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IL PROBLEMA? SAPER ESSERE VERI

di felice magnani

Avere il coraggio di mettersi davanti allo specchio, sapersi osservare, andare un pochino sempre più in fondo, dove i pensieri si annidano e si ammantano di turbamenti, inquietudini, desideri, speranze, incertezze, è lì che la vita della persona s’impenna, s’innalza e si abbassa, cercando disperatamente un approdo per incontrare aiuto e conforto, per riannodare ciò che il tempo ha consumato, è nella certezza dell’io che la natura umana ritrova se stessa, si riappacifica e si protende per confermare la propria forza e il proprio coraggio, la necessità di mettere un ordine stabile nel coacervo di relazioni che la vita riserva. In questi anni di controversie, di lotte, di incomprensioni, abbiamo avuto la possibilità di valutare più che nel passato il senso e il valore delle cose che facciamo, che diciamo, che riteniamo utili più di altre nella costruzione di una vita interiore degna di essere vissuta. E’ nei tempi difficili che lo spirito si risveglia e chiede risposte, è quando il cammino sale e si fa duro che l’uomo esce dalla sua condizione di precarietà permanente per riempirla con una speranza che lo faccia sentire meno solo, meno inquieto, meno sprovvisto di fiducia nelle cose, nelle persone, in se stesso, nel futuro, è nella coscienza profonda dell’essere che si riordina quel vigoroso moto dell’anima che apre le porte di una vera e propria risurrezione. Risorgere si può, certo in qualche caso costa fatica, richiede una rinuncia, una trasformazione, un cambiamento anche radicale, un atto di pentimento, la volontà di essere qualcosa di diverso, di più autentico, vero, solenne, qualcosa che annulli per sempre la provocatoria aspirazione a primati che non esistono e che rischiano di annullare la coscienza profonda della volontà, quella che si apre alla gioia temeraria di un confronto, di una confessione, di un atto che riproponga la forza e la bellezza di un valore abbandonato al proprio destino. E’ nei tempi difficili che occorre rispolverare la capacità di mettersi in discussione, di abbandonare primati e primariati, uscendo dal giogo perverso delle convinzioni e delle ideologie, delle verità presunte, di una forma che distrugge l’approccio alla sostanza, è nei tempi difficili che l’animo umano si predispone a certezze più alte, meno avvilenti, capaci di restituire freschezza, leggerezza, visione, missione, è nei tempi difficili che bussa alla porta l’idea che il mondo non sia solo quello della cattiveria e del pessimismo, ma che esista per fortuna la possibilità di ritrovare un ordine che trascenda la frustrazione e la debolezza, che sappia riaprire il dialogo con le cose che contano, come l’amore, la gioia, la felicità, l’unione, la bellezza, il senso religioso di una vita che guarda con interesse verso l’alto, dove il pensiero ritrova equilibrio e armonia. E’ nei tempi difficili, quando tutto sembra a portata di mano, che l’idea di un Dio generoso e attento, capace di vivere accanto all’uomo e di orientarlo, riapre un dialogo ricusato e svilito, un dialogo che si conferma nella suadente convinzione di una lettura, di una parabola, di un racconto capace di ricreare il valore della speranza. Nulla della vocazione primordiale si perde, nulla di quanto abbiamo appreso o imparato finisce, tutto concorre alla rinascita e la visione diffonde nuove esplorazioni, nuovi approdi, nuovi mondi e nuovi modi per stabilire un patto di onestà e perseveranza con quell’universo che abbiamo imparato a conoscere nei mille risvolti delle complessità esistenziali. Essere veri, rinunciare all’imbroglio della finzione, riabilitare il dono della lealtà e dell’onestà non è scontato, richiede forza, coraggio, ingenuità evangelica, capacità di riposizionare la creatività di un valore e il rischio è di non essere capiti, di cadere nelle trappole dell’incongruenza, sapientemente tese da chi ha giurato sulla forza della disonestà. Essere veri è essere umani, capaci di non nascondersi, di guardare in viso il prossimo col sorriso di chi assolve e comprende, cosciente del valore immenso della fratellanza, del perdono, della necessità di procedere insieme unendo le forze, le capacità, le culture, i valori, le aspirazioni, fuori dagl’inutili e intolleranti grovigli degli odi e dei rancori che distruggono la vita umana. Tutto concorre, converge, si protende a dare un senso a ciò che facciamo, a ciò che pensiamo, a ciò che sentiamo, è nella forza persuasiva del bene che si unisce e si cementa la volontà umana, quella che conosce i propri limiti, che conosce il valore del tempo, che ha fede nella conservazione della fiducia, che guarda ogni giorno con ampiezza di stile alla straordinaria bellezza di un mondo che chiede di essere osservato, condiviso, amato, difeso, protetto, come testimonianza reale di quel diritto alla conservazione e al rispetto che è base fondamentale di una coscienza ampiamente voluta e riconosciuta. 

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