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UNO DEI MALI DI OGGI? IL MENEFREGHISMO

di felice magnani

I tempi sono radicalmente cambiati, in molti casi esigono metodi e sistemi diversi da quelli che li hanno preceduti. Nonostante tutto, però, ci sono cardini attorno ai quali continua a muoversi una sorta di condivisione storica,qualcosa che supera le nuove narrazioni con i loro temi e le loro proposte, qualcosa che a detta di molti fissa inesorabilmente il limite oltre il quale non è possibile andare senza perdere il cuore, la faccia e la dignità. E’ incredibile infatti incontrare alunni che si ricordano della fermezza, dell’autorevolezza e che, quando meno te l’aspetti, ti sorprendono, affermando che loro con i figli stanno facendo la stessa cosa, adottando quel briciolo di fermezza educativa che serve per orientare in modo adeguato la naturale tendenza alla trasgressione. Insomma, quegli stessi giovani che puntavano il dito, oggi riconoscono il valore dell’autorità. Dunque l’educazione non passa mai di moda, neppure nelle giovani generazioni, quelle più esposte alla dissacrazione o al rilancio di nuovi valori; quando meno ce lo aspettiamo, infatti, esce dal profondo del cuore la verità e cioè che ci sono valori che sono destinati a rimanere in vita sempre, salvo ogni tanto essere temporaneamente  dimenticati. Nella società del menefreghismo di massa, dove quello che è vero per te non lo è per me, alla fine ci ritroviamo a dover rispolverare i porti sepolti, quelli che pensavamo ormai lontani anni luce dal nostro modernissimo panorama visionario, fatto molto di virtuale e poco di umanamente reale. Il menefreghismo è un male assai diffuso e più avanza il progresso e più l’uomo perde di vista l’altro uomo, non lo vede più, non se ne ricorda più, lo relega nel profondo, ciò che veramente conta è diventare parte di un fermento che ribolle quasi sempre di antiche rivalità irrisolte, di faide e di manipolazioni che si riconfigurano fino a diventare del tutto simili a quelle già sperimentate in un drammatico passato. L’antagonismo del passato viene ripescato ogni volta che il presente risulta vuoto, privo di slancio vitale, preda di un benessere che sotto sotto annulla ogni pratica di buon senso, lasciando il via libera a conflitti profondi,nei quali si consuma la parte migliore di una società. Nel mondo virtuale può succedere di tutto. Le costituzioni, le leggi, i confini di stato, le regole, gli affetti, tutto è profondamente in crisi, non esiste più nulla di veramente stabile. Ci si domanda sempre più spesso dove si andrà a finire, quali saranno i valori deputati alla rappresentanza, con quale spirito i nostri giovani sapranno assumersi quelle responsabilità che stanno alla base di una vita reale, complessa e sorprendente, insomma l’impressione è assolutamente negativa, anche se il buon senso e soprattutto la speranza, inducono a pensare che anche il male più assoluto possa diventare relativo e che alla fine la ragione prevalga su una diffusa, quanto inadempiente, verità. Al cittadino riesce sempre più difficile capire come mai le leggi valgano per alcuni e per altri no, ma sono in pochissimi quelli che le rispettano, si domanda soprattutto dove stiano quegli educatori ai quali spetta il compito di instillare buoni valori in tutti i giovani e non soltanto in quelli che ne sono provvisti per condizione familiare. I grandi problemi non sono mai solo quelli legati alle ville che crollano a pezzi, ai centri storici che assomigliano sempre di più a residuati bellici, a porte d’ingresso di paesi e città che assomigliano sempre di più a quelle abbandonate nei paesi del terzo mondo, riguardano in modo particolare il sistema delle relazioni sociali, i sistemi educativi, la capacità di ascoltare l’umore di un sistema che spesso si manifesta in tutta la sua complessità, la capacità di unire tutte le risorse possibili, aprendo sempre di più le porte a un sistema condiviso, convergente, capace di stimolare tutte le risorse presenti sul campo, fuori dalle obsolete logiche di parte, quelle che hanno determinato conflitti, incomprensioni e varie forme d’iniquità. Agire sulla coscienza comune significa educare il popolo all’assunzione di responsabilità, abituandolo a vivere concretamente quel sistema della convivenza che è base d’appoggio per tutto il resto. Anche solo pensare di fare, agire e pensare fuori dalle regole comuni significa mettersi contro, non partecipare attivamente alla costruzione del bene comune. I vecchi dicevano che il buongiorno si vede dal mattino, da come si parla, dai toni che si assumono, dai gesti che si configurano, dall’atteggiamento che adottiamo nel condividere quello spirito democratico che anima la nostra tradizione. La rinascita parte sempre dalla persona, dalla sua capacità di creare unione. Ogni atto, parola o gesto ha una sua ripercussione ed è proprio nella rete della comunicazione sociale che si configura la capacità educativa di una comunità in movimento, che vuole dimostrare di avere le carte in regola per ambire a essere rappresentativa di una realtà complessa.

 

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