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SI PARLA POCHISSIMO DI SCUOLA

di felice magnani

I grandi temi occupano le pagine dei giornali e tutto il complesso mediatico che affolla il nostro sistema della comunicazione. Economia, finanza, sistema bancario, governo, partiti, reddito, burocrazia, investimenti, taglio delle tasse, imprenditoria, povertà, Europa, potere politico e potere religioso, litigiosità politica e sociale, sicurezza, immigrazione, tutti temi fondamentali, ma che rischiano di far passare in secondo piano quel sistema educativo su cui si regge il futuro della nostra nazione. Di scuola si parla pochissimo e solo in circostanze particolari, quando la politica o il sistema sociale hanno bisogno di visibilità per amplificare il loro potere. Il problema è che nonostante alcune innovazioni di carattere burocratico, la buona scuola soffre ancora di problemi di fondo, come ad esempio la sua capacità di essere all’altezza di un reale cambiamento di valori su cui appoggiare tutto il sistema dell’istruzione del nostro paese. La scuola è prima di tutto un ambiente di lavoro e come tale deve essere in grado di soddisfare le aspettative del lavoratore. Basta dunque con edifici obsoleti, vecchi, inadeguati, pericolosi e avanti con progetti strutturali e infrastrutturali adeguati all’emancipazione di un sistema moderno, capace di sollecitare il mondo giovanile a una presa di coscienza reale. I giovani hanno bisogno di capire che la scuola non è solo un edificio dentro il quale si è costretti a stare per apprendere, ma è molto di più, è una realtà in cui si organizza la scoperta della vita, capace di creare le condizioni di una crescita costituzionalmente valida, aperta alla realizzazione di una personalità viva, sintonica con le aspettative individuali e con quelle sociali, capace di intercettare le attenzioni di un mondo alla costante ricerca di nuovi equilibri e di nuove armonie. Al cambiamento di natura ambientale ne corrisponde uno di natura psicologica. Chi non ricorda edifici senza spazi adeguati, la precarietà delle aule o la mancanza di palestre per l’educazione fisica, la ricerca di spazi verdi dove poter giocare una partitella, oppure un sistema disciplinare assolutamente contrastante con le necessità e i bisogni degli alunni. Chi non ricorda il frastuono di macchine e camion nella vicinanza di un semaforo, il rumore dei claxon, lo stridio delle franate, la mancanza di attrezzature, chi può dimenticare il disordine, la mancanza di servizi adeguati, l’impossibilità di lasciarsi andare a un’attività libera, creativa, capace di sollecitare curiosità, immaginazione, fantasia, dinamismo. In molti casi ci si è trovati prigionieri di realtà scolastiche inadeguate, dove diventava difficile costruire una libertà vera, a misura d’uomo. In molti casi siamo stati testimoni di fughe dall’edificio scolastico, di affannose ricerche di libertà fuori da costrizioni e imposizioni incoerenti con l’immagine di una configurazione ambientale dignitosamente adeguata. Rivedere l’organizzazione scolastica significa prima di tutto entrare nell’ordine della psicologia giovanile, cogliendone le attese, la disponibilità e la vocazione. I valori hanno sempre un inizio ed è sull’inizio che occorre fermare l’attenzione, se si vuole che i percorsi sia consequenziari, coerenti, costruttivi, non sulle brevi, ma sulle lunghe distanze. Ridare un volto anche fisico alla scuola significa dimostrare di amarla e soprattutto di amare quei giovani che, nel suo interno, vivono gran parte della loro giornata. Ripensare la scuola significa riabilitarla anche sul piano estetico, strutturale e funzionale, in modo tale che possa rispondere alle necessità e ai bisogni di un mondo giovanile che vive una realtà molto diversa rispetto al passato e che sente fortemente il bisogno di un’ evoluzione  in cui siano ben presenti l’immagine del bello, dell’utile, del ben organizzato. I giovani non sono così lontani dai valori, forse li desiderano più di quanto si possa immaginare, ma capiscono benissimo che spesso le loro aspirazioni non vengono prese nella giusta considerazione, vivono in un mondo in cui gli adulti non danno l’esempio e non si pongono neppure più il problema di come occorra comportarsi. Nonostante le esplosioni argomentative della civiltà tecnologica, il livello di comprensione umana dei problemi rimane molto basso, sfuggono le subordinate e le coordinate, sfugge la capacità di lettura dell’animo umano e soprattutto manca una coerenza che raccolga in una unità operativa e sintonica le attese di chi sta dall’altra parte della barricata. Oggi i problemi sono l’Europa, la campagna elettorale, chi prende più voti, chi riesce a stupire, chi dimostra di essere il più bravo o la più brava, ma nella maggior parte dei casi ci si dimentica che la rinascita parte da vicino, da casa nostra, dalla capacità che dimostriamo nel saper fare le cose, mettendole in pratica. Prima di arrivare lontano è necessario lavorare e lavorare bene sul vicino, mettendo in pratica fino in fondo quelle doti di educazione, genialità, creatività, intelligenza e fantasia che ci vengono quotidianamente riconosciute in tutto il mondo. L’Italia è qui vicino a noi, è qui che attende, che vuole ripartire con il concorso di tutti, senza insulti, senza arroganze varie, senza prevaricazioni di sorta, è qui che vuole dimostrare quanto sia fondamentale il suo contributo per la costruzione di una unità europea davvero cosciente della propria storia e capace di portare una nota di sensibilità cristiana nel mondo che l’attende. E’ nel livello di umanità che i nostri ragazzi imparano ad apprendere e a crescere, è nella fermezza con cui le persone si preoccupano della loro condizione che capiscono di essere ascoltati, è in una presa di coscienza nuova che la scuola può ambire a rimettere in sesto un sistema educativo abbandonato per troppo tempo a se stesso. Nella civiltà tecnologia contano l’efficienza, la capacità di esprimere concretamente la propria personalità, la voglia di apprendere in un ambiente adeguato ai tempi, libero, ben conservato, dove la cultura sia costruzione quotidiana e dove la conoscenza possa  trovare gli spazi adeguati e le giuste risposte.

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