amiche

che invadono il cuore

di tenerezze del passato

e del presente.

Voci...

le ascolto con devozione

e in ciascuna scopro una dolcezza,

un volto,

uno sguardo,

una comprensione,

come quando la vita sorrideva

di travagli quotidiani.

E’nelle voci che si ricompone

la storia,

lasciando nel cuore

un sottile desiderio d’amore.

FIGLIA

Trasparente come un cristallo,

leale e gioiosa,

sempre pronta a donare un sorriso,

un buongiorno.

Figlia,

parole di generosità e di osservanza,

inviti a donare qualcosa in più di un amore

a chi non ne ha.

Figlia,

in te rivedo la bellezza paterna,

la fatica e il coraggio,

l’idea e il contenuto,

la forza dirompente di una vita

che si tinge sempre di emozioni azzurre e rosa,

come i colori tenui di un’alba

o di un tramonto.

DI DOMENICA

Apro la finestra,

la neve non c’è.

Per terra, sulla via che conduce alla chiesa,

c’è la forma irsuta di un animale braccato e ucciso.

Rigido, in una pozza di sangue,

mi ricorda la condizione umana,

il rumore sordo delle armi.

Il Natale è alle porte,

ma il commercio di carne continua

tra l’imbarazzo di gente che non sa più

da che parte posare lo sguardo.

Natale è a due passi,

ma nel cuore risuona vivo

il dramma di una condizione

che rimane chiusa nella sua ermetica corazza

d’infausti trionfalismi.

NATALE

Momento d’amore e di riflessione,

calore e umanità di gente alla ricerca della pace,

voce di cuori che anelano alla speranza in un mondo migliore.

Natale,

immagine di un’ onnipotenza senza potere,

di una bellezza spogliata da inutili sovrastrutture,

ripensamento e riconciliazione

attorno al calore semplice di un camino appena acceso

Natale,

racconto di una notte in cui si trasformano le prospettive

e la vita torna a pulsare con la gioia di sempre,

come se tutto dovesse ricominciare da lì,

dalla culla che ospita il figlio di Dio.

Natale è la nostra storia,

la storia di un mondo che si ferma a guadare

dove la gioia corrisponde a un’attesa,

alla certezza che tutto può di nuovo ricominciare

tra le pagine sempre vive di una nascita e di una croce.

 

A GIOVANNI FALCONE E PAOLO BORSELLINO

Grazie,

per averci insegnato ad amare la Giustizia,

la Patria, lo Stato e le sue leggi,

per averci insegnato ad essere coerenti.

Grazie,

per aver combattuto il male,

per aver scosso la nostra omertà,

per aver aperto il nostro cuore alla speranza.

Grazie,

per averci insegnato l’obbedienza,

per averci fatto capire l’importanza della Democrazia,

dell’Amore e del Sacrificio.

Grazie,

per averci fatto capire chi sono i Magistrati,

per essere stati fedeli e osservanti,

per aver sposato l’umiltà, il lavoro e il silenzio.

Grazie,

per averci insegnato a lottare,

per averci indicato una strada,

per non esservi piegati al compromesso.

Grazie,

per aver ricreato la cultura della libertà,

per aver combattuto la schiavitù,

per aver affrontato il nemico nascosto,

a viso aperto.

Grazie,

per esserci stati accanto nei momenti difficili,

per aver scortato i nostri diritti,

per aver amato la gente,

per averla difesa fino al sacrificio della vita.

Grazie,

per averci insegnato a credere,

per essere stati in prima linea,

per non esservi nascosti dietro le quinte.

Grazie Giovanni,

Grazie Paolo,

a noi il compito di comunicare la cultura della libertà,

del rispetto delle Leggi,

dell’amore per la Giustizia,

come avete fatto Voi sempre,

in ogni momento della vostra vita.