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QUELLO CHE LA FAMIGLIA DOVREBBE FARE

di felice magnani

La famiglia è un dono e come tale va coltivato, protetto, amato, aggiornato, rassicurato, fatto vivere. E’ il punto di partenza, la base di decollo da cui partiamo per il viaggio intorno alla vita, alla sua bellezza, ai suoi problemi, alle sue difficoltà, ma anche alle sue gioie, alle sue meraviglie e ai suoi stupori. La sua presenza è un porto nel quale troviamo rifugio, nel quale cerchiamo risposte, dove elaboriamo le convinzioni e le frustrazioni, il punto di partenza per un volo su quel mondo che mostra integralmente la sua complessità, il suo mistero e la sua bellezza. E’ il luogo in cui tutto prende forma,una grande occasione di convivialità in cui i commensali s’impegnano a trovare stimoli, nuove occasioni di confronto, di collaborazioni, di unioni e di diversità, progetti da realizzare e iniziative da adottare. E’ nella famiglia che gli esseri umani fanno la prima conoscenza del mondo, è nella reciprocità e nell’attività solidale che i componenti imparano a dare un senso più profondo alle loro incertezze, alle loro aspirazioni, alla loro voglia di uscire allo scoperto, di affrontare quel mondo che attende di essere conosciuto in tutta la sua variegata complessità. Le costruzioni hanno il dono della ricettività, ma anche quello della temporaneità, hanno bisogno di manutenzione, di ristrutturazione, di revisione, di passionalità ideativa. La famiglia non è sempre uguale a se stessa, ma forse è proprio questa la sua forza e la sua bellezza, quella di non prestare mai il fianco alla ripetitività, a un immobilismo scorretto, che la privi della sua libertà, della sua voglia di vivere in sintonia con l’uomo e con il mondo, cercando sempre di fornire il suo appoggio e la sua fiducia, di sentirsi libera di dimostrare che l’amore non è egoismo o egocentrismo, ma coscienza etica, ricerca, analisi e sintesi, capacità di posizionarsi su nuovi fronti, con l’animo aperto di chi respira l’alito leggero di un amore virtualmente assoluto, ma soggetto a prove e confronti, alla necessità di sottoporsi a giudizio e di saper rispondere alle critiche, alle democratiche interrogazioni del tempo. La famiglia è un bene da conservare e proteggere, da capire e da rigenerare, da non lasciare in balia della solitudine e della penombra, da posizionare sempre dove ci sia un raggio di luce che possa illuminarlo, rifornendolo di quell’energia di cui la natura si nutre per continuare a stupire e a meravigliare, nonostante momenti di buio profondo e di irrazionale e surreale dispersione. Cosa può fare e cosa può dare la famiglia oggi? Cultura, educazione, sicurezza, autonomia, rispetto, collaborazione, autorevolezza e anche autorità. In che modo? Recuperando la propria identità, la propria autorevolezza democratica, ma anche il senso della misura e quello del limite, quella convinzione sociale che i passaggi della democrazia abbiano bisogno di supporti certi, nei quali la persona sappia riconoscere le proprie necessità e i propri bisogni, alla luce di un dinamico e attento revisionismo critico. Se la famiglia perde la sua consistenza etica e si abbandona alla promiscuità e all’arrendevolezza, priva i suoi componenti di quella carica responsoriale che funge da collante morale delle dinamiche educative. Ridefinire la responsabilità familiare anche alla luce dei cambiamenti di natura legislativa di cui la famiglia è stata protagonista in questi anni, significa riconsegnarle quell’autorità che le spetta di diritto, come scuola naturale di attività educativa. Forse si tratta soprattutto di rinnovare quel sistema del diritto e del dovere che sta alla base della natura giuridica e morale della famiglia, come società naturale, come bene in cui si configurano le future responsabilità sociali delle persone. Riappropriarsi delle responsabilità ed esercitarle, essere convinta della propria natura educante, sentirsi parte fondamentale di un lungo e delicato processo di configurazione e riconfigurazione democratica, essere cosciente del ruolo che le compete in una società che in molti casi perde coscienza e abbisogna di essere rivisitata e riattivata, rifornita di consistenza etica e morale. La famiglia annaspa anche per un’irriverente disattenzione da parte della pubblica autorità, quella che dovrebbe appoggiarla, supportarla, potenziarla, spronarla. Ci troviamo spesso di fronte a una società civile e a uno Stato che se ne dimenticano, dimenticano la loro funzione costituzionale e quella costituzionale della famiglia stessa. La famiglia ha bisogno di sentirsi rassicurata e amata, ha bisogno di essere davvero considerata fondamentale nello sviluppo di una socialità che non è mai prevaricazione, ma corretta preparazione alla vita in tutte le sue dinamiche. La famiglia può fare moltissimo sul piano di una coerente rigenerazione morale, può richiamare l’attenzione dei suoi componenti sulla necessità di essere coerenti con le regole che governano le comunità e con la loro applicazione pratica. Può ridefinire e potenziare l’ordine dei rapporti e delle relazioni, insegnare a dialogare e a discutere, a sviluppare una coscienza critica capace di distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, riattivando il senso della vita in comune e di quelle norme che sono necessarie per renderla sempre più appetibile e vivibile. Ricostruire la capacità di pensare e di riflettere, restituendo alla persona la sua dignità, il suo ruolo, la sua immagine, aiutarla nella presa di coscienza del bene comune sono tutti passaggi obbligati di cui la famiglia deve farsi garante, riproponendosi come insostituibile forza educante della collettività. L’educazione della famiglia è parte fondamentale della vita politica e sociale di un paese, della sua coesione, della sua capacità di unire e armonizzare, di rivestire di senso la vita, in tutte le sua manifestazioni.

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