Menu
A+ A A-

C’E’ UN PO’ DI CONFUSIONE NEL MONDO CATTOLICO

di felice magnani

Qualcosa frigge nell’aria e scalda gli animi, li rende distratti e pensierosi, attoniti e meravigliati, sono sempre di più coloro che indugiano sul passato, sul presente, sul futuro, su come amare, vivere, partecipare, pregare, gioire, sperare, su quali risposte dare a quel mondo interiore amabilmente programmato ad accogliere lungimiranti progressioni umane ed evangeliche. Sono in molti che si guardano attorno cercando di cogliere quel seme di gioviale convergenza che aveva contraddistinto l’educazione post bellica, quando la voce della chiesa aveva toni convincenti, fermi e leggeri, capaci sempre di ripristinare un ordine, una sintonia, una riflessione congiunta, un’intensità.  E’ passato di moda l’antico catechismo dogmatico, quello che imprimeva solerti accelerazioni a una ragione umana spesso coinvolta nella guerra dei materialismi.  Erano tempi in cui la chiesa, le famiglie, la scuola e il mondo sociale collaboravano attivamente alla costruzione di un’immagine più religiosamente compiuta, tempi in cui l’aspirazione al consumismo veniva rigorosamente controllata e orientata dalla comune convinzione che il mondo fosse molto più grande di quanto le filosofie materialiste lasciassero intravvedere. L’educazione, anche quella religiosa, sapeva intuire e interpretare, era parte integrante di una famiglia che sapeva interrogarsi, che sentiva forte il desiderio di trovare risposte, di indicare una via, di pensare compiutamente al proprio presente e al proprio futuro, senza urlare, senza trattare la diversità come un’aggressione, senza prendere posizioni troppo ardite per poter essere accolte e definite. Abbiamo vissuto il tempo dell’impegno quotidiano,  proposto e seguito da sacerdoti esperti dell’arte del vivere. Oggi siamo sempre più spesso fermi a cercare di scoprire il senso di una certa o presunta verità, un senso che risulta sempre più vulnerabile, sempre più antagonista, sempre meno capace di orientare cautamente dubbi, incertezze, ire e conflitti, sempre più prigioniero di pregiudizi, di contraddittori sparsi forse per alimentare la lotta, la violenza fisica e verbale di una società già ampiamente provata da varie forme di sofferenza. Accanto a noi vive un mondo che non sa più rasserenare, prigioniero spesso della sua immanenza, con il respiro corto, come se la verità fosse il frutto di un calcolo matematico. Si sente forte il vuoto della trascendenza, si parla pochissimo di spirito, di morale, di fede e forse si pronuncia anche pochissimo il nome di Gesù e quello di Maria. Una dimenticanza? Una sufficienza? Ci sono forse aspirazioni più alte? Viviamo immersi in un integralismo ondivago, prigionieri spesso di chi si arroga il diritto di vanificare, comprimere e reprimere, lasciando sul tavolo briciole di ambiguità, arrivismi e sopraffazioni, prevaricazioni, violenze verbali d’ogni genere. Nelle contaminazioni quotidiane cogliamo il senso di un non senso, qualcosa che giorno dopo giorno consuma la fiorente bellezza di un’educazione che ha trovato spesso nella cultura religiosa l’energia necessaria per rimettere in linea una vita sempre più spesso privata della sua armonia. In che misura la religione incide sulla vita delle persone? Forse meno di prima, forse si è lasciata prendere la mano, pensando che il mondo sia solo quello che s’incontra nelle bufere quotidiane e che la verità abbia una sua presunzione politicamente contemporanea, forse è cambiato il modo di porsi delle persone, il loro carattere, qualcosa si è un po’ perso per strada, vittima di quella pseudocultura tecnologica che crea dipendenza, annullando quelle preziosissime forme di relazione sociale e morale di cui la chiesa è stata maestra nei secoli. C’è nella società in cui viviamo una carenza di sacro che trasuda un po’ dappertutto, nel linguaggio, nella gestione, nella proposta, nei luoghi, nella capacità di mettere sempre davanti a tutto i temi fondanti della fede cristiana, quella che trasforma la depressione in gioia di vivere, la condanna in assoluzione, il pessimismo in speranza, la vita quotidiana in un’amabile costruzione sociale. Forse c’è qualcosa che non funziona nel sistema gerarchico, nella valutazione, nella logica, nelle pieghe del cuore e in quelle dell’anima, certo il problema esiste nelle piccole come nelle grandi cose. Parlarne conviene, soprattutto ora che una certa forma di dissoluzione costante e ramificata tende ad annullare tutto ciò che è stato costruito con amore nel tempo. L’impegno riguarda ognuno di noi, ma occorre forse domandarsi più spesso come mai, come mai una radicata forma di renitenza colpisca in modo così diretto anche quelle certezze che sembravano inattaccabili, quei valori sui quali abbiamo camminato con forza e coraggio anche quando i “muri” erano alti e sembrava impossibile riuscire a oltrepassarli. Mettersi in discussione, riprendere tra le mani il Vangelo e sfogliarlo, rilanciare la bellezza di una fede che apra l’orizzonte umano, ridare spazio e tempo alla voglia di essere migliori e di incontrare chi abbia voglia di relazionarsi, oltre gl’impegni e le burocrazie, oltre l’idea statica che la verità sia sempre quella, abbia sempre lo stesso colore e ripeta pedissequamente  costumi e volontà ingialliti nel tempo. C’è un cenno di movimento che avanza, qualcosa che assomiglia a una presa di coscienza, alla necessità che la persona abbia bisogno di qualcosa che l’attuale società non è più in grado di dare, nonostante le sue invenzioni e le sue innaturali certezze.

logo regione

varese4u logo

Plan what to see in Varese with an itinerary including Sacro Monte Unesco di Varese