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QUEL POMERIGGIO IN VALCUVIA

di felice magnani

Ci sono momenti in cui vorresti esprimere il tuo amore per la natura e vorresti farlo sfiorando la bellezza senza turbarla, senza recarle danno, con quella orgogliosa fierezza che solo la bici è in grado di dare e così la inforchi senza pensare, lasciandoti sedurre dal pensiero delle emozioni. Pedali felice, strizzando l’occhio all’intensità della luce solare, mentre il vento massaggia i tuoi pensieri, la tua voglia di profumi, colori e forme. Sei in balìa di una natura che si lascia cogliere, che invita a riprendersi quel gioioso senso di libertà, come quando da ragazzino ti lasciavi coinvolgere dal turbinio di emozioni che incontravi sulle strade provinciali e statali, tra filari di pioppi e distese di campi, rogge, canali, casali, odori di stalla e di fieno appena tagliato, animali e uomini e donne curvi sulla terra nera della campagna. Andare in bici è come essere protagonisti di un film in cui la vita s’impregna di comunione d’intenti e di sollecitazioni interiori. Sulla strada può capitare di tutto, anche che un furgone piovuto su di te all’improvviso, proveniente da chissà dove,  ti scaraventi a terra proprio mentre stai pensando a quella bellezza che pedala accanto a te. Un colpo secco, che non lascia neppure il tempo di un pensiero! E’ come se all’improvviso il destino ti dicesse che lui è il padrone e che tu non puoi fare nulla, se non accettarlo nella sua drammatica vulnerabilità. Cerchi subito di rialzarti e lo fai tra gonfiori, abrasioni e ferite lacero contuse sparse su tutto il corpo, alcune visibili, altre nascoste sotto le pieghe di una maglietta che cela amabilmente  colpi che non avresti mai voluto subire. Immagini di avere accanto qualcuno che ti conforti, che ti dica cosa sia successo, speri che qualche anima buona ti aiuti e che quel conducente si faccia vivo, anche solo per scusarsi per quello che ha fatto. Nulla!. Raccogli la tua bici, la rimetti in piedi, mentre il sangue zampilla sul tuo corpo violentato. Ti senti confuso, abbandonato, entri in un grande negozio e chiedi un bagno per poterti lavare, disinfettare, per capire qualcosa di più sull’entità di un diffuso malessere. Una signorina gentile fornisce l’occorrente, ascolta umanissime “rivendicazioni”, con attenzione materna. Un altro al mio posto avrebbe chiamato i Carabinieri, l’Ambulanza, avrebbe lasciato lì la bici, avrebbe chiesto a qualcuno di essere trasportato a casa, avrebbe denunciato il suo investitore per omissione di soccorso, io ho risolto tutto con un: “Tutto è bene quel che finisce bene”. Ho chiesto a un meccanico lì presente se poteva raddrizzarmi il manubrio, ho aspettato, sono ritornato sulla strada, sono salito in sella senza paura, pedalando adagio verso casa. Nel frattempo rimuginavo, pensavo e ripensavo al tizio che mi aveva investito e che si era eclissato. Perché non lo avevo denunciato? Se lo sarebbe meritato! Eppure non l’ho fatto, forse  per evitargli guai molto grossi, forse perché immaginavo che avesse qualcosa da nascondere, che potesse perdere il lavoro, forse ho sbagliato a non volerlo denunciare, ma una voce dentro ha corretto il pensiero primario, lasciando che il cuore recitasse la sua parte di umanità. Avrei potuto, avrei dovuto. Giusto? Sbagliato? Non lo so, forse la verità sta un po’ da una parte e un po’ dall’altra, una cosa è certa, esci di casa con la certezza di essere corretto come sempre, rispettoso della segnaletica stradale, convinto che anche per gli altri sia così, dai per scontato che l’uomo non sia cambiato, che coltivi ancora il buon senso, il rispetto, la solidarietà, invece ti accorgi che in qualche caso l’umanità è sparita lasciandoti solo, in un’ assoluta indifferenza. Dopo anni di insegnamento, in cui hai tentato di spiegare l’importanza delle regole, del rispetto e della correttezza, ti rendi conto che tutto è legato a un filo, che l’asfalto non ha pietà alcuna, che l’uomo è ancora vittima della sua ignoranza e che in molti casi l’emancipazione è solo un sogno per non pensare a quello che potrà succedere. Per fortuna sono ancora vivo: può essere una lezione sufficiente? Speriamo che la sia!

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