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L’EDUCAZIONE, UNA SVOLTA CONTRO LA DELINQUENZA

di felice magnani

Se educare significa aiutare le persone a tirar fuori il meglio da se stesse,quale strumento migliore per combattere il fenomeno della delinquenza? Il rinnovamento di una società non nasce da un sistema di tipo impositivo, da una costrizione, ma dalla consapevolezza che agendo in un certo modo si possa stare meglio con se stessi e con gli altri, avere quindi più risorse da spendere, più possibilità da poter mettere in campo e da realizzare, sviluppando forme appropriate di convivenza civile. Alla base di un progetto educativo non c’è dunque assolutismo, ma fermezza e coscienza critica, impegno e determinazione, ricerca e valutazione, soprattutto convinzione. Il mondo educativo non è un regno, ma un terreno su cui il cittadino crea fertilità relazionale, è il punto di partenza di come si possa interagire per rafforzare quel piano istituzionale, di cui la Costituzione è espressione elevata. Da cosa nasce la delinquenza? Di solito da una radicale mancanza di sviluppo educativo, per ragioni di carattere familiare, scolastico, culturale o sociale. Dove non c’è evoluzione non c’è superamento, perché manca una corretta visione dei rapporti che regolano la vita individuale e quella comunitaria. La svolta arriva quando il diritto si conferma, acquista coscienza, si esprime in tutta la sua straordinaria duttilità. E’ infatti nella coscienza del diritto che si configura il dovere, cioè l’idea che quella cosa che stai per fare ha un valore grande, perché si lega ai comportamenti umani, li qualifica, li rende buoni, capaci di definire la qualità di un rapporto, di un sistema. Di solito la delinquenza è figlia di problemi irrisolti, di noncuranza, di superficialità di giudizio, di abbandono, di una società che non sa posare lo sguardo su ciò che richiede attenzione, cura, fermezza, capacità di orientare. Attecchisce dove è più forte la mancanza di un sistema educativo coerente e determinato, dove sa di poter contare su legami profondi con quel pezzo di società che è stato lasciato in disparte, che non ha ricevuto le cure necessarie, che soffre pesantemente la mancanza di risposte. La forza di un sistema educativo coerente e convincente è proprio quella di dimostrare sul campo quanto la società civile abbia a cura il cittadino con tutte le sue problematiche. La forza propulsiva del bene è di gran lunga superiore a quella del male, ma occorre dimostrarlo, farlo capire, convincere che la buona azione aiuta a creare un terreno nuovo, capace di sviluppare una vita migliore, un sistema in cui l’essere umano abbia la possibilità reale di essere protagonista della storia e non vittima, come spesso succede. Ignorare i problemi, sottovalutarli, non affrontarli, trasformarli in forme di assistenzialismo cronico non favorisce una presa di coscienza reale anzi, crea reazioni che si ripercuotono negativamente non solo sulla persona, ma anche sulla società, sui rapporti e sulle relazioni. Si parla spesso di periferie, di luoghi abbandonati al loro destino, si tratta di situazioni che incancreniscono con il passare del tempo, diventando luoghi sicuri della malavita, dove il tasso di complicità è altissimo e dove risulta quindi molto più difficile poter compiere un’opera di riconversione sociale. La mancanza di lavoro incide in modo determinante sullo sviluppo di varie forme di delinquenza. Uno dei problemi fondamentale è infatti l’avviamento al lavoro, far passare anche solo l’idea che lavorando si può vivere con entusiasmo e con gioia. In passato si è lavorato pochissimo sul senso, sulle potenzialità, sulla persona come espressione di creatività e intelligenza, si è sottovalutato l’aspetto umano, si è pensato più a inventare forme di buonismo esistenziale, piuttosto di lavorare sulla creazione di una cultura del lavoro, strettamente collegata alla voglia di fare, di creare, di produrre che sono insite nella natura umana. In molti casi cultura e professione hanno diviso invece di unire, hanno sollevato muri e incomprensioni, hanno impedito alle persone di sentirsi umanamente vive, presenti nella comunità, capaci quindi di interagire, di far emergere il buono che è dentro ciascuno di noi. In molti casi anche la scuola è diventata classista, ha diviso il mondo in bravi e cattivi, in intelligenti e ignoranti, ha lasciato che attecchissero il rancore, la rabbia, l’incompatibilità, non ha saputo in molti casi essere scuola di vita, non solo di quella baciata dalla fortuna. E’ nella dispersione umana che bisogna raccogliere i cocci e ricomporli, rivalutando l’insegnamento, il senso morale delle cose e delle persone, l’importanza di un’idea, di una dedizione, la bellezza dello studio come conquista di autonomia e di autorevolezza. Spesso i giovani non vengono avviati a una conoscenza della ricchezza di cui sono portatori, così non la sanno sfruttare, abbandonano per strada le opportunità, infilando scorciatoie con la certezza di arrivare prima, di farla in barba al buon senso e alle leggi. Una famiglia attenta ai problemi educativi dei propri figli è un argine straordinario contro il disagio. In questi anni di consumismo estremo la famiglia è stata lasciata sola, non è stata aiutata e supportata come si sarebbe dovuto, è stata travolta da tutta una lunghissima serie di arbitrarietà vendute come opportunità, non si è pensato di trovare supporti adeguati, di educarla a un confronto serrato con innovazioni e cambiamenti. Non si è pensato a un’educazione morale della famiglia, a rafforzarne la posizione sociale, a potenziarne la capacità esplorativa, quella di trovare punti di equilibrio con la realtà, con il mondo esterno e con i cambiamenti introdotti da varie forme di riconversione industriale. Si è pensato troppo alla libertà personale, rinunciando a rafforzare il sacrificio, la rinuncia,l’impegno, la professionalità. La delinquenza si deve combattere sul terreno educativo, insegnando ai giovani la via della giustizia e della legalità, quella che si lega alla famiglia, alla scuola, alla patria, all’ambiente, al lavoro, alla rivalutazione della nostra storia e delle nostre tradizioni, quelle che ci hanno permesso di farci conoscere nel mondo e che ancora oggi costituiscono un sicuro punto di riferimento.

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