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RITROVARE LA FORZA DELL’ESEMPIO

di felice magnani

Capita sempre più spesso di essere testimoni di una generale caduta di autorevolezza. E’ un problema che riguarda tutti, anche semplicemente chi, pur non avendo cariche o investiture pubbliche, esercita il suo diritto/dovere di cittadinanza. L’epoca attuale si caratterizza per una diffusa confidenzialità, con una netta tendenza a far cadere ogni forma di gerarchia, instaurando una sorta di società degli uguali. E’ diventato del tutto naturale dare del tu, dire ciao, trattare le persone come se fossero amici conosciuti da sempre, non porsi il problema se sia giusto o sbagliato avere un certo tipo di comportamento. L’altro è nella maggior parte dei casi la proiezione dei nostri umori, dei nostri pensieri, troviamo sempre più difficoltà a dire buongiorno al medico, al professore, all’avvocato, alla maestra, a riconoscere che l’età, la maturità e la cultura possano davvero fare la differenza. Quanta attenzione c’era una volta, quanta solenne educazione nei confronti di chi era più grande, quanta riservatezza nei modi di fare, nelle parole, nei pensieri, nelle cose di tutti i giorni, quanto rispetto e quanta garbata sollecitudine nell’essere cittadini. Meno cultura, meno elaborazione, meno alterigia, più rispetto, più attenzione, più capacità di riconoscere i propri limiti, di mettere in pratica i propri diritti e i propri doveri. Oggi quel mondo è andato a gambe all’aria e ha lasciato il posto a una diffusa anarchia comportamentale. La prevaricazione ha preso il posto della riservatezza e del rispetto, il problema non è più andare d’accordo, cercare la collaborazione, darsi una mano, capire dove stiano di casa le difficoltà, ma esaltare scriteriatamente il proprio io. L’ego al centro del mondo, sopraffare il prossimo, controbattere con la violenza verbale, con la prepotenza gestuale, tentare in tutti i modi di scardinare la persona che ci si trova di fronte, affondare, mettere in difficoltà l’avversario, mortificarlo, privarlo del suo sacrosanto diritto al rispetto e alla considerazione umana. Nella società tecnologica, l’umanità tende a scomparire, per fare posto all’idea che basti scorrere le pagine di un computer per avere la presunzione di sapere tutto. Se nella cultura di una volta erano le doti umane e quelle esperienziali a fare la differenza, in quella attuale è l’idea di un consumismo estremo che travolge tutto, lasciando sul campo plastica e rifiuti, inadempienze e incongruenze, palesi violazioni. comportamenti subdoli e imprevedibili. La caduta dell’autorità la si può notare nella vita di tutti i giorni, quando se riprendi un ragazzino che si comporta male, ti ritrovi immediatamente contro un genitore convinto che suo figlio sia l’essere più rispettoso e buono del mondo. Il problema è che spesso i genitori assomigliano molto di più a dei bounty killer, piuttosto che ad educatori con il delicatissimo compito di orientare positivamente le inadempienze dei propri figli. Se una volta l’autorevolezza poteva fungere da deterrente, richiamando la prevaricazione a più miti consigli, oggi tutto è diventato possibile, anche mandare a quel paese il prossimo, reo di aspirare a un giusto e sacrosanto diritto alla democrazia. Quando l’autorità e l’autorevolezza cedono il posto al qualunquismo, la società perde di vista le sue coordinate, non trova più dentro se stessa i freni necessari per arginare il fenomeno della frantumazione del sistema e quindi si aprono le porte a ogni tipo di trasgressione. I punti di partenza della rinascita risiedono nella famiglia, nella scuola e nella società, è in una convergente attenzione d’insieme che si ricompone la disgregazione, è nella convinzione che occorra premere per ricomporre il sistema dei diritti e dei doveri, ritrovando la via che conduce al rispetto e alla solidarietà.  

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