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NON C’E’ BISOGNO DI AGGRESSIONI VERBALI

di felice magnani

Mai come in questo momento così difficile, la politica ha bisogno di essere trattata per quello che è, l’arte di ben operare per il bene comune del paese. Quando si lavora per aiutare il proprio paese lo si deve fare con grandissima onestà intellettuale e morale, sarebbe infatti riduttivo anche solo pensare che i comportamenti abbiano un ruolo secondario nelle dinamiche della memoria storica, compresa quella presente, soprattutto. La gente ha oggi l’immensa possibilità di vedere all’opera i propri eletti, di ascoltare quello che dicono, come lo dicono, se quello che dicono abbia un senso logico, se si muove realmente all’interno dei bisogni e delle necessità della gente comune, quella che ha sete e fame di verità. La televisione e Internet, insieme a tutte le altre opportunità telematiche e tecnologiche, offrono al lettore l’opportunità di dare un valore a quello che la gente sente e a quello che vede. In questo senso le persone sono molto più smagate di una volta, hanno sviluppato una capacità critica che, per quanto di natura più popolare che intellettuale in senso stretto, permette di inquadrare ciò che sta accadendo davanti ai loro occhi. Se il politico o chiunque esso sia adotta forme sbagliate di comunicazione, sia nei toni sia nella sostanza, il lettore avverte subito l’incongruenza e si domanda come mai certi personaggi abbiano avuto e continuino ad avere ruoli stabili dentro il video televisivo. Capita spesso di assistere a vere e proprie liti, a conflitti verbali frutto di un radicalismo viscerale che non ammette dibattito, discussione, confronto, ma solo rissa. In molti casi i comportamenti sanno di premeditazione, di pregiudizi rimasti tali nel corso della storia e il dramma è che, forse, gl’interessati non se ne accorgono, sottovalutando come sempre la capacità della gente comune di saper cogliere le falsità, le ipocrisie, le incongruenze, le frasi fatte, i pensieri obsoleti, l’arroganza verbale, l’incapacità di essere all’altezza di un dibattito pubblico rispettoso dei diritti di chi ascolta. In una società in cui la parola diritto viene spesso sbandierata come se si trattasse di un punto fermo da difendere e potenziare, si tende poi a non accorgersi che le stupidaggini vengono recepite e provocano ribellione, al punto che chi le pronuncia cade nel ludibrio e nella commiserazione da parte di chi ha acceso la tv per sapere come procede il livello democratico del proprio paese. E’ strano come proprio chi si fa portavoce delle tanto conclamate libertà democratiche sia poi quello che manifesta il contrario e cioè un esacerbato radicalismo conflittuale che denota un’errata elaborazione culturale e una non preparazione a sostenere un dibattito pubblico irrispettoso di tutte le dinamiche della relazione. La cattiva comunicazione genera stress, reazione, incomunicabilità, desituazione, rabbia, rancore, violenza. Una democratica televisione di Stato dovrebbe avere il sacrosanto dovere di insegnare il rispetto istituzionale a chi si presenta per un dibattito pubblico, salvaguardando a distanza i compiti istituzionali del buon comunicatore e la libertà di chi ascolta per farsi un’idea la più ampia ed equilibrata possibile dello stato dell’arte. Capita sempre più spesso che un dibattito, anche quello più invitante, intrigante, capace di aggregare le attenzioni, diventi all’improvviso un’aggressione verbale violenta, in cui vengono a crollare il rispetto, le buone maniere, il garbo, trasformando il tutto in una vera e propria battaglia per demolire l’avversario. Nel momento in cui il nostro paese ha bisogno di spinta solidale, seppur nella diversità e nel confronto, genera immagini demolitive che contribuiscono a farlo apparire immaturo e incapace di darsi una linea di condotta corretta, soprattutto nei momenti difficili, quelli in cui il buon senso comune dovrebbe prevalere su tutto. E’ il livello culturale che si è abbassato fino, in certi casi, scomparire del tutto, lasciando sul campo solo cenere e rabbia. Le aspettative della gente comune non sono queste, non sono fatte di pane e violenza, ma di voglia di vivere, di risorgere, di vedere che dall’altra parte ci sono persone che faranno di tutto per risolvere i problemi di un paese in difficoltà. Certo ci si domanda come mai non si intervenga, non si faccia in modo che le diversità non diventino muri dietro i quali nascondere le proprie fragilità e le proprie inadeguatezze, ma modi alternativi di porre un problema e di cercare i modi per risolverlo. La vera democrazia non è mai violenza, ma solo libertà distribuita con sapienza e rispetto, capace di migliorare i rapporti e di potenziare la voglia di rinascere. E’ in questa direzione che un paese maturo deve dimostrare di voler andare.