Menu
A+ A A-

TRAMONTO D’AUTUNNO

di felice magnani

Pedali inquieto

alla ricerca del sole

e ascolti

l’irrefrenabile carezza

del vento

La voce è soave,

tenue,

leggera,

profumata di silenzi

e colori,

di casolari sparsi,

mentre laggiù,

in fondo

all’orizzonte,

uno sguardo appare,

sorride

e si ritrae

come se temesse la gioia di un incontro.

Laggiù il paese appare e scompare,

osservi,

ti chiede chi sei,

da dove vieni,

dove si nasconde il tuo spirito,

di quali intonazioni s’impregna la tua voce.

Vorresti fermarti a osservare,

a osservare …

come se quello sguardo fosse l’ultimo

di una serie infinita di sguardi,

per ricostruire un passato,

per dare forma a un presente,

per tentare

d’immaginare un futuro.

Nel cuore un sussulto

e subito dopo

il respiro si tinge d’affanno

di itinerari lontani.

La tela riprende la forma.

Una chitarra s’accorda

e si tende

nell’acuta dolcezza di un suono

delicato,

vibrato,

compreso in misurati legami

di suoni.

Pedali

e ti perdi,

come se il mondo fosse lì,

in quel peregrinare di verdi

che rimbalza

e ti assale

scuotendo l’inerzia del cuore.

Pedali

e all’improvviso senti

che la natura

ti costringe a pensare,

a osservare,

a contemplare,

a ripassare fogli ingialliti

che diventano bianchi

e così ti perdi nel silenzio del tempio

e preghi

come se fosse la prima volta,

lasciando che la meraviglia

ti affascini fino all’esaurimento.

Laggiù,

tra punte di pini e aceri

e castagni addobbati,

mentre il sole si scioglie,

ritrovi le principesse dei sogni

che attendono l’arrivo

per ricominciare ad amare.