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41 ANNI FA L’AVVIO DEL PONTIFICATO DI PAPA WOJTYLA

di felice magnani

“L’EDUCATORE E’ UNA PERSONA CHE “GENERA” IN SENSO SPIRITUALE"

Spesso nella Chiesa di Roma si incontrano due aspetti che non sono sempre sintonici, perché uno è più legato alla temporalità, eredità di un sistema che ne ha caratterizzato istituzionalmente la storia, l’altro è di tipo provvidenziale, legato alla presenza dello Spirito Santo, che sovrintende l’azione umana. Dunque azione umana e azione divina concorrono  a definire e a delineare l’evoluzione storica della Chiesa. Nel corso della storia, infatti, materia e spirito, pensiero umano e pensiero divino si sono spesso alternati, sovrapposti e hanno generato varie forme di alterazione. In molti casi la politica delle cose umane si è sovrapposta a quella delle cose divine, al punto che in alcuni momenti si è pensato che ci fosse un vizio di forma tra la Chiesa stessa come istituzione gerarchica e il Vangelo di Cristo. I papi sono stati, in molti casi, espressione di questa irrisolta dicotomia. Papa Giovanni Paolo II ha superato queste forme di posizionamento ideologico e teologico, ricreando  la formula della continuità evangelica attraverso una perseverante azione pastorale nel mondo. Ha abbracciato la relazione e la formula di un cristianesimo itinerante come modalità di affermazione della fede. Un papa che ha toccato il cuore dell’uomo, semplicemente perché ha adottato la parola di Cristo come metodo di approccio educativo alla persona e al mondo. Un papa che si è posto sotto la protezione della Vergine Maria, cosciente della sua capacità di osservare il mondo alla luce di quella maternità che suggerisce straordinari esempi di vita nella storia del pensiero antico e moderno. Giovanni Paolo II ha rafforzato la svolta conciliare dei suoi predecessori, affermando con l’esempio che il segreto della credibilità cristiana sta nella volontà di sapere mettere in pratica la vita di Cristo, una volontà magistralmente supportata dall’educazione materna di una mamma speciale, proiettata alla salvezza del mondo insieme a suo figlio. Nel pensiero e nella catechesi pastorale di Karol Wojtyla ha sicuramente pesato la figura della mamma, morta quando lui aveva soltanto nove anni. Avrà di certo trovato nella fede un motivo in più per adottare il magistero materno come guida educante per la Chiesa. Con il papa polacco si torna  alle radici storiche della politica conciliare di Giovanni XXIII, fondata su una Chiesa vicina all’uomo ovunque nel mondo, una Chiesa impegnata nel grande slam della evangelizzazione, capace di capire e interpretare l’uomo e le sue esigenze, accompagnandolo in un faticoso cammino di riappropriazione materiale e morale, sottraendolo alla sudditanza della povertà, una Chiesa dunque capace di parlare un linguaggio semplice, di offrire esempi di sobrietà e di costruire una presenza e una speranza soprattutto là dove il pessimismo e la disperazione regnano sovrani. La parola di Cristo emerge nella sua universalità, in tutta la sua storica e contemporanea vitalità, restituendo al disorientamento dell’uomo la forza di una fede capace di restituire sul piano umano quella dignità che il mondo terreno toglie, perché ha perso il rispetto della condizione  umana. Nel discorso del papa, sulla piazzetta del Mosè, al Sacro Monte di Varese, si evince la forza suadente di un pastore al quale non sfuggono mai i due pilastri della Chiesa di Roma: Gesù Cristo e la Vergine Maria. Il mistero della Santissima Trinità si offre all’uomo come esempio, sostegno e finalità. Si riaccende il mistero della risurrezione, la speranza che consente all’uomo di guardare in fondo non come al termine ultimo di una esistenza destinata a scomparire, ma come arrivo e punto di partenza per l’altra vita, quella che si immerge nella luce divina, nella contemplazione e nell’ adorazione del Padre. L’azione