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FRAMMENTI 4

di felice magnani

L’EDUCAZIONE E’ FONDAMENTALE

Vivere all’interno del circuito educativo è un’impresa straordinaria, non solo per la qualità, ma anche per la quantità delle operazioni che richiede. In passato l’educazione nasceva da un’ imposizione. L’autorità puntava il dito ed emetteva i suoi verdetti. In genere non concedeva lo spazio e il tempo a una contromossa, bisognava accettare senza fiatare. Educare è sempre stato il vero grande problema e lo è ancora oggi in una società che in nome di una disincantata libertà ha frantumato gran parte del sistema educativo tradizionale senza però sostituirlo o rafforzarlo con strumenti adeguati. Cambiare può essere la svolta, ma ogni cambiamento che si rispetti porta con sé la consapevolezza che occorra costruire il nuovo su basi sicure, capaci di sostenere la struttura che si vuole creare. L’impegno educativo, per sua natura, non è mai definitivo, evolve su basi sperimentali e la sua vera forza sta nella capacità di saper individuare, interpretare, capire, trovare, inventare, definire e ridefinire, costruire e ricostruire, ampliare e modificare, è un processo faticoso e totalizzante che investe l’essere, la sua umanità, il suo rapporto con la realtà, la sua capacità di aderire in modo consapevole alle richieste di una società che muta continuamente. L’educazione è fondamentale perché incide sui comportamenti, sui rapporti, sulle relazioni, partendo dal presupposto che conoscendo un pochino di più se stessi si possa conoscere meglio anche il mondo che ruota attorno, creando rapporti proficui con esso. C’è chi è convinto che la verità stia da una sola parte, c’è chi è pronto a giurare che l’educazione non abbia un peso importante all’interno di una comunità, minimizzando l’aspetto comportamentale, i rapporti interpersonali, la vita di relazione. L’impegno politico è minimo nei confronti della ricerca educativa, in molti casi lo riassume nei doveri della famiglia, della scuola, delegando in molti casi a quei valori che hanno una rilevanza decisiva nella qualità individuale e sociale della vita stessa. Ci sono temi e problemi come il bullismo che rimettono in discussione il significato di parole come autorità, disciplina, condotta, rispetto, attenzione, che richiedono la ridefinizione di rapporti che hanno perso il loro livello di incisività morale e sociale. In molti casi percorriamo la nostra strada dove, sulla base di antichi retaggi, che contribuiscono a dividere e a confondere. L’educazione ha un estremo bisogno di tutti, di educatori, di persone che sappiano esprimere al massimo livello la forza e l’energia del messaggio educativo.

LA FORZA IN PIU’

