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UNA STORIA SEMPRE PIU’ COMPLESSA

di felice magnani

La storia, per quanto complessa e molto articolata e apparentemente chiara e leggibile, merita un’analisi molto attenta, capace di distinguere il grano dalla crusca, la parte buona da quella cattiva, ciò che può essere considerato attendibile, da ciò che è invece falso e demagogico, costruito da chi ha tutto l’interesse a difendere le proprie posizioni o quelle del proprio partito o del gruppo o del movimento cui appartiene. La storia è sempre storia di uomini, soggetta quindi a studi e interpretazioni che, per quanto storicamente avvalorati, soffrono sempre di ampi margini di soggiacenza all’umore individuale, a varie forme di ideazione, di ideologizzazione, di mistificazione, di visioni troppo individualistiche per poter essere giustamente rappresentative di una verità di natura più universale. Spesso la storia si è dimostrata ingannevole, proprio perché non ha avuto il coraggio di essere vera e leale fino in fondo, non ha cercato di trovare le ragioni vere, di definire correttamente il rapporto causa – effetto, di mettere a nudo la propria identità, di definire con ampi margini di verità i fatti, le persone, gli avvenimenti che l’hanno scoperta, sorpresa e determinata. Anche in quella più apparentemente leale, coesa e veritiera, si cela l’ombra di un’interpretazione di comodo, determinata da ragioni di natura individuale e naturalmente di parte, perché l’uomo tende a forgiarla su misura, non riesce a staccarsene al punto di vederla in modo oggettivo, deve sempre trovare il modo di aggirarla, condizionarla, ammantarla di punti di vista o di reazioni che appartengono più alla sfera comportamentale privata che non a quella pubblica. La storia non è mai strutturalmente univoca e correlativamente compatta, è una successione di tempi, di modi, di forme, di contenuti che si ritraggono e si contraggono, ma senza quasi mai addivenire a conclusioni certe. C’è sempre una parte che sfugge, volutamente trascurata, furbescamente annacquata, messa in naftalina per impedire alla verità di sovvertire altre verità che sembravano assolute ed eterne. Resta il fatto che anche la storia si scopre e incerti casi lo fa talmente tanto che dimostra quanto la natura umana sia poco attendibile e poco credibile. Nella storia agiscono volontà antagoniste che si combattono e si alternano nello stile e nella forma con cui imbonire o violentare chi ascolta e chi legge. Se leggi un testo di storia scritto da un autore di sinistra ti dirà che Carlo Marx è stato un genio della storia e della filosofia, l’interprete perfetto di una prassi destinata a cambiare il volto della storia stessa. Nella verifica di parte non ci sono mai margini di incertezza su cui focalizzare l’interesse, c’è solo asserzione di verità date per assolute, sottratte alla critica, anche a quella familiare, quella più vicina, capace di sdoganare anche le ombre più protette e nascoste. Sulla presunta verità storica ci si divide, ci si combatte, si tendono trappole, si fa di tutto per impedire all’utente di avere un quadro il più preciso possibile della situazione, ci si chiede se esista davvero uno studio della storia che permetta di capire esattamente quali siano i meccanismi reali che l’abbiano determinata, tanto che per capire qualcosa di più si ricorre spesso ad autori stranieri, lontani dai nostri canoni e dalle nostre ambiguità, per cercare di avere un quadro il più attendibile possibile di come si siano delineati i fatti. Che nella natura umana ci sia qualcosa di inequivocabilmente ambiguo è un dato di fatto, ma forse manca proprio lo sforzo di mettere insieme la propensione intellettuale per conferire dignità espansiva alla realtà che abbiamo vissuto e a quella che stiamo vivendo. La discrasia storica ci viene confermata quasi sistematicamente dai nostri comportamenti in campo istituzionale, dove riesce sempre più difficile e complicato riunire le diversità sull’osservanza di regole comuni. Nel paese della Costituzione più bella e raffinata possibile, riscontriamo spesso quanto non sia conosciuta, amata e applicata. Nel paese delle libertà conclamate, difese e protette, ci rendiamo sistematicamente conto di quanto sia difficile mettere in pratica il comandamento terreno: la legge è uguale per tutti, di quanto sia complicato dire a tizio o a caio che non devono parlare al telefonino mentre guidano, perché rischiano di ammazzarsi e di ammazzare gli altri. Eppure è storia anche questa, storia che si avvita su altra storia e che proprio per questo dovrebbe aver acquisito il dono della conoscenza e della fedeltà. Vivere la storia è vivere un atto di intelligenza vera e profonda, fondata sulla consapevolezza che nulla sfugge e che tutto torna, che la verità va detta sempre, anche quando si ritorce come un boomerang sulla propria pelle. La storia va studiata con amore e disinteresse, al di sopra delle parti, senza cadere nella fanciullesca condizione di chi si è abituato da tempo a sostenere che il suo mondo sia il migliore dei mondi possibili, mentre quello dell’altro fa schifo e non vale neppure la pena di essere conosciuto o criticato. Anche la storia dei partiti è storia di errori madornali, di verità volutamente sottaciute, di egoismi profondi, di lotte di potere, di cattive forme di umanità, ma proprio per questo la storia deve riannodarsi alla centralità umana, deve richiamare l’uomo alle su responsabilità, lo deve restituire a una dignità certa, nella quale riesca più facile capire il senso e il valore di essere parte attiva di un grande progetto di vita.