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QUELLO CHE LA POLITICA NON HA MAI CAPITO

di felice magnani

La politica una scienza, un’arte, una filosofia, un modo sobrio di risolvere i problemi, di ridare speranza a chi l’ha perduta, un sorriso riservato a chi soffre, a chi vorrebbe vivere con più tranquillità, una sicurezza in più a chi l’ha perduta, magari per sempre. Ecco cos’è e cosa potrebbe essere quella politica che fa arrabbiare, confondere, disperare, che in molti casi non ha o non ha voluto capire fino in fondo quale messaggio sia più giusto e autorevole donare perché il prossimo ricominci a sperare, a osservare il mondo con uno sguardo carico di entusiasmo e di passione. Certo se fosse una bacchetta magica sarebbe tutto più facile, più semplice, più scorrevole, purtroppo però sono in molti e forse in troppi tutti coloro che hanno voluto adottarla legandola a un’idea, a un partito, a un movimento, a qualcosa di personale, trasformando spesso la propria libertà in una sorta di prigionia secolare, dove spesso le risorse individuali non trovano lo spazio che meritano, perché non conta tanto la vocazione personale al bene, quanto l’essere di parte, non andare oltre il limite consentito dal padrone di turno, diventare esecutori testamentari, perdere la propria identità per consegnarla nelle mani di chi la gestisce a proprio favore. La politica ha dei padroni e, come spesso succede, i padroni rimangono ancorati ai propri interessi, che sono di parte, perché non hanno la forza di uscire dagli stereotipi e dagli archetipi che la demagogia le costruisce intorno, facendole credere il contrario. Chi è stato in politica, anche in quella di proporzioni ridotte, sa perfettamente quanto sia pericoloso essere se stessi, dimostrarsi veri, dire quello che si pensa, dimostrare sul campo che ciò che conta non è l’interesse privato, il bene del padrone, ma quello che si pensa e si fa per le persone che ti hanno dato fiducia. La storia, dispiace dirlo, non è sempre stata e non è sempre maestra di vita, spesso si è fatta e si fa irretire, si lascia addomesticare, non sa guardare bene in faccia la realtà predisponendo risposte sicure, capaci di generare sicurezza, voglia di credere e di continuare ad avere fiducia, non ha capito che c’è una sorta di trasformazione naturale della vita e dei suoi comportamenti e che non c’è mai nulla di talmente consolidato che non possa subire modificazioni o cambiamenti. Se la politica è buona politica si mette nella condizione di prevedere, di guardare oltre la siepe per cercare di capire come si possa evolvere quel mondo in cui ha la fortuna e a volte anche la sfortuna di dover vivere. Saper guardare avanti, lavorare sulle ipotesi, sulle certezze e sulle possibilità, inventare soluzioni che possono creare stabilità, cercare collaborazioni, trasmettere passione ed entusiasmo, far passare l’idea che la cosa più giusta da fare sia sempre quella di lavorare sodo e bene per i valori comuni, quelli che rimangono la struttura portante di un paese. A cosa serve parlare per un anno di euro, rinfacciarsi colpe e pregressi, aggredirsi e combattersi, quando poi a rimetterci sono tutte le cose che contano davvero, che hanno un peso determinante nella vita e nella considerazione umana di un paese, come l’educazione, la famiglia, la solidarietà, l’impegno comune, l’onestà, la coesione, la collaborazione, la voglia di vivere anche solo un attimo di felicità in più. Sembra tutto così facile, così bello, così pertinente, ma quando si gratta il fondo del barile viene sempre a galla qualcosa che divide, che non si è mai avuto il coraggio di rielaborare fino in fondo, senza dover produrre ancora danni di vario ordine e natura. La politica non ha capito che se si allontana dalla gente, dal suo linguaggio, dalle sue attese, dalla sua fiducia, dalla sua voglia di vivere con un po’ di serenità, riprende a essere il luogo di un massacro senza fine. Non fa il proprio dovere e questo il cittadino lo capisce al volo, lo capisce talmente bene che è pronto a mandare al diavolo anche la fede più apparentemente sicura. In questi anni di lotte senza fine, di promesse tradite, di consorterie e di lobby, di trasgressioni e di elitarismi consolidati, i cittadini hanno imparato che al loro impegno elettorale non ne corrisponde uno adeguato nella realtà, hanno capito che non basta gestire il potere per poter gridare alla vittoria, ma occorre lavorare, lavorare, lavorare per far sì che i valori fondamentali della democrazia siano salvaguardati e protetti, sollecitati e potenziati. Molti partiti e movimenti non hanno capito che le persone hanno un cuore e un’anima, vivono di emozioni e di sentimenti, amano sentirsi onorate e protette, vogliono avere delle certezze, creder nella buona fede di chi gestisce il potere. Uno dei grandi limiti della politica in generale è stato ed è quello di non essersi saputa e di non sapersi riconciliare, riannodare, ridefinire, ricostruire, si è lasciata andare come se nulla fosse accaduto, legata a un potere privato della sua spinta ideale, della sua capacità di entrare nel cuore di chi si aspetta qualcosa di buono. Barra avanti fino all’oscurantismo più assoluto, dove non resta altro che l’urlo, la rabbia, il linguaggio biforcuto, l’aggressione verbale, la totale incapacità di premettere ai fallimenti privati la voce di un paese che grida aiuto senza essere ascoltato. La crisi dei grandi partiti storici ha cause molto precise, con effetti sul presente e sul futuro. Il fatto di non aver meditato abbastanza sugli errori commessi, di non aver ragionato a lungo sulla possibilità di ricostruire in una chiave diversa la rinascita di un popolo, di averlo sempre trattato con deferenza, quasi non esistesse più, quasi fosse vittima predestinata di sbandate e fallimenti, incapace quindi opporre resistenza, di dimostrare che chi lavora ha sempre il coltello per il manico, perché è nel popolo che risiede il senso vero e profondo di una Costituzione, è nella base popolare che si costruisce il futuro di una nazione, è nella capacità di sapersi auto criticare e rinnovare che la fiducia si rinnova e gli errori si trasformano in riammissione. Se la politica non ha il coraggio di fare apertamente un mea culpa e non si ferma anche solo per un attimo a ragionare sulle cosa da fare, il futuro sarà sempre meno chiaro, forte, sicuro e il paese sarà sempre alla mercé di chi avendo capito qualcosa di più, è anche in grado di dominarlo e realizzarlo.