Un anno davvero importante per la famiglia. Un anno di riflessioni, di proposte, di progetti, di voglia di dare il giusto spazio a quella realtà così unica e straordinaria che ci ha permesso di conoscere e amare figure che portiamo sempre nel cuore, ancora di più quando la vita diventa ingrata, aspra, ruvida, difficile. Mi raccontava un sacerdote che ha partecipato all’ultima guerra sul fronte albanese che l’ultima parola dei soldati italiani, prima di morire era: mamma. C’era una mamma in ognuno di loro, il desiderio di un abbraccio che andasse oltre l’asprezza della condizione umana. La mamma è sempre stata e continua a essere una figura unica, l’unica capace di avere un confronto diretto con la vita, di capirne il significato profondo, oltre le barriere e le vicissitudini che la tormentano. Per capire il senso della vita basterebbe guardare negli occhi una madre che osserva il proprio figlio, mentre lo governa con quella grazia magica e un po’ misteriosa che traspare dalla luce pacata e solenne del suo sguardo. E’ nella forza e nella bellezza della visione materna che si colloca la figura paterna, che s’incarna e gioisce come parte attiva di un mistero di cui il figlio diventa continuità. Padre e madre, due figure insostituibili, capaci di ricostruire il mondo in spazi ristretti, dove l’amore supera le barriere, dove non ha bisogno di sovrastrutture perché è nell’ordine umano delle cose, di cui siamo testimoni ed eredi, un ordine che va amato, capito e interpretato, perché non sempre ciò che appare è scontato. La verità va ricercata sempre. Ecco perché la famiglia è straordinariamente bella e grande e incredibile, perché si sottopone continuamente alla nostra attenzione, non le basta la pur stupefacente definizione di un atto, ha bisogno di un’osservazione più profonda, attenta, completa, per avvicinare i suoi componenti all’armonia. Non una famiglia scontata, presa in affitto per la vita terrena, ma un centro di ricerca, di stupore e di benessere quotidiano, dove l’energia umana diventa anche un po’ divina. Uno dei grandi limiti della nostra società è quello di aver banalizzato la famiglia, come se si trattasse di un punto di arrivo per definire meglio un desiderio. In molti casi l’abbiamo privata della sua capacità di crescere, di fare dei passi in avanti sul cammino della conoscenza di noi stessi e del mondo che ci circonda. L’abbiamo resa incapace di ascoltare la voce dello stupore e della meraviglia, l’abbiamo costretta a sottostare alle leggi dell’egoismo e della ripetitività, privandola della sua capacità di abbracciare l’infinito, di esprimere la sua naturale tensione all’entusiasmo e alla felicità. L’abbiamo trasformata nel regno dell’egoismo, le abbiamo negato il diritto all’emancipazione, quella che le avrebbe consentito di rendere più vera e umana la sua presenza nella nostra comunità. Non abbiamo insistito abbastanza sulla sua natura politica, sulla sua valenza religiosa, sulla sua capacità di essere formatrice di cuori e coscienze. Non le abbiamo detto con sufficiente entusiasmo che i figli vanno curati, seguiti, aiutati a prendere coscienza della vita in tutte le sue sfaccettature. In alcuni casi ne abbiamo ridotto l’essenza, aprendo la via a chi gioca le proprie carte per trovare l’alibi su cui appoggiare il proprio egoismo. Un anno importante dunque, grazie all’intuizione di un pontefice e di un sinodo attenti a richiamare l’attenzione della famiglia umana sulla sua capacità di accendere una nuova luce su un mondo dominato da vaste chiazze di opacità e di ombre e dove riesce sempre più difficile far capire la differenza tra il lecito e l’illecito, il naturale e l’innaturale, tra ciò che ci aiuta a star bene e ciò invece che consuma la nostra esistenza.

