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CHI CONTA DI PIU’?

di felice magnani

Chi conta di più, la legge o la persona? E’ un interrogativo storico, che torna di moda oggi, in un momento in cui le contrapposizioni e i conflitti, soprattutto politici, assumono proporzioni gigantesche, al punto che seguirli e capirli diventa estremamente complicato anche per chi ha una certa dimestichezza con il linguaggio della politica e con quello dei suoi rappresentanti. Spesso si ha la netta sensazione che la legge non sia amata come dovrebbe. Sono ancora molte le persone che provano un antagonismo istintivo nei suoi confronti. Sembra che sia vissuta come un impedimento o una costrizione o una forma di privazione. In realtà nasce per mettere ordine, per dare un senso logico alla democrazia, per garantire i diritti delle persone, per fare in modo che ogni cittadino sia ben consapevole dei principi e delle norme che regolano la sua vita individuale e quella della comunità a cui appartiene. La legge ha una sua naturale severità, in quanto esige di essere applicata, è uguale per tutti, non fa distinzione, si presenta a tutti con la stessa identica familiarità, ha una sua innata autorevolezza, è bella perché è garantista, non lascia indietro nessuno, si presenta a tutti con la stessa identica paternità e maternità. La legge è troppo dura? Può anche diventarla, ma solo quando è la natura umana che la vive così, quando le si contrappone, la vorrebbe cancellare, modificare, alterare, edulcorare, per lasciare via libera a varie forme di ribellione che contrastano con la natura regolativa della legge, con la sua vocazione all’ordine e alla disciplina. La natura umana è spesso irriverente, presuntuosa, irascibile, sfuggente, prevaricante, vorrebbe assoggettare sempre tutto alla sua infinita fame e sete di libertarismo. La legge non restringe, rafforza, non toglie, offre, non priva, dona, restituisce quella dignità che serve a rendere più amabile la storia umana delle persone. Se l’uomo l’ha fortemente voluta e creata è perché ne sentiva il bisogno, capiva che bisognava mettere per iscritto qualcosa che fosse riconosciuto da tutti e che garantisse un’ordinata e corretta vita di relazione tra le persone e tra le persone e le istituzioni. Lo vediamo anche ai giorni nostri, spesso la legge c’è, ma non viene messa in pratica. E’ molto difficile, in alcune circostanze, passare dalle parole ai fatti. Rispettare la legge significa essere pienamente consapevoli delle proprie responsabilità, sapere con esattezza come e dove posizionare l’ individualità, quali azioni siano convenienti e quali da modificare o da cancellare. La legge impone un riesame continuo, desidera che impariamo a guardarci dentro, a fare delle scelte precise, è una maestra molto attenta, di quelle che amano farsi amare, perché sono convinte del loro ruolo. Non è restrittiva, ma educativa, amplificativa di emozioni e sentimenti, dispensatrice di rispetto e di buona conoscenza dei diritti e dei doveri. Un rispetto con i fiocchi esige una perfetta coscienza di sé, ha bisogno di essere amato e coltivato, di guardarsi attorno e di definire i rapporti con quella realtà con la quale non è sempre facile stabilire un buon patto di alleanza. Da un po’ di tempo a questa parte assistiamo a diatribe accese, dove spesso riesce difficile stabilire se la legge abbia sempre ragione o se in qualche caso non sia troppo severa, temeraria e audace. Spesso l’uomo è portato a minimizzare la sostanza etica della legge, lo fa con lo scopo di adattarla alle proprie esigenze, in molti casi anche per una ragione di profitto personale. La legge è un’ottima insegnante, ma ha bisogno di essere messa in pratica con convinzione e dedizione, ha bisogno di essere insegnata non solo con la parola, ma soprattutto con l’esempio, chiede di essere applicata sempre, anche quando potrebbe sembrare eccessiva, ingiusta, scomoda, contrastante. La natura umana non va molto d’accordo con la legge, spesso la nega, la sottovaluta, la reputa ingombrante e poco attendibile, cerca di minimizzarne la portata morale e quella sociale, in alcune circostanze, se può, la viola, va oltre, tenta di assoggettarla, di farla apparire esagerata, dimenticando che quella stessa legge è il frutto di una straordinaria opera di intuizione sociale, di conoscenza approfondita delle dinamiche che regolano i rapporti tra le persone e tra le persone e le istituzioni. Rispettare la legge è uno straordinario messaggio educativo da ottemperare, non solo da parte di chi della legge è esecutore testamentario. Una società che fa quello che vuole, che nega sistematicamente il valore unificante della legge, che la minimizza e non la rispetta, è destinata a svuotarsi progressivamente della sua natura morale, prestando il fianco alla disonestà e qualsiasi forma di alterazione. La legge è il simbolo di una società civile convinta della propria autorità morale, capace di distribuire ordine, autorevolezza e perseveranza nella fitta rete di rapporti che governa la vita dei cittadini.

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