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LO STILE? HA LA SUA IMPORTANZA

di felice magnani

Un tempo i genitori e la scuola coltivavano con somma cura le regole della buona educazione, in particolare quelle relative al modo di essere e al modo di porsi. Si cominciava al mattino, l’incontro con l’insegnante doveva essere preparato con cura. I genitori, in particolare la mamma, spendevano tutta la loro disponibilità affettiva per controllare che il figlio avesse le scarpe lucide, la camicia pulita, la cartella in ordine, i pantaloni stirati, i capelli ben pettinati, insomma tutto doveva essere a puntino. Esagerazione? No, semplicemente attenzione e rispetto. Rispetto di se stessi e rispetto dell’altro. Nulla era lasciato al caso. La maestra e il professore erano due autorità e come tali dovevano essere considerate. I ragazzi imparavano a porsi il problema: “Sono a posto?”. La scuola era particolarmente attenta all’ordine, i docenti insegnavano che l’ordine, quello esteriore, era determinato da quello interiore, chi era ordinato dentro lo era anche fuori. Tutto a scuola doveva parlare il linguaggio dell’ordine: la cartella, i quaderni, l’astuccio, i libri, il banco, il voto di condotta includeva anche la capacità di essere ordinati, soprattutto nel comportamento. Si è diventati grandi anche così, passando davanti a uno specchio per vedere se eravamo in ordine, abbiamo imparato che la forma aveva la sua importanza e che l’abito, contrariamente all’idea di qualcuno, faceva il monaco, lo faceva al punto che ci avrebbe permesso di essere ben accolti e ben considerati un po’ ovunque, non solo a scuola. Le buone abitudini non si dimenticano mai, ti comporti così perché sei cosciente che il modo di presentarsi abbia la sua importanza, ti fa star bene. Oggi non è più così, anche se i bagnoschiuma, i dopobarba e le lozioni antiforfora hanno invaso i supermercati e il profumo è solo un problema di scelta individuale. Molte persone praticano uno stile di comodo, facendolo passare per conquista di libertà. Il gusto è quasi scomparso, non solo nell’abbigliamento.  E il linguaggio? Contratto e quasi nullo, semiscomparso tra telefonini, smartphone, computer, radioline, hi fy. Non c’è più la poesia degli innamorati sotto la luna, in molti casi basta un sms, tutto corre sull’onda di una brevità che si annulla e si decompone in mille rivoli, suoni, pezzettini sparsi qua e là. Lo stile ha ancora la sua importanza? Forse sì, anche se nella maggior parte dei casi ha dovuto lasciare il posto a una fantasia illimitata, in cui ognuno si ritaglia un’ identità, lasciando agli altri l’idea che la libertà sia qualcosa di più di una semplice indicazione di natura istituzionale.

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