I GIOVANI, LA COSCIENZA DELLA NUOVA EUROPA

Una coscienza nuova percorre le grandi democrazie europee, coscienza che si misura con i principali temi del terzo millennio, fondati sui bisogni delle persone, sul rispetto dell’ambiente, sul lavoro, sulla scuola, sull’educazione, sulla sicurezza e sull’accoglienza. E’ sui grandi temi che si giocano la forza e il coraggio della nuova cultura europea, sulla capacità di rischiare, di allargare i contenuti e le risorse a un mondo che si tende ad accogliere e a promuovere lingue, culture, tecnologie, volontà, desideri e aspirazioni. La nuova coscienza s’identifica con l’impegno culturale e civile dei giovani, con la loro capacità di saper unire, stimolare, aggregare, rinnovare, giocandosi in prima persona, manifestando, lottando e sviluppando una fitta rete di convergenze, attraverso le quali dimostrare che il nuovo mondo ha bisogno di loro, della loro integrità, della loro energia, della loro purezza interpretativa e della loro carica ideale. E’ nei giovani e sui giovani che si gioca il futuro di un pianeta che non respira, che si domanda sempre più spesso coma mai l’umanità non si renda conto che, così facendo, dichiara apertamente la sua sconfitta. E’ grazie al cuore e all’intelletto dei giovani che il pianeta s’interroga e si propone come punto di partenza per una rivisitazione integrale della propria identità. Uno spirito, quando si manifesta, ha bisogno di essere accolto e incoraggiato, ha bisogno di trovare interlocutori pronti a tendere una mano, a capire che sono loro, i giovani, il futuro di un pianeta massacrato da mille problemi e dove la speranza sta proprio in chi lo dovrà amare e governare. In questi giorni siamo stati tutti testimoni di quanto l’animo giovanile sia pronto e attento a recepire le indicazioni di una scienza che pone l’uomo di fronte alle proprie responsabilità. Vedere le principali piazze delle nostre città e di quelle europee, inondate di una gioventù animata dal sacro fuoco della consapevolezza civile dei problemi ci conforta, ci confortano altresì il coraggio e la determinazione del mondo giovanile, per come sa far riflettere e far convergere un’opinione pubblica scoraggiata, incerta sulle iniziative da adottare per evitare che la bellezza sfugga di mano. Non è stata, quella dei ragazzi europei, una semplice carrellata di buoni propositi, bensì l’impegno concreto di chi è consapevole che i cambiamenti, quelli veri, impongono una importante assunzione di responsabilità, di iniziative che vanno giocate in prima persona e che sappiano sviluppare una credibilità universalmente accolta. In questa circostanza la scuola, quella viva, quella che abbraccia concretamente il mondo e lo discute, ha dimostrato tutta la sua energia vitale, il suo essere dentro la vita e i suoi problemi, pronta sempre a dare il suo massimo contributo, pronta a sentirsi parte in causa, espressione partecipe di una realtà in costante fermento. Dunque, un grande lavoro di cultura sociale, in virtù del quale i giovani hanno avuto la forza di dimostrare chi sono e soprattutto quali valori reali alberghino nel loro spirito e nei loro cuori. Con la loro presenza hanno voluto dimostrare che è importante procedere a un radicale e profondo cambiamento di costume, cercando nuove misure, nuovi obiettivi, nuovi modelli, senza la paura di dire no a un consumismo sfrenato, a una globalizzazione pronta a tutto pur di sfruttare in modo indiscriminato le risorse del pianeta. E’ in questa direzione che la ricerca diventa stile, promozione e sviluppo, anima che rilancia nuovi diritti e di nuovi doveri. L’Europa guarda con molto interesse alla ricerca e s’interroga, perché crede nella forza rigenerativa della cultura, nella fiducia, nello studio e nella collaborazione, forme convergenti di un progresso rispettoso di civiltà. Un nuovo entusiasmo attraversa lo spirito degli stati, l’idea di poter essere pensiero umanitario che conduce l’uomo a ritrovarsi, a scoprirsi in una veste nuova, capace di attrarre, di legare insieme, di unificare, creando l’attitudine a una visione reale del mondo, dei suoi bisogni e delle sue necessità. Un nuovo rinascimento attende dunque la patria delle libertà e delle costituzioni, dell’uguaglianza e della fraternità, delle radici cristiane. I giovani chiamano a raccolta, guardano alla casa europea con rinata speranza, perché sanno che è nella relazione comunitaria che si ravviva la gioia di convertire l’eccesso in misura, l’antagonismo in collaborazione, le speranze in realtà. All’orizzonte si profila dunque un impegno comune e i segnali arrivano chiari. L’Unione inizia così a navigare sui grandi temi, quelli che riguardano la vita dei popoli e lo fa in un momento delicatissimo, in cui tutte le energie diventano essenziali, soprattutto quelle del mondo giovanile, cui spetta idealmente il compito di creare la nuova Europa, espressione di compattezza morale, storica, sociale, umana, un’Europa che vuole imporsi all’attenzione del mondo per la sua intelligenza, per la sua vocazione umana e intellettuale, in particolare per la sua capacità di coinvolgere e attrarre l’anima profonda della cultura.