del papa è il segno visibile di una fede che si accompagna ai cambiamenti e alle innovazioni, per ricordare all’umanità i suoi limiti, i suoi bisogni e le sue necessità. Papa Giovanni Paolo II ha fatto uscire il meglio di sé dalla cultura della vita nel mondo, è riuscito a scuotere frustrazioni, schiavitù, povertà di vario ordine e grado, ha parlato al cuore dell’uomo, invitandolo a non avere paura, ad affermare con l’esempio i valori della vita cristiana. Per la prima volta la Chiesa di Roma offre le sue chiavi a un sacerdote straniero, a un operaio, un uomo che ha vissuto la vita in tutta la sua umanità e drammaticità. Per la prima volta la Chiesa di Roma attraversa il mondo, portando una voce, un sorriso, una speranza di risurrezione soprattutto là dove l’uomo ha bisogno di essere sostenuto, amato, difeso e promosso. La presenza nella storia di Giovanni Paolo II ha un che di profetico, di straordinariamente umano e divino insieme. La sua immagine è stata taumaturgica e contagiosa. Karol è l’uomo di chiesa che ha contribuito in modo determinante alla caduta del comunismo, là dove le sue radici erano solide e profonde, dove  l’umanità viveva varie di forme di schiavitù. Giovanni Paolo II è stato il testimone di Cristo che ha contribuito in maniera decisiva a far crollare l’impero e le sue utopie, restituendo alla civiltà la sua libertà, ai popoli la loro dignità, al diritto la sua espressione. Una fede dunque radicata e profonda, figlia della cultura popolare polacca ha contagiato il mondo, regalandogli spiragli di nuove idealità. Un papa, Wojtyla, che ha intimamente vissuto i drammi personali e quelli della storia, senza mai perdere il filo della speranza, senza mai perdere quel sorriso che ha animato di nuova fiducia il mondo cristiano e quello non cristiano. L’ecumenismo di Giovanni Paolo II è stato una grande abbraccio fraterno, la certezza che la diversità si contempera e trasforma quando si muove dalla certezza che l’uomo è figlio di Dio, creatura fatta a immagine e somiglianza di Colui che ha voluto donare il proprio amore, incarnandolo. Dunque un papa educatore, che riesce a sciogliere il desiderio di amore della natura umana in ogni angolo del pianeta, ponendo le basi di una riflessione profonda sulla vita, sulla pace, sulla libertà, su quei valori che hanno fatto del cristianesimo la più grande rivoluzione della storia. “Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo, e, con la potestà di Cristo, servire l’uomo e l’umanità intera. Non abbiate paura!  Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo. Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi della cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui sa”. Con queste parole Giovanni Paolo II esprime la sua catechesi a circa quattrocentomila persone convenute sulla piazza di San Pietro, domenica 22 ottobre. E’ l’urlo liberatore di chi ha provato sulla propria pelle la schiavitù morale e materiale, di chi ha lottato per restituire all’uomo la sua libertà e la sua dignità. E’ il passaggio fondamentale che porta alla costruzione dell’uomo nuovo, capace di trovare dentro di sé la fiducia e la fede necessarie per uscire dalla schiavitù  dell’ignoranza, della dipendenza, da ogni forma di subalternità subita. E’ l’urlo di un papa che indica l’unica via possibile per restituire al mondo la sua capacità di costruire una dimensione nuova dell’esistenza, fondata sulla certezza che i valori cristiani sono la base sulla quale innalzare la propria esistenza. Non avere paura significa innanzitutto modificare quella mentalità perdente sulla quale vari sistemi hanno costruito la loro dominanza, essere coscienti che ogni essere umano è segno visibile della infinita generosità divina e che ciascuno è chiamato a essere testimone vivente del grande mistero della vita. Si tratta di una profonda rigenerazione di pensiero e di costume, di fede e di dottrina sociale. L’uomo