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TRA UMANESIMO E TECNICISMO

di felice magnani

La parola umanesimo arriva direttamente al cuore e lo apre a una speranza antica, ma sempre nuova, sempre attuale, pronta a riconsegnare alla storia la sua parte di emozioni e di verità. L’umanesimo non è mai finito, ha continuato la sua corsa nonostante abbia incontrato varie forme di materialismo, prodigandosi per dimostrare che al centro di tutto c’è l’uomo con i suoi spazi di moralità, anche con le sue aberrazioni, le sue dipendenze, le sue fragilità, le sue curiosità, le sue rivincite, la sua voglia di essere e di diventare. L’uomo come centro attorno al quale si posizionano le ansie di un pianeta che alza la voce per richiamare l’attenzione di chi viene sistematicamente privato della propria identità, costretto a subire le pressioni di una colonizzazione che ha mutato strategie, ma che di fatto continua a dominare la scena, costringendo intere popolazioni ad abbandonare la propria terra per un orizzonte incerto e ancora tutto da costruire. E’  la vicenda di un uomo che accetta con fatica la sua condizione, che vuole assolutamente provare l’ebbrezza di un salto di qualità, di una vita meno opprimente e più aperta all’accoglienza e alla valorizzazione, un uomo che pur di sopravvivere affronta l’imponderabile, riconoscendo il proprio limite e che, nonostante tutto, s’impegna a tentare la sorte, rimanendo in molti casi intrappolato nelle strategie opportunistiche del suo simile. E’ l’umanesimo dello studio e della cultura, della lingua e della parola, l’umanesimo che si tinge di memoria e di valorizzazione, che stimola l’impegno e la creatività, che cerca protezione tra le pieghe di una società in molti casi sospinta da varie forme di predazione, che riserva molto poco tempo per i bisogni e le necessità umani. Si tratta di una rimodulazione in chiave globale di un’aspettativa che giace latente nei passaggi della storia, quando il tecnicismo comprime la speranza fino a vanificarla, quando l’usura del materialismo non consente più al cuore e all’anima di far volare anche solo l’idea che basti poco per accendere di nuovo la volontà, per ridare fiato a un sapere a tratti statico e irresponsabile. L’uomo dello studio e della memoria cerca di riformulare un giudizio, di ricostruire un assetto, di rimettere in piedi pezzi di cultura che sono andati distrutti, cerca di porre un freno all’ideologia miracolistica delle sovrastrutture telematiche, che impediscono in molti casi di rimettere in circolo il fluido rigenerativo di una visione dal volto umano della storia e di tutto il sistema educativo. Mai come in questo momento la dicotomia alza muri e barriere, si acuiscono i conflitti, si alterano le pacificazioni, mai come ora  si sente la necessità di riordinare, ristabilire equità ed equilibri, restituendo alla comunità la fiducia in se stessa, nella sua forza riabilitativa, nella capacità di saper dare risposte a quegl’interrogativi che rischiano di chiudere l’animo umano in varie forme di subalternità e di schiavitù. 

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