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IL LAVORO HA ANCORA UN’ETICA?

di felice magnani

Capita sempre più spesso di imbattersi in lavoratori che mancano delle più elementari nozioni di base dell’etica, lavorano con l’idea che il cliente sia un nemico da abbattere con la furbizia. E’ una condizione ignobile che, purtroppo, si verifica di frequente e alla quale risulta difficile opporsi con il buon senso, con la capacità persuasiva della logica. Ci sono momenti in cui ti senti tradito. Ti rendi conto che quel sorriso e quelle parole di circostanza racchiudono la parte peggiore dell’essere umano, quella che non si ferma neppure davanti alla fiducia, alla benevolenza, al desiderio di vivere nel rispetto reciproco, con una voglia immensa di collaborare, di dare vita all’umanità e di trasmetterla. Quante volte abbiamo riposto tutta la nostra fiducia in un artigiano o in un professionista o in una persona, quante volte ci siamo lasciati accompagnare da un sorriso e dalla forza persuasiva delle parole, pensando di aver risolto una volta per tutte i nostri problemi e quante volte invece siamo diventati oggetto di una maledetta furbizia all’italiana che ci ha fregato, fregati in molti casi proprio da chi ci aveva promesso lealtà, professionalità, impegno e moderazione. Quante volte abbiamo agito con tutta la nostra onestà e siamo stati travolti dalla malafede. L’iniquità c’è sempre stata, così come la furbizia, quella avvelenata, ma oggi il caso è diventato norma, il gioco si è fatto tiranno e la tirannia consuma gli ultimi valori rimasti, quelli che dovrebbero rilanciare un paese in crisi, vittima in molti casi della sua stessa protervia e della sua disonestà. Forse il mondo del lavoro è in crisi proprio nella sua parte più bella e anche più fragile, quella che dovrebbe suggellare un patto di onestà con il mondo che lo circonda, mentre in realtà alimenta il disagio, il gelo, la cattiveria, l’antagonismo, la rabbia. E’ diventato difficile, se non impossibile, credere, avere fiducia, pensare che quel mondo possa essere anche diverso da come lo abbiamo conosciuto in circostanze difficili, è molto complicato infatti allacciare rapporti di lavoro, stabilire patti, tutto corre sull’onda di una sgradevolissima ambiguità, di promesse non mantenute, di errori voluti e mai ripagati, di un’assoluta mancanza di correttezza e di onestà. Eppure il lavoro dovrebbe essere il punto di forza di una società che unisce, che collabora, che rispetta le consegne, che dà il massimo di se stessa per il bene comune, per dimostrare che i valori sono la base su cui poter costruire una democrazia vera, leale, onesta, al di sopra delle bassezze umane. Ci sono momenti in cui ti rendi perfettamente conto che il lavoro va prima di tutto insegnato, accolto, amato, vissuto con tutta l’anima, capendone il valore storico e morale. Tra i tanti fini del lavoro c’è anche quello di un benessere individuale e collettivo, ma c’è soprattutto la capacità di saper dimostrare che non basta promettere e fare, ma fare bene, con coscienza, con onestà, rispettando il prossimo, non tradendo le aspettative di chi crede ancora nel valore della democrazia, delle sue norme, delle sue regole, delle sue leggi, della sua capacità di trasformare l’uomo e di renderlo capace di dare voce alla straordinaria bellezza che porta nel cuore.

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