nella sua immagine globale diventa artefice di un cambiamento, che trova nella speranza cristiana lo strumento ideale della sua risurrezione. Non avere paura significa avere il coraggio di essere testimoni della fede e della parola in un mondo sempre più teso ad annientare l’anima, lo spirito pensante, la vocazione alla spiritualità che è parte integrante della libertà cristiana. Non avere paura di denunciare il male, di prendere le distanze da chi sfrutta le risorse umane per arricchire se stesso, da chi strumentalizza la vita per ridurre l’uomo in uno stato di perenne mortificazione umana, morale e materiale. E’ un modo molto più caratterizzante di affermare i valori e di applicarli, di aprire le porte di una conoscenza ampia e approfondita della realtà, di sentirsi protagonisti insieme a Cristo e a Maria di un cammino teso a far risplendere il valore della verità, di evitare la sudditanza a un male che tende a distruggere la bellezza della vita umana e delle sue finalità. Giovanni Paolo II è l’apostolo itinerante che supera il rigido schema confessionale, che sceglie la via di una comunicazione viva e diretta, che si avvicina all’uomo ovunque esso sia per documentare con l’esempio della parola, del gesto, dell’azione il senso della paternità di Cristo. E’ in questa chiave antica e sempre innovativa che il Vicario si mescola all’umanità per cercare di risvegliarla, di esorcizzarla dalla servitù perenne, per restituirle un’immagine, una identità, per ridare forma e sostanza al grande dono della vita. E’ in questa direzione che Giovanni Paolo II ricostruisce un’ idea di chiesa meno dogmatica, meno rigida, meno strutturale, ma più vicina alle attese della gente comune, di quella che attende da secoli una liberazione da tutti i vincoli che l’hanno ridotta in schiavitù. E’ nella cultura della libertà e del coraggio che le parole del papa confermano e amplificano, fino a scardinare le utopie ideologiche e filosofiche costruite dall’uomo per annientare il suo simile, per innalzare la cultura della prepotenza e della prevaricazione. Un risveglio universale verso la pace, la fratellanza, la comprensione e la solidarietà. Un risveglio che non è solo figlio di una cultura pensata, ma di una millenaria testimonianza di cultura cristiana. Il papa polacco ha il dono della comunione elettiva. La sua persona, i suoi gesti, la sua voce, la sua amorevole e profonda fede in Maria madre di Gesù, restituiscono all’uomo distratto e confuso del terzo millennio la consapevolezza che la rinascita è sempre possibile e che nulla può impedire alla natura umana di diventare migliore, anche quando sembra che tutto sia perduto. E’ nella profonda crisi morale del terzo millennio che la catechesi di papa Giovanni Paolo II si inserisce e dà i suoi frutti, riabilitando le varie forme di disabilità di cui soffre l’umanità. E’ in questo bussare incessante che l’anima si risveglia e chiede di essere amata e ascoltata, è nella parola del papa che l’uomo ritrova molte delle sue certezze perdute. Giovanni Paolo II ha un rapporto privilegiato con la speranza e con i giovani che bene la rappresentano. Con loro esprime al meglio il suo senso della paternità, la sua vocazione paterna e fraterna, il suo desiderio di riproporre l’immediatezza della cultura cristiana, una cultura che sa comprendere, capire, gioire e rilanciare nello spirito dei tempi, nella richiesta di attenzione che arriva con forza da ogni parte. Giovanni Paolo II è un giovane con i giovani, è l’educatore che sa trovare sempre la parola giusta o il gesto più adatto per risvegliare emozioni e sentimenti, fede e speranza. E’ una immagine di serenità che attraversa i cuori, l’immagine di un uomo rimasto giovane che ama conversare con i giovani, che crede nel futuro del mondo, nella capacità dell’uomo di ascoltare e fare propri i messaggi della cultura cristiana. 

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