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LA DEMOCRAZIA DEI FURBI

di felice magnani

Chi ha molto vissuto conosce molte delle furbizie della natura umana, una natura di per sé bellissima, ma che tende inesorabilmente a procacciarsi utili ai danni sempre di qualcuno, pensando che l’altro sia un essere inferiore, incapace di intendere e di volere, di non capire quindi ciò che lo attende. Un tempo la furbizia si sposava con una buona dose di cultura, per cui dava nell’occhio solo agl’ intenditori, oggi invece, che la cultura ha perso di consistenza e che in molti casi si è fermata al ruolo di generica informazione, dimostra in tutta la sua esecrabile fragilità la sua corsa sfrenata alla poltrona, una caccia spietata ai posti importanti, agli onori, alla ricchezza, al successo, ci sono persone che vivono in funzione di commissioni, consigli, amministrazioni, titoli, onorificenze, si è persa di vista la prassi comune, quella che invita a fare il proprio dovere senza clamori, facendo semplicemente quello che si deve fare, mettendoci tanta buona volontà. Sembra che il mondo sia solo quello degli arrivisti, di gente che pur di occupare il gradino più alto di una scala è pronta anche a vendere l’anima al diavolo. Ci si è dimenticati che la bellezza della vita sta soprattutto nelle piccole cose, quelle che apparentemente sfuggono alla visibilità comune, perché non hanno bisogno di palcoscenici o di abiti particolari per sostenere con coraggio la propria parte. Oggi i titoli abbondano come i funghi, così come i filtri, quelle situazioni complicate in cui la rappresentanza diventa ufficiale, creando le premesse per privilegi di ogni tipo. Sembra che in questo piccolo mondo non ci sia più posto per la gente comune, quella che ragiona in modo semplice, ma reale e composto, quella che fa il proprio dovere osservando le regole e rispettandole, quella che si alza presto al mattino per godersi la bellezza di un’alba, prima di prendere il treno per andare in fabbrica, in negozio, a scuola, in ufficio. Quanta umanità c’è nella gente comune, quanto coraggio e quanta forza, quanta poesia e quanto sentimento, quanta voglia di fare e di essere, quanta disponibilità, eppure nella maggior parte dei casi la forza comunitaria cede alle mani di provetti demagoghi che pur di aggrapparsi al potere e di gestirlo a proprio vantaggio, sono pronti a qualsiasi cosa. Quante commissioni inutili, quanti consigli inutili, quante aggregazioni inutili e tutti, magari, profumatamente pagati, vissuti come se fossero passerelle personali sulle quali esibire la propria arroganza o quella degli aggregati di turno. Viviamo in un mondo che non sa più pensare, che non sa trovare le vie giuste per non perdere il treno, che non sa più godere delle proprie forze e delle proprie ricchezze, perché non le conosce, non trova più qualcuno che gliele faccia  apprezzare, un mondo in cui una libertà incosciente determina un mare di danni. Viviamo di tecnologie avanzate, ma in molti casi abbiamo perso il contatto con noi stessi. Il nuovo mondo marcia verso varie forme di materialismo estremo, perde il contatto con la realtà e ha bisogno di compensare la solitudine, potenziandola. La democrazia è sempre di più vittima dei predatori di turno, di coloro che si arrogano il diritto di proteggerla e di potenziarla, mentre invece ne sanzionano e ne legittimano l’inconsistenza. Mai come di questi tempi, infatti, il senso di responsabilità manca a tutti i livelli, ognuno tira l’acqua al proprio mulino e si arroga il diritto di fare quello che vuole. Il rispetto è sempre più fragile, le agenzie educative tradizionali fanno fatica a reggere, la libertà è diventata libero arbitrio e il dialogo si è trasformato in insulto, in violenza verbale, il sistema delle relazioni sociali è sempre più in crisi, le persone fanno sempre più fatica a mantenere rapporti lineari, fondati sulla tolleranza e sull’ascolto. Spesso chi ha il dovere di dare l’esempio non lo dà, non solo, ma fa di tutto per dimostrare che ne può fare a meno, che le regole valgono solo per gli altri, per quei poveretti che, essendo davvero poveri, non sanno come sbarcare il lunario. Chi ha il lavoro non sempre sfrutta questa ricchezza con il rispetto dovuto, in molti casi la usa per ingannare il prossimo, per trarre profitto, mettendo spesso in difficoltà quel prossimo che, malgrado tutto, continua a credere nel valore cristiano della vita e nella possibilità di una risurrezione. Mai come in questo momento la tanto declamata democrazia ha bisogno di essere curata, di avere accanto a sé il senso di responsabilità comune, l’attenzione di gente che sappia vedere oltre e nel frattempo continuare a compiere il proprio dovere con coraggio e determinazione. Meno posti di potere dunque e più solidarietà, meno arrivismo e più attenzione e cura nei confronti di una società in declino, meno ricerca del potere e più impegno nella salvaguardia del bene comune. 

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