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RITROVARE L’INTERIORITA’

di felice magnani

L’impressione è che quel famoso uomo nuovo di cui si è tanto parlato, lo sia ma in una relazione molto ambigua con se stesso e con la realtà in cui vive. Apparentemente gode di un plauso particolare per la sua creatività, la sua intelligenza, quella sua anima sensibile che lo conduce a esplorare gli accessi meno frequentati della condizione umana, ma esiste un fondato timore che perda per strada le coordinate o meglio quei valori che costituiscono un saldo e saggio bastone di appoggio per superare le difficoltà del mondo umano, come la solitudine, la frustrazione, la paura, il mistero, la violenza e i cambiamenti, soprattutto quando sono radicali e comportano assestamenti imprevisti. Ci sono poi quei meravigliosi prodotti della scienza informatica e telematica che se da un lato abbreviano e rendono tutto più vicino e appetibile in tempo reale, dall’altro rischiano di aggiungere dipendenza e sottomissione a quelle già abbondantemente presenti nella normale condizione umana. E’ in atto un grande processo di riconoscimento e di equilibrio tra l’invenzione e la sua ricaduta, tra ciò che si sostituisce e ciò che resta come punto fermo, tra tutto ciò che è interiorità, sotto forma di spiritualità e ciò che richiede ampie dosi di intelligenza scientifica, tecnica e pratica. In questi anni siamo stati testimoni di enormi passi in avanti a tutti i livelli, i processi informatici sono stati all’origine di una straordinaria rivoluzione industriale, in virtù della quale gran parte della mano d’opera è stata sostituita dai computer. Finita l’epoca della rivoluzione verbale ne è arrivata una in cui tutto diventa digitale, basta premere e si risolvono i problemi a distanza. La distanza ha assunto questa doppia convenzione sociale, quella di avvicinare e contemporaneamente di allontanare, da un lato fa sentire forti, capaci, pronti a tutto, ma dall’altro crea attorno un deserto in cui la solitudine invece di aiutare, cancella. Il problema è che la condizione umana resta pur sempre umana e quando si parla di umanità ci si inoltra in quegli spazi in cui la fanno da padrono i sentimenti e le emozioni, parti che sono sotto l’egida della sfera sensibile, dalla quale dipende in larga misura anche la condizione mentale. Sono in netta evoluzione le malattie legate alla sfera della memoria, a quelle della socialità, dell’ansia. Nonostante l’uomo sia tecnicamente e scientificamente costretto a ricordare un’infinita quantità di numeri, dimentica se stesso, la propria origine, gli affetti, le motivazioni vere e profonde che lo hanno accompagnato nel corso della sua vita. Oggi manca soprattutto una condivisione sensibile, la voglia di comunicare, di sentirsi se stessi, di continuare a vivere liberi anche quando per vari motivi si è costretti a dover sottostare a cambiamenti di cui non si comprende nell’immediatezza la sostanza. Dunque da un lato si apprezza  la raffinatezza della scoperta, si alimenta l’entusiasmo iniziale ma successivamente subentra la convinzione che anche il progresso sia troppo esigente per permettere a una natura sensibile e delicata come quella umana di godere in dignità della propria esistenza. Viviamo in una società in cui si parla pochissimo di anima, di cose dello spirito, dei nostri rapporti con quel mondo dentro il quale trascorriamo una parte della nostra storia. Si parla poco di umanità, di pace, di concordia, di quei valori che richiedono una forte preparazione morale, quella che va a incidere sulla sfera sensoriale e su quella etica in particolare. Anche il mondo dell’educazione, che pure trae enormi vantaggi dalla rapidità dei passaggi telematici, resta condizionato da varie forme di dipendenza, soprattutto nella parte in cui emerge a chiare lettere la forza della condizione umana, con tutta quella sensibilità morale, etica, politica, umana, economica e caratteriale che la accompagna. Ricordo di colleghi bravissimi nell’arte dell’utilizzo dello strumento informatico e assolutamente inadeguati e inadatti a svolgere l’aspetto umano del compito educativo, bravissimi nello scrivere e nel pensare, ma non altrettanto nel rapporto sensibile con gli alunni, tant’è che in molti casi per questi insegnanti c’era bisogno di supporti particolari. Uno dei grandi temi di oggi è proprio quello di contemperare la scienza con l’interiorità, l’umanità con le sue spinte sensibili, con la sua voglia di mettere a frutto l’ intelligenza, ponendola al servizio dell’uomo e non viceversa. Viviamo un momento difficile, in cui la persona si guarda spesso allo specchio pensando di aver risolto tutto, in realtà si è accorto che gli strumenti sono importanti, ma restano pur tuttavia strumenti e che forse, quella felicità che va cercando, non risiede tanto nel virtuale, ma nella quotidianità del mondo, dove la vita si dimostra per quello che è, con i suoi pregi e si suoi difetti, con la sua voglia di parlare, di commentare, di osservare, di viaggiare, di scrivere, di sognare e, soprattutto, di amare.