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IL PROBLEMA EDUCATIVO E’ DI TUTTI, MA LE TROMBE LE DEVE SUONARE CHI HA RESPONSABILITA’ DIRETTE

di felice magnani

Ho letto di Consulte educative di giovani che si danno da fare per coinvolgere i giovani su temi di carattere educativo: è davvero una cosa bellissima! E’ bellissimo solo pensare che studenti dai diciotto ai ventiquattro anni si mettano a disposizione per animare quella vita di relazione che è l’anima di una Comunità, che si mette in gioco per migliorare, per dare un senso alla propria vita quotidiana, per cercare di costruire qualcosa di bello e di duraturo che possa confortare la natura umana, soprattutto quando si sente sola, inadeguata, incapace di essere come vorrebbe, di definire al meglio quell’identità che dà forma e sostanza alla vita stessa delle persone. Ogni iniziativa è grande soprattutto quando matura ed evolve al di fuori di ogni sistema di potere, in cui ciò che conta non è che “carica” hai, di che gruppo sei, di chi sei figlio e quanto ti pagano, se ti pagano. L’educazione è il fermento straordinario di una Comunità che ha capito quanto importante sia riaffermare il significato di valori che, pur appartenendo alla nostra storia personale e comunitaria, in certi casi sono stati messi da parte per rendere più libertina la nostra azione, per favorire la quantità rispetto alla qualità, magari chiudendo gli occhi quando il gioco si fa duro. Mai come oggi c’è bisogno di giovani che chiamino altri giovani, che li accolgano, che li facciano sentire parte vita e operativa, che li aiutino ad aprire le loro casseforti, quelle in cui custodiscono motivi e valori profondi che altrimenti rischiano di fare la muffa, di non uscire alla luce del sole, di non svolgere quell’azione rigenerativa che permette all’uomo di capire chi è, cosa fa, perché si deve comportare in un certo modo, che cosa potrebbe fare per stare bene, per vivere meglio una condizione per sua natura dura, complicata e difficile. E’ il momento magico, quello in cui si è chiamati alla ristrutturazione, al restauro, alla ricostruzione, quello in cui ci si domanda che cosa occorra fare per dare una svolta positiva a un mondo che si avvita senza trovare sbocchi capaci di far pensare e meditare, di insegnare una via di accesso che dia luce e colore alla vita quotidiana di ciascuno. Gli ultimi fatti dimostrano quanto la nostra gioventù soffra di una cultura del disfattismo, del disagio sociale e della morte, di quanto manchi quel sorriso di umanità che contribuisca a riconsegnare a ciascuno il diritto all’umanità che merita. Sapere che ci sono gruppi di giovani che si prodigano per il benessere di altri giovani fa bene alla salute del cuore e a quella dello spirito, fa ben sperare in un futuro in cui non sia necessario “sballare” per diventare uomini e donne. Le vocazioni, quando ci sono e si manifestano, devono essere valorizzate, perché l’educazione resta la base su cui costruire tutto il resto e in questo tutti hanno responsabilità condivise, ma le trombe le devono suonare soprattutto coloro che, dell’educazione e della formazione giovanile, sono stati e continuano a essere gli alfieri per eccellenza.