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“SPORCARSI LE MANI”

di felice magnani

Ci sono diversi aspetti del catechismo di papa Francesco che suscitano grande interesse anche proprio sotto il profilo umano, aspetti che si collegano a quel mondo della politica nazionale, europea e mondiale che appare sempre più lontana da chi ne sente umanamente il bisogno. Si tratta di aspetti che regolano la vita individuale, ma anche quella di relazione, quella che unisce le speranze comuni degli esseri viventi, la loro voglia di essere migliori, di essere aiutati e incoraggiati a conquistare quella dignità che un destino avverso in molti casi, nega. Ci sono nel pensiero e nell’azione di questo papa correlazioni profonde con le attese e con le aspirazioni, soprattutto la certezza che il cristiano non sia solo nella visione e soprattutto nella missione che deve compiere per dare un senso compiuto alla propria natura e alla propria vita. Capita spesso di ascoltare prediche o troppo fumose o troppo ancorate a radicalismi filosofici o religiosi, Francesco alterna richiami paterni, al senso dello Stato, alla coesione sociale, all’interpretazione ragionata di una realtà che richiede il massimo della determinazione e della ragionevolezza umana per incoraggiare la propria vocazione trascendentale e una convinta attenzione alla condizione sociale. Quando papa Francesco affronta i temi ambientali, quando predica la solidarietà umana, quando invita i suoi simili a “sporcarsi le mani” evitando forme estreme e inutili di clericalismo, quando invita i rappresentanti del Vangelo e i cristiani in genere a riversarsi nelle strade per andare incontro ai mille problemi che un prossimo impaurito e disorientato deve quotidianamente affrontare, rincuora gli animi di coloro i quali si sentono delusi e in parte traditi da varie forme di negligenza, di invadenza verbale, di consigli troppo scontati, poco pensati, poco dentro le attese di una condizione umana in difficoltà, incapace di incontrare la parola sicura che possa rincuorare. Papa Francesco in qualche caso può apparire eccessivo nella sua autorevolezza educante, in particolare quando “frusta” il suo clero o definisce sottilmente l’immagine di una politica troppo chiusa nella sua egoistica apprensione ed espressione, ma lo fa approdando a una più aperta linearità di condotta sociale, in cui ognuno si senta davvero parte in causa di una storia fatta di mille problemi, non sempre facilmente posizionabili e risolvibili. Quando ad esempio alza il tiro, invitando la “sua gente” a essere più vicina a quella comune, lo fa con grande decisione, rispettando fino in fondo lo spirito evangelico e, soprattutto, l’attesa di chi non vuole essere tagliato fuori dalla costruzione umana e dalla sua volontà di essere migliore, di sentirsi umanamente capita e compresa. La sua decisione, il suo essere reale, anche a costo di procacciarsi antipatie o contrapposizioni di natura politica o morale, ne fanno un papa il cui spessore va ben oltre i confini di un cattolicesimo di misura, in molti casi ancora troppo ancorato a formalismi pregressi, in cui l’autorità non va sempre di pari passo con la necessità di gente frustata e spesso abbandonata al proprio destino. Certo bonificare una natura umana per troppo tempo abbandonata a se stessa, incapace in molti casi di distinguere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, il peccato vero e profondo da una naturale venialità, non è compito facile, soprattutto quando per troppo tempo la navigazione è stata a vista, priva di una forza propulsiva adeguata alla bisogna, a causa forse di un orgoglio e di una protervia di parte che hanno sottovalutato la fragilità di una costruzione esente per anni da forme adeguate di restauro. Sentirsi capiti e appoggiati, percepire la disponibilità all’incontro, sentire che il Vangelo si muove in direzione di chi lo attende, dà vigore, energia, rigenera entusiasmi e passioni, promuove la gioia di vivere e di credere, rende più sicuri sulla via da seguire. Forse una chiesa in cammino è meglio di una chiesa giudicante e forse andare verso il prossimo è un dovere fondamentale per chi autorevolmente sceglie di andargli incontro e di amarlo come fosse un figlio.

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