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A CHI SPETTA IL PRIMO PASSO?

di felice magnani

Leggere i Promessi Sposi è come imparare di nuovo a vivere. Manzoni aveva una straordinaria capacità di entrare nel cuore e nella mente dell’uomo, di farlo vivere nelle sue alterne fortune, di aiutarlo a disfarsi dei condizionamenti inutili, per essere quello che davvero è, una fantastica creatura il cui destino corre sempre sul filo di lana, un filo che in molti casi si spezza e costringe a ricominciare, a rimettere in gioco quel piccolo, ma sostanziale patrimonio di valori di cui l’essere umano è custode. Chi ha letto il romanzo sui banchi della scuola non lo avrà certo potuto godere nelle sue pause, nelle sue cadenze e nelle sue vibrazioni, ma se poi lo ha ripreso e gli ha dedicato una lettura e una riflessione più empatiche e profonde, beh, allora si sarà reso conto di quanto nella vita ci siano spazi per poter raccogliere i propri fallimenti e trasformarli in un’ autentica civiltà della rinascita morale, sociale, politica, religiosa e culturale. Certo rinascere non è facile e non è da tutti, ci vogliono molto realismo, grande capacità di saper ragionare, molta saggezza, profonda conoscenza di se stessi, buona disponibilità a mettersi in gioco, a riconoscere che l’errore è il principio di una straordinaria vittoria sul male. Rinascere implica rinunce, chi non rinuncia non ha il tempo necessario e la volontà per ripartire. C’è addirittura chi vede nella rinuncia un fallimento, in realtà non è così, solo chi è disposto temporaneamente a perdere può apprezzare fino in fondo il valore di una conquista. Manzoni ha avuto il grandissimo dono di saper trasferire la conoscenza di sé in quella del mondo, mettendosi a nudo e applicando agli altri la severità con cui ha imparato a conoscere i propri limiti, ma anche la determinazione con cui ha saputo reagire alla pressante sollecitazione di un male che tenta tutte le strade per far perdere la bussola, per costringere la natura umana a seguirlo. Un Manzoni dunque che ha saputo storicizzare una commedia, quella umana, che spesso si colora di dramma, di sarcasmo, di ironia, di plateale incoerenza. Nella società della sopraffazione, dove il potere seduce, avvampa e corrompe, lo scrittore milanese apre uno spiraglio di luce, indica una possibilità di rinascita, una via sulla quale sia ancora possibile incontrare la bellezza della verità, dell’onestà, della disponibilità, dell’autorevolezza, della comprensione e della fermezza. Nei personaggi manzoniani serpeggia sempre un’incertezza, come se la vita non fosse mai quella che appare, c’è infatti un pessimismo di fondo che condiziona i caratteri, gli eventi, che dimostra quanto sia difficile essere, quanto sia complicato fare il primo passo, dimostrando che non si ha paura e che non è mai troppo tardi per capire e cambiare opinione, per rendersi conto che la vita è meravigliosa nella sua molteplicità, nel suo essere capace di rilanciare e di riaffermare, di riproporsi dopo le cadute, di confermare quanto sia possibile uscire dalle convinzioni e dalle infatuazioni, lasciando più spazio all’impercettibile, ma assai presente soffio di un’anima che chiede soltanto di essere rianimata, distolta dalle penombre del degrado. In questi anni, mesi, giorni, in cui gli esseri umani sembrano sopraffatti dagli eventi, il romanzo torna prepotentemente alla ribalta, rilancia un disegno provvidenziale che non toglie nulla a nessuno, ma che aiuta a fare il primo passo, a dimostrare che la storia non è mai a senso unico e che spesso occorre saperla leggere con molta attenzione, per accorgersi quali siano i comportamenti che aiutano rispetto a quelli che confondono. Nella provvidenza non c’è mai nulla di assolutamente definito, tutto è in divenire, tutto diventa possibile, il miracolo è lì a due passi, ma bisogna volerlo. Forse  è necessario che l’umanità torni a essere umana, mettendo da parte il vento ingannevole della furbizia, favorendo la passione di una ripartenza. Alessandro Manzoni è ancora grande e molto presente nella storia universale, perché la lasciato il tempo e l’opportunità di una trasformazione, ha capito che la vita non si può ridurre, costringere, ingessare, ma va animata e fatta scorrere, va aiutata e valorizzata, in molti casi va orientata perché possa riprendere a vivere e a produrre quella ricchezza d’immagini e parole che sono il sale di una rinascita. A chi spetta il primo passo? All’uomo naturalmente, alla consapevolezza che non esistono schemi fissi, soprattutto nel campo della comunicazione cognitiva, tutto è soggetto infatti a trasformazione, certo occorre avere l’intelligenza necessaria per capire che l’evoluzione insegna ad amare con più maturità e con maggior vigore morale quel mondo con il quale entriamo in relazione ogni attimo della nostra storia.  

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