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QUANDO IL CLIMA NON E’ DEI MIGLIORI

di felice magnani

Quando il clima non è dei migliori l’unica cosa seria da fare è prendere delle precauzioni, fare in modo che l’ondata di piena non travolga tutto e tutti, per questo bisogna sapersi difendere, tutelare, proteggere, ma la cosa fondamentale è continuare a essere quello che si è, lavorando con molta determinazione su quello che è stato per molto tempo il motivo vero della nostra esistenza. Chi ha fatto il medico continuerà a farlo, chi ha lavorato come operaio o come impiegato in un’azienda cercherà di continuare il proprio lavoro, chi è stato artigiano i imprenditore cercherà di non far mancare il lavoro a chi ne ha bisogno e magari lo ha perso, chi ha insegnato l’educazione cercherà di continuare a farlo con il massimo dell’attenzione possibile, perché l’educazione non fa guadagnare milioni, non ci permette di girare il mondo, ma ci consente di essere protagonisti positivi di una realtà in crisi, distribuendo segnali di operosità etica e morale, esempi di positività relazionale, segnali di coesione e di coerenza proprio quando sembra che il mondo nel quale viviamo vada a gambe all’aria. Quello che stiamo vivendo oggi è un momento molto complicato, riesce spesso difficile posizionarsi, essere fedeli alle promesse, cercare di mantenere intatto quel rispetto dei valori che è stato il punto nodale della nostra educazione, riesce persino complicato sperare che il buon senso prenda il posto di vecchi rancori, di odi pregressi, di storie mai metabolizzate e sempre pronte a creare divisioni, prevaricazioni, sfide. Quello che sembrava passato torna prepotentemente alla ribalta, mettendo di nuovo gli uni contro gli altri, come se non fossero bastate lotte intestine, guerre, massacri, odi, invidie, una sorta di rigurgito della storia riattiva conflitti che sembravano ormai lontani. Eppure di strada ne è stata fatta parecchia. Le persone frequentano la scuola dell’obbligo, vivono la cultura del digitale, hanno la possibilità di frequentare il mondo, di attivarsi nell’acquisizione di una cultura personale, in cui l’informazione arriva in tempo reale, la famiglia è stata privata del suo stile autoritario e l’educazione si è ritagliata ampi spazi di libertà, in cui riesce a far passare tutto quello che vuole, in barba alle regole, alle leggi, al buon senso. Siamo in piena anarchia. Ognuno vive la sua libertà, dà le risposte che crede opportune, in molti casi la famiglia protegge a spada tratta i propri figli, non è più in grado di essere un esempio credibile di rettitudine umana, è fortemente condizionata  da un mondo accattivante che le ruota intorno per distrarla da tutto ciò che dovrebbe appartenerle. Sentiamo sempre più spesso genitori che dicono parolacce, che pronunciano frasi pesanti, che bestemmiano in pubblico, che insegnano ai propri figli una morale personale, nella quale non trovano più posto le coordinate private e quelle pubbliche dell’educazione, quelle che abituano a mettere un freno, a pensare prima di agire. La scuola è spesso ostaggio di una maleducazione diffusa, il bullismo è all’ordine del giorno e le condanne non arrivano quasi mai nelle forme dovute, perché chi lo pratica sa che l’età lo difende, non permette alla società adulta di prendere provvedimenti adeguati. Spesso i professori vivono la doppia inquisizione, quella dei genitori e quella dei ragazzi, con la benedizione di alcuni organi di stampa, sempre dalla parte dei minori, anche quando chi commette reati lo fa in totale dispregio di ogni forma di democrazia, di stato o di ordine istituzionale. Il problema dei minori resta un grosso problema. In molti casi la malavita li soggioga e li avvia a varie forme di vita delinquenziale, sicura che la minore età sia una garanzia di successo. In questi anni molti dei valori che i nostri genitori hanno appreso in momenti difficili della loro vita sono andati dispersi e in molti casi sono stati abiurati, risulta infatti più facile scegliere la via del faccio quello che voglio. Oggi i ragazzi spesso non sanno dove sbattere la testa, vivono alla giornata, frequentando amicizie pericolose, sono facilmente condizionabili, non hanno punti di riferimento stabili e soprattutto non c’è più chi detta loro le regole del buon vivere. Mentre da più parti ci si combatte per un questione di natura elettorale, mentre ciascuno tira l’acqua al proprio mulino sperando in un’effimera affermazione, i nostri ragazzi vivono al parco o nelle vie della città, dove sono facile preda di un consumismo che copre ormai ogni tipo di richiesta esistenziale. I fatti di questi ultimi giorni, l’uccisone di un anziano con problemi da parte di una gang di minorenni insieme a due maggiorenni, dimostra quanto la comunità non abbia più un valore pensante, dimostra quanta omertà e quanta paura accompagnino le gesta ignobili di giovani privi dei valori essenziali, lasciati allo sbando a prosperare nella giungla del malessere, mentre le famiglie o sono all’oscuro o accompagnando con superficialità e menefreghismo la crescita dei loro ragazzi. Il fenomeno dei minori e quello dei giovani in generale dovrebbe far riflettere tutti coloro che si occupano di problematiche giovanili, richiamando le famiglie all’assunzione di precise responsabilità. Il problema dei giovani è il problema di tutti, in particolare di una comunità che ha il dovere di tornare a insegnare, di essere esempio stabile di valori. Quando il clima non è dei migliori è necessario rafforzare le difese, rimettere in campo la fermezza educativa, potenziare tutte quelle istituzioni che sono state e continuano a essere punti fermi nella crescita educativa di un paese. In questi anni di lassismo, di negligenza istituzionale e di fragilità politica occorre fare un passo avanti, riandare all’origine della convivenza civile rafforzandone il ministero, insegnando all’assunzione di senso di responsabilità, ma anche richiamando con forza le persone a compiere fino in fondo il proprio dovere. Potenziare lo studio, la cultura in generale, promuovere l’educazione civica, rafforzare il dialogo con le famiglie, rimettere le persone attorno a un tavolo per trovare le giuste soluzioni, restituire all’autorità il suo ruolo, alla regola la sua identità e alla legge la sua immagine. E’ dentro questa misura in cui si rende necessario riappropriarsi, ritrovarsi, riabilitarsi, far fiorire di nuovo quell’attenzione all’umano che ha caratterizzato società meno ricche, ma più attente all’educazione dei propri figli. 

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