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IDEOLOGIE CONTRAPPOSTE

di felice magnani

C’è stato un tempo in cui la fede religiosa e quella politica erano incompatibili, nemici l’una dell’altra, al punto che una negava l’altra, non era assolutamente possibile pensare anche solo di mettere insieme la parola di Dio con quella degli uomini. Ma si sa, la storia trascorre inesorabile e porta con sé cambiamenti radicali nel modo di pensare, di vivere, di concepire la morale, la storia stessa, la vita, l’unione, la fratellanza. Nella storia umana i comportamenti sono soggetti a profondi cambiamenti, anche se l’uomo resta sempre il centro dell’universo, la lunga mano di Dio nelle cose della terra, quelle con le quali, volenti o nolenti, siamo costretti a vivere, con l’impegno di farlo il meglio possibile. La condizione umana, per quanto intelligente, vive da sempre una condizione di subalternità. Capace di produrre visioni, di inventare, creare, realizzare, alla fine deve fare i conti con una fitta serie di rapporti che la chiamano direttamente in causa e che la inchiodano alla propria natura, perennemente alle prese con quei punti interrogativi che a distanza di millenni sono ancora in primo piano, come il valore della vita ad esempio, l’esistenza di Dio, la fede come strumento di salvezza, l’origine della vita stessa, la condizione umana come esercizio di una libertà ancora più grande, quella che investe anche la condizione spirituale, che passa sempre più spesso inosservata, preda di un consumismo che vende la libertà come conquista democratica ma che, in realtà, ne subisce la sopraffazione. Per anni le ideologie o presunte tali si sono contrapposte e affrontate sia sul piano materiale sia su quello culturale e morale, hanno dato fondo a tutte le loro forze per dimostrare da che parte stesse di casa la verità, pur senza arrivare a conclusioni certe, valide per sempre. Lo hanno fatto per una sorta di supremazia, per raggiungere il primato, per dominare, per controllare più da vicino lo spirito umano, per garantirsi l’infallibilità. La politica è stata per molti anni guerra ideologica, con regole precise, fondata su filosofie diventate governi, poteri, cancellando la possibilità che la verità potesse avere due facce e forse molte di più. La guerra ideologica non ha mai permesso di unire le forze, di mettersi a disposizione, di dimostrare che la verità non ha mai un unico volto, neppure quando è così bella da far gridare alla scoperta. Non ci si è mai posti il problema se la diversità fosse un valore aggiunto o una condanna. Anni e anni di scontri frontali a suon di trombe e barricate, anni di lotte e massacri, anni in cui le parole diventavano mannaie, espressione di una natura perennemente costretta a proteggere quel ristretto spazio in cui si caratterizzava la sua esistenza. Il Cristianesimo ha giocato un ruolo fondamentale nella presa di coscienza di civiltà, ha fatto scoprire che il diritto alla cittadinanza è prima di tutto un diritto morale, che fonda la sua legittimazione su un riconoscimento che è anche di natura divina, dell’uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio, creatura che è tale, indipendentemente dall’invenzione e dalla presunzione della filosofia sociale. Il Cristianesimo ha sviluppato l’idea che la condizione umana avesse una sua capacità evoluzionista, che si potesse affrancare da varie forme di sopraffazioni e di obliterazioni e che potesse pertanto adire anche solo all’idea di migliorare, non lasciandosi condizionare e opprimere da chi coltivava la volontà di dominare i cuori e le coscienze per scopi iniqui. La contrapposizione tra dominanti e dominati, liberi e schiavi, ricchi e poveri è stata la base attorno alla quale si sono costruite le dottrine politiche, a volte con sobrietà e speranza, con intelligenza e senso pratico, a volte con demagogia, per predare la libertà umana, impedendo all’uomo di prendere coscienza della propria vita, dei propri doveri e dei propri diritti, della propria vocazione umana alla felicità. Tutte le dottrine politiche, direttamente o indirettamente, sono state influenzate dai grandi processi della storia, hanno subito un’evoluzione costante, sono state condizionate da varie forme di creatività intellettuale, di autoreferenzialità e di demagogia. Movimenti e partiti hanno fatto proprie le idee, le hanno plasmate, configurate, le hanno fatte diventare delle bandiere a cui affidare il loro destino. Per molto tempo valori