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SILENZIO

di felice magnani

Silenzio! Era la carta d’identità di docenti mossi da una missionaria dedizione alla disciplina. Ne siamo stati tutti testimoni e in quell’imperativo categorico abbiamo avvertito un che di autenticamente umano, ma allo stesso tempo impositivo al punto da suscitare emozione, disorientamento e, spesso, reazione. Ogni volta che un richiamo scuote, richiama, invita, sveglia, riapre una condizione latente, quella in cui si confrontano e si scontrano obbedienza e rifiuto, condivisione e avversione. I richiami sono stati e sono il sale della nostra vita, in particolare quelli che chiamano in causa il silenzio. Il mondo in cui viviamo tende a confondere, a sminuire, a frammentare, a privilegiare il frastuono, come se la vita non potesse vivere senza la diabolica intromissione delle armi di una tecnologia maggiorata, manipolata, come se il richiamo fosse solo un atto di prevaricazione e la libertà un valore acquisito non suscettibile di sublimazione. Forse abbiamo bisogno di rispolverare, di ritagliarci un angolo di mondo in cui rileggere con cura le parti nobili della nostra vita, quelle in cui abbiamo imparato ad apprendere il gentile suono di una voce, una parola detta col cuore, un gesto d’amore, un suggerimento, un consiglio o un’indicazione capace di restituire al cuore la sua vocazione affettiva, senza aspettarsi nulla in cambio. Forse ci siamo dimenticati che cosa sia realmente quel dono che spesso non sappiamo guidare o che spappoliamo in pezzetti, disperdendolo. Il silenzio è d’oro, affermava un vecchio adagio. L’impressione è che sia diventato estremamente complicato capire il significato delle parole, anche di quelle che potrebbero sembrare banali, tanto si prestano all’immediatezza della comprensione. Perché il silenzio è d’oro? Forse perché è talmente importante da poter essere paragonato al metallo più prezioso che ci sia: l’oro. E perché il silenzio è davvero così importante? Per mille ragioni, ma in particolare perché apre il cuore e la mente all’abbraccio con le cose belle che portiamo dentro e con quelle che incontriamo strada facendo sul nostro cammino. Quali sono le cose belle? I sentimenti, le emozioni, gli affetti, i ricordi, l’amore, la tenerezza, le persone che abbiamo incontrato e che ci hanno aiutato a capire meglio la realtà in cui viviamo, ma anche quelle che abbiamo imparato e che abbiamo gelosamente raccolto nel nostro personalissimo libro della memoria. C’è poi il mondo esterno, quello che ci richiama alla bellezza, alla contemplazione, alla riflessione, all’osservazione, quel mondo che ci chiama costantemente a un confronto tra quello che abbiamo ricevuto e quello che dobbiamo ricevere per diventare persone migliori. Nel silenzio avvengono fatti straordinari e in alcuni casi addirittura miracoli, forse perché permette alla natura umana di conoscersi, di specchiarsi, di mettersi alla prova, di capire meglio molti dei perché che normalmente sfuggono, tanto siamo presi dalla frenesia del tempo e dal timore di non farcela, di non potere essere o diventare simili o uguali a coloro nei confronti dei quali, in alcuni casi proviamo un po’ di gelosia o invidia. Il silenzio va cercato e costruito, richiede un impegno, ma è in grado di ripagare con la dovuta attenzione. Si tratta di un passaggio necessario per evitare di cadere nell’ambiguità e nelle illusioni, per ritrovare il senso di quello che facciamo, del perché lo facciamo e di come lo facciamo. Il silenzio è un viatico e quando arriva sconvolge positivamente, è come se all’improvviso si riaprisse una condizione alla quale ci eravamo affezionati, ma che in seguito avevamo abbandonato perché convinti che la verità fosse solo quella di un materialismo corrente, fatto spesso di oggetti, immagini e consumi. Ritornare al silenzio significa rientrare in un’ interiorità ricca di suggerimenti e di sfumature, dove custodiamo la nostra identità e la nostra dignità, dove risulta più facile trovare delle risposte, convivere con i nostri sentimenti e con le nostre emozioni. Nel silenzio la verità riprende la sua forma originaria, i ricordi si fanno più nitidi e il battito del cuore diventa più ritmico, più allegro, meno frenetico e disarticolato, riaprono i battenti spazi della nostra vita passata, i conflitti si stemperano e tutto si rimette in equilibrio. Nella quiete del silenzio ogni suono, ogni voce, ogni gesto, ogni volto, ogni immagine riprendono forma, consolidano la loro pienezza, i loro impulsi primari, le loro vocazioni. Nella quiete del silenzio la persona vive in modo equilibrato la propria dimensione umana, impara a mettersi nella giusta relazione con quello che vede e con quello che ascolta, ha la possibilità di creare, di ascoltare e parlare senza l’assillo di contaminazioni. Nel silenzio si lavora meglio e si lavora di più, c’è più possibilità per l’elaborazione mentale, per il commento e per un morigerato giudizio critico, è più facile sorprendersi a sognare,ridare forma a idealità represse, c’è più spazio per una ripresa della condizione umana in tutte le sue forme e le sue assonanze. Rivalutare il silenzio significa evitare ripetizioni inutili, esorcizzare le negatività che abbiamo vissuto, ridare il giusto peso alla storia, rimettere in pista quella voglia di poesia della vita che riconcilia l’animo, ritrovando un rapporto equilibrato con la vita, le sue sorprese, le sue evocazioni e le sue proposte.