LA SCUOLA, UN GRANDE ARGINE ALLO STRAPOTERE DELLA DELINQUENZA COMUNE E ORGANIZZATA

La scuola è il vero punto di partenza di una democrazia che s’impegna e lavora per migliorarsi. Formare coscienze nuove, più attente, più convinte, più capaci di percepire e recepire, allenate alla legalità, all’impegno, al rispetto, alla solidarietà, alla passione e all’entusiasmo, è un compito straordinario a cui la scuola è chiamata a fornire il proprio fondamentale contributo. Se i giovani sono ben guidati, ben educati, se vengono allenati a vivere con entusiasmo il loro impegno civico, sociale e culturale, sapranno crescere con una forte vocazione al fare, al creare e soprattutto adotteranno stili di vita che li aiuteranno a rafforzare l’impegno civico, ad affrontare la vita con passione, determinazione, con l’orgoglio necessario per tirar fuori il meglio di sé, quel meglio che in molti casi non trova chi lo sappia individuare e orientare. La scuola non è uno spazio privilegiato o il luogo dove si formano le classi abbienti, dove lo studio si flette su se stesso, alla ricerca della sua caratterizzazione storica, bensì il luogo in cui il cittadino impara a conoscersi e a conoscere, a riflettere e a operare, aprendosi a una relazione profonda con la realtà, con ogni tipo di realtà senza preclusioni, senza muri, senza timori, con lo spirito di chi coglie strada facendo il senso vero e profondo della vita. Fuori da schematismi e formalismi, la scuola assume così una sostanziale valenza pratica, diventa città aperta, dentro la quale si aprono curiosità e conoscenze, dove l’istruzione forma e allena, ma senza soffocare o imprigionare, sollecitando una crescita integrale dell’essere umano. Forse sono lontani i tempi dell’egemonia classica, forse l’inclusione sociale richiama ad aperture più ampie, dove tutti possano trovare lo spirito giusto per una corretta collocazione nel mondo. Nel passato la scuola ha prodotto differenze e distinzioni, ha creato categorie e simboli, ha minimizzato l’importanza della formazione pratica, correlata al mondo del lavoro e alle sue richieste, lasciando spesso nella convinzione che le differenze fossero ancora troppo radicate e profonde, per aspirare a una democrazia ancora più forte, solidale e coraggiosa. Oggi la scuola è decisamente al centro, è chiamata a risvegliare l’amore per la conoscenza, per lo studio, per la ricerca, per la realizzazione di un mondo a misura d’uomo, in cui la cultura abbia un valore espansivo, capace di coinvolgere e di far riflettere. Per questo chiede spazio, attenzione, suggerimenti, consigli, ma soprattutto la convinzione che sia davvero il punto di partenza per un cambiamento radicale e profondo di un costume e di un paese. E’ nei tempi difficili che l’istruzione compie il miracolo, è grazie alla scuola e ai suoi docenti che l’educazione ritrova la sua capacità di attrarre e di sollecitare, è in virtù dell’insegnamento che la fiducia prende forma e si sostanzia, lasciando nel cuore dell’uomo un rinnovato desiderio di umanità e di fratellanza, di curiosità e di conoscenza.

