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LO STILE IN POLITICA

di felice magnani

Anche la politica richiede uno stile, un modo di porsi appropriato, capace di creare la giusta misura tra chi crea e chi giudica, chi è esempio e chi deve diventarlo. Avere uno stile significa non cadere nella grossolanità, nella bassezza verbale, nell’orgoglio o nella protervia, nel pregiudizio o nella prevaricazione, bensì assumere comportamenti di pacata disponibilità al dialogo, alla parola pensata, a una ricerca vocale adeguata. Siamo spesso testimoni di conflitti che partono da pregiudizi pregressi, rimasti a influenzare negativamente relazioni che hanno invece assolutamente bisogno di riservate confluenze, di confortevoli asserzioni, di comprensibile socialità, di sottile entusiasmo, di produttiva ragionevolezza. La politica ha perso in molti casi il suo stile, si è lasciata corrompere da varie forme di oltranzismo, si è aggrovigliata nell’abisso delle strategie, usa il potere come fosse un’arma, negando alla persona la sua umanità, rivestendola di cattiveria e di opacità, impedendole di essere quello che vorrebbe, di poter esprimere fino in fondo, con le dovute maniere, la sua personalità, il suo modo di essere, la giusta attenzione per quella realtà che attende con coraggio di sentirsi amata e protetta. Quando la politica incontra lo stile diventa espansiva, narrativa, riesce a coinvolgere, a entrare nel cuore delle cose e dei problemi, si apre, consente a tutti di respirarne la forza e la bellezza, la luminosità e la creatività. In troppe circostanze la politica è stata manipolata da un pensiero poco rispettoso della sua natura, della sua curiosità, della sua voglia di essere o diventare parte attiva di una realtà in molti casi lasciata in balia di un destino frustrante. Chi pensava che dovesse vestire i panni del leone o quelli della volpe o che dovesse trasformarsi in un codice di furbizie e di ribalderie, forse non aveva tenuto in conto che tutto parte dall’uomo e tutto ritorna all’uomo, in una circolarità dentro la quale si fondono aspirazioni, volontà, negligenze e valori stemperati da quella vocazione che diluisce il materialismo, rivestendolo di un respiro più largo, capace di restituire tutto ciò che la vita sottrae. Armarsi di stile significa non perdere mai di vista il peso e la misura di quello che si dice e di quello che si fa, non lasciarsi trascinare dalla dirompente occasionalità degli eventi, ma pensarli e guidarli con un’ampia dose di rigore persuasivo, che sappia incontrare sempre quella voglia di verità che naviga nel cuore e nella vita attiva dell’umanità. Lo stile determina la forza rigenerativa di un approccio, di un incontro, di un dialogo profondo, a cui si richiamano soluzioni e convergenze. Oggi di stile ce n’è poco, il dialogo diventa subito aggressione verbale, lo spazio della comprensione si restringe, lasciando incredulità e stupore in chi osserva e ascolta per essere informato, per imparare. Avere stile è avere una personalità influente, dimostrare sul campo che l’autorevolezza pacata di un gesto o di una parola può essere il modo più adatto per rigenerare una fiducia abbandonata per troppo tempo al proprio destino.

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