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L’IMPORTANZA DEL SILENZIO

di felice magnani

Diceva un monaco del passato A.D. Sertillanges, nella Vita intellettuale: “ Io aggiungerei per l’anima il bagno del silenzio, per tonificare l’organismo spirituale, per rinforzare la sua personalità, e dargliene il senso attivo, come l’atleta sente i suoi muscoli e ne prepara il funzionamento con i movimenti interni che ne sono la vita stessa”. Parole importanti, che in alcuni casi possono persino sembrare scontate, ma che sono la base su cui costruire una personalità ricca, ben delineata, capaci di sorprendere con la ricchezza della loro forma espressiva. Viviamo un momento della storia umana caratterizzata dall’urlo, dai botti, dai rumori. La gente non parla, in genere urla, come se il vicino fosse sordo, non avesse più la capacità di saper cogliere un tono di voce moderato, sussurrato. Siamo afflitti da varie forme di sordità e fatichiamo moltissimo a entrare in comunicazione, non riusciamo quasi più a sentire e a capire quello che ci viene proposto. Vivere in una città, piccola o grande che sia, significa spesso diventarne prigionieri, perdere il diritto di disporre in modo corretto di varie forme di legittimità, in particolare di quelle che soprassiedono al rispetto del silenzio, fondamentale per tonificare l’organismo spirituale, per consentirgli di stabilire un rapporto disteso e pensante con la realtà. Disabituare a osservare in silenzio significa ridurre la capacità di connessione, di esplorazione, di pensare e di riflettere, di aprire il cuore della nostra vita spirituale. E’ nel silenzio che si coglie la voce profonda, è nel silenzio che l’arte esprime la sua forza creativa, è nel silenzio che la parola si forma e si protende a raccogliere le parti intime delle emozioni, è nel silenzio che la natura umana si riconosce, scopre identità nascoste, predispone e promuove le sue ricchezze. In questi anni di consumismo estremo, abbiamo venduto le vibrazioni dell’anima alla staticità dei video, ne abbiamo subito la dipendenza, rimanendo schiavi di una realtà che non è più quella immediata che sorprende, che crea momenti di raccoglimento interiore. Gli uomini hanno disimparato a emozionarsi, a partecipare emotivamente, a ricordare, dimenticandosi spesso dei legami affettivi, di infiniti come amare, sostenere, aiutare, concentrarsi, leggere, scrivere, disegnare, dipingere, cercare nella pienezza una risposta ai vuoti culturali e sociali di una società che spesso non sa sostituire adeguatamente le sue perdite e le sue sconfitte. Riamare il silenzio è un passo gratuito, bello, ripagante, un atto che prelude a un voler riproporre la forza evocativa e creativa della vita, a ritrovare quella condizione ideale che è la base da cui decolla lo spirito umano, quando si protende con ansia alla valorizzazione di quel mondo misterioso che gli ruota attorno. E’ nel silenzio che la confessione diventa un atto dovuto, capace di riannodare forma e sostanza, cuore e mente, soprattutto la voglia di liberare quell’interiorità che rimane spesso imprigionata in varie forme di materialismo.