ALTI E BASSI DELLA FAMIGLIA

Riconoscere le proprie responsabilità educative significa avere ben chiari i diritti e i doveri che regolano le dinamiche comportamentali ed essere quindi nella condizione di saperli esercitare, nell’interesse dei singoli componenti e dell’unità stessa del nucleo familiare. La famiglia sta perdendo la sua vocazione orientativa e formativa, tende a delegare il proprio indirizzo educativo alla scuola, a persone, ad agenzie, a enti pubblici e privati. In questo modo perde di vista una delle sue funzioni fondamentali, quella di educare, di essere vicina ai propri figli, di avere una dialogo aperto e costante, di aiutarli a conoscere un pochino di più se stessi e la realtà che li circonda. La famiglia sta perdendo il suo patrimonio culturale, il suo essere erede e comunicatrice di informazioni, storie, racconti, episodi, usi, costumi e tradizioni, della sua naturale vocazione alla comunicazione affettiva. Il suo budget umano e culturale è diventato sempre più esiguo e in molti casi viene delegato alla televisione, al computer o ad altri congegni elettronici. L’informazione telematica ha via via sostituito il dialogo familiare, la sfera dei sentimenti, il contatto umano, la socialità della famiglia stessa. In molte circostanze i membri, soprattutto i figli, soffrono di solitudine e di abbandono. Spesso i genitori non hanno la capacità di affrontare i problemi dei figli, quindi delegano alle novità tecnologiche le loro responsabilità formative. La famiglia tende, in alcuni casi, ad assolvere ogni tipo di prevaricazione o di trasgressione, onde evitare di prendere posizione ed inimicarsi i componenti. La paura di essere se stessa, di essere educante fino al rispetto delle regole che la governano, la relega a un ruolo di subalternità e di fragilità, che si ripercuote sulla sua forza organizzativa, sulla sua capacità di essere convincente e propositiva, autorevole e credibile. Le regole e la loro osservanza sono tappe fondamentali ai fini di uno sviluppo armonico e lineare della famiglia stessa. S’incontrano sempre più spesso famiglie che non educano all’assunzione delle responsabilità, creando le premesse di personalità fragili, dominate dall’insicurezza, dalla paura e dall’incapacità di affrontare le difficoltà della vita. Molte famiglie mancano della giusta tranquillità economica per affrontare i problemi esistenziali che le riguardano e lo Stato fa troppo poco per risolvere questo problema. Il lavoro è sempre più precario, i salari e le pensioni, in molti casi, non sono adeguati ad affrontare con serenità i costi della vita quotidiana. Le difficoltà economiche costringono la famiglia a impegnare tutti i suoi sforzi sull’unico fronte che le permetta di sopravvivere, il lavoro. In tal modo non ha più tempo e tranquillità necessari per assolvere con impegno i suoi doveri educativi. Questa situazione si ripercuote negativamente sull’educazione dei figli che, in molti casi, sono costretti ad arrangiarsi, con tutte le conseguenze del caso. Un tempo, i figli erano l’unica, vera ricchezza della famiglia. Rappresentavano la continuità, il fine e lo scopo, la forza e il collante. La società civile e lo stato proiettavano le loro speranze sulle famiglie e sui figli, anche con iniziative di sostegno e di incentivazione. Oggi il paese soffre la mancanza d’incremento demografico a causa di un eccesso di calcolo matematico nell’investimento sulla vita. I figli non rappresentano più la ricchezza, ma un costo, di fronte al quale scattano meccanismi animati da varie forme di egoismo. La famiglia è spesso assente dal contesto familiare, coprendo in parte la propria assenza con concessioni a tutto campo. Non è più in grado di motivare un no deciso ed è sempre più vittima delle richieste dei figli. In questo modo perde via via di credibilità e di autorità, diventando incapace di orientare la propria azione educativa. Un eccesso di liberalizzazione ha creato un grosso disorientamento nei giovani che vorrebbero avviarsi al matrimonio. Gli effetti collaterali si possono leggere in una fuga generale verso situazioni alternative. Si parla spesso di famiglia, ma di fatto è completamente isolata dal contesto politico, viene tenuta in una condizione di sudditanza materiale e psicologica. Si è molto parlato in passato del ruolo della donna all’interno del nucleo familiare, ma per la donna che sceglie la casa, come realizzazione della propria personalità, non è stato fatto niente. Pur essendo ormai universalmente riconosciuto il ruolo della donna nella famiglia, non si fa nulla per permetterle di poterlo esercitare, investita di quella dignità che le compete per diritto umano e costituzionale. Lavorare nella famiglia è un investimento di straordinaria importanza, soprattutto oggi, in una società che sta perdendo di vista i suoi valori. Si era parlato di un salario che supportasse la donna che avesse scelto di lavorare in famiglia, per la famiglia, ma è andato tutto in fumo. La politica ha dimostrato ancora una volta la sua mancanza di volontà. Se non si farà tutto il necessario per restituire alla famiglia il suo ruolo, avremo un futuro molto fragile, senza obiettivi certi e con problematiche diffuse. Il pericolo è quello di cadere in un qualunquismo fatalistico senza sbocchi, dove tutto potrebbe diventare lecito e aprire le porte di una società senza valori, lasciata in balia di varie forme di opportunismo.

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