come libertà, orgoglio, onestà, democrazia, lavoro, impegno, rispetto, unione sono stati sballottati un po’ qua e un po’ là, hanno subito la prepotenza di chi si arrogava il diritto/dovere di illuminare, di dettare le regole, di collocarsi sopra la realtà per dominarla meglio. In molti casi siamo diventati vittime senza saperlo, ci siamo lasciati condizionare, abbiamo chinato la testa e creduto, con la predisposizione di chi si sente finalmente capito, tutelato, creduto, sostenuto, apprezzato. Forse c’è stata anche verità, ma quando la verità diventa dogma allora riesce umanamente difficile rimanere nei ranghi, poter stabilire un confronto, diventare partecipi, democraticamente presenti. Sulla libertà si è discusso anche animatamente, per la libertà si è combattuto, la si è stigmatizzata, ma non è stata insegnata abbastanza, non è stata fatta capire a sufficienza, non si è pensato abbastanza che dietro a ogni conquista c’è un cammino lungo e faticoso, costante e sistematico, fatto di fatiche e di rinunce. Non basta cogliere, bisogna coltivare sempre con ciclica costanza, mettendo sempre qualcosa di nuovo nella storia che viviamo. Affermare ad esempio che l’Italia sia una repubblica democratica fondata sul lavoro è simbolicamente perfetto, ma se una repubblica invece di seminare e coltivare il lavoro lo ignora o lo distrugge, allora significa che quella Costituzione che lo prevede fa acqua o fanno acqua quelle istituzioni che, democraticamente, sono state poste a salvaguardia della nostra natura istituzionale. Nessuno contraddice o mette in discussione ciò che è stato scritto, ma occorre far comprendere che le regole vanno osservate, coltivate, animate, sorrette e protette, rinnovate e adeguate se necessario. La scuola è importante se insegna a vivere. In questi mesi abbiamo assistito a varie forme di inefficienza e nella caotica e nevrotica contrapposizione di forze, ci siamo resi conto di quanto la politica abbia bisogno di progettualità, movimento, previsione, collaborazione e che, senza un impegno adeguato, il sogno dei padri rimarrà pur sempre un sogno. Ci siamo preoccupati di più di noi stessi, del nostro privato, dei beni personali, abbiamo ristretto il campo, come se il mondo fosse improvvisamente diventato più piccolo, privato della sua spinta ideale. Abbiamo banalizzato un po’ tutto, riservando spazi di prestigio a una natura destinata a passare senza lasciare segno, ci siamo dimenticati dell’appartenenza, dei rapporti, delle relazioni, ci siamo lasciati tirare in campo dal cemento e dalle lamiere, dai grandi viaggi, pensando che fossero l’unica via percorribile per mettere pace nella nuova idea di mondo. Si è affievolito il respiro divino sul mondo. L’uomo si è sentito improvvisamente grande, perdendo di vista limiti, misure e proiezioni. Il confronto è diventato scontro, l’integrazione si è trasformata in sopraffazione, ci si è accorti in ritardo che quell’idea di progresso sbandierata dagli studi e dalle filosofie era solo utopia, tentativo di imbonire, di sedare, di orientare per dominare. Uscire da uno stato di sottomissione è capire che esistono libertà ancora più grandi, alla difesa delle quali occorre riunire le forze, realizzando un confronto intelligente. Costruire un fronte comune, quando le necessità lo richiedono, è sintomo di vera coscienza democratica. Chi si arrocca dietro le ideologie e persegue politiche di natura privatistica dimostra di non amare le verità della storia, quelle che richiedono sforzo comune, convergenze di pensieri e culture. Chi ama davvero l’uomo lo deve cercare sempre, andando oltre i reticolati, i muri, gli ostacoli e le barriere che ne condizionano l’identità e la storia. La politica vera cerca la convergenza, si confronta, crea le condizioni di un’intesa, suggerisce, elabora, mette a disposizione, riunisce e dà risposte, va oltre le ideologie, i colori, le storie personali. La politica di oggi manca di una cultura di base fondata su valori certi, capaci di generare orientamenti sicuri, capaci di unire, di aggregare, di sviluppare una cultura morale dell’appartenenza sociale e politica. La politica è un’arte alla quale occorre dedicarsi con cura e caparbietà, ma anche con la consapevolezza che la vita di una comunità è fatta di norme, regole, valori, codici di comportamento creati per armonizzare, per unire, per far capire quanto sia importante vivere condividendo ideali possibili.

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