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DALL’ALTRA PARTE…

di felice magnani

 

Dall’altra parte c’è il silenzio,

è come se gli esseri umani uscissero

dal nulla,

privati dei loro beni naturali.

Dall’altra parte c’è la schiavitù,

non puoi parlare perché ti ammazzano,

non puoi cantare perché violi l’intimità

del potente,

destabilizzi le miniere di rame,

quelle di uranio,

gli archivi dei diamanti,

le banche delle pietre preziose,

i traffici impietosi.

 Dall’altra parte impazza la guerra,

le città sono brandelli,

maschere di polvere,

cimiteri a cielo aperto.

 Dall’altra parte non esiste la pietà,

la morte arriva all’improvviso,

non bada a colori,

umori,

sospiri,

gemiti,

lamenti,

arriva con il suo carico di terrore

e fa esplodere chiunque si affacci

per trovare una speranza.

Dall’altra parte l’umanità è scomparsa,

vaga disorientata tra deserti di polvere

e barche negriere,

preda di traffici,

come quando gli schiavi battevano i remi

prima di morire affranti sulle ginocchia.

Sono passati secoli ma tutto è come prima,

i trafficanti commerciano,

si arricchiscono,

comprano e vendono

lasciando al mare l’incombenza

di seppellire le ultime speranze degli esseri umani.

Dall’altra parte il mondo si muove

e cammina.

Cammina con dentro nel cuore

il sogno di una libertà sognata

e mai vissuta,

cammina guardando oltre l’orizzonte,

dove i riverberi dell’opulenza

lanciano barlumi di verità.

Verità, schiavitù, libertà,

siamo ancora fermi all’idea iniziale

e il cuore corre,

corre frenetico come un nibbio verso la preda,

pronto a lanciarsi in parole e sistemi

solo sentiti,

mai visti prima.

Dall’altra parte il tamburo risuona più forte,

la freccia colpisce ancora,

il ruggito riempie di brividi la savana,

poi tutto piomba nel nulla,

come se la vita non avesse più forza per continuare,

per ricomporre un ciclo,

una speranza,

un sogno.

 

I sogni se ne vanno per mare,

a volte emergono

a volte scompaiono.

Chi conosce quei volti,

chi ha ascoltato quelle voci,

chi ha udito quelle parole di aiuto,

chi ha accompagnato il dolore della speranza?

 

Il mare copre tutto,

anche la bellezza di spiriti chiamati anzitempo

alla gloria di un’eternità senza frontiere,

senza terrore,

senza guerra,

senza colonizzazioni selvagge,

senza la paura di non farcela.

 

L’orizzonte è sempre lì,

a ricordarci che dobbiamo vincere

i muri e le ostilità.

 

Il compito di oggi è quello di capire,

aprire,

gestire,

indirizzare,

insegnare,

senza il timore di diventare di nuovo padroni

 

L’anima vuole continuare a volare

dove il cielo è più azzurro

e dove posarsi diventa l’inizio di una nuova storia,

fatta di intelligenza e umanità.

 

Giocare con le vite umane è indegno.

Ogni uomo, donna, bambino

sono la speranza di un Dio

che ha consegnato

al mondo

la responsabilità di una nuova alleanza.