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I GIOVANI E LA FAMIGLIA

di felice magnani

Due entità forti che si fondono, si compenetrano, si scompongono e si compongono, la forza vera di un grande stato democratico, che conosce a memoria la qualità di un diritto e la consapevolezza di un dovere. I giovani sono la parte viva della società, una parte che ha bisogno di essere preparata. Prepararsi non vuol dire subire o essere sottomessi o dover per forza accettare, ma soprattutto prendere coscienza, capire bene fino in fondo quale parte assumere e come condurre il proprio impegno per dimostrare la forza e la bellezza di una presenza. Forse i giovani non sono mai stati presi sul serio, hanno sofferto la distanza, la noncuranza, l’arroganza di chi credeva di poter esistere senza il loro contributo, la loro collaborazione, il loro impegno. Spesso si è pensato di più a formalizzare che a intensificare, si è disegnata una scuola che fosse rappresentativa di una cultura d’élite, piuttosto invece di creare le basi per una forte coesione e collaborazione nell’utilizzo della capillarità educante del sapere. Quante volte avremmo voluto dire la nostra, passare oltre gli aspetti mnemonici della comunicazione, quante volte siamo stati disattesi, considerati in alcuni casi come soldatini ai quali non era consentito manifestare, rielaborare, narrare, creare, vivere più intensamente la cultura scolastica, trasformandola in cultura di vita. I giovani amano la famiglia, ma la famiglia deve rispondere e corrispondere, deve creare le condizioni di una relazione costante, in cui i membri, per quanto diversi tra loro, concorrano a delinearne la forza coesiva. Una famiglia capace di essere al tempo con i tempi, che non si lascia prendere la mano, che sa guidare con fermezza nel rispetto dei diritti individuali e collettivi. Una famiglia cosciente dei doveri, rispettosa degli spazi e delle persone che, con la loro attività, concorrono a educare e a formare quel mondo spesso rassegnato e demotivato, che non trova attorno a sé le giuste corrispondenze per esprimere al massimo le proprie potenzialità. Una famiglia che unisca all’autorevolezza dell’impegno, la capacità di creare armonia ed equilibrio, che si protenda a sostenere, a rendere più visibile quel campo delle relazioni in cui i giovani si trovano spesso coinvolti senza trovare vie d’uscita. Riabilitare la famiglia, rafforzarla, riconsegnarle un dignità istituzionale adeguata, sostenerla, potenziarla, farla amare, sono passaggi obbligatori se si vuole ricreare un forte condizione civile della vita. L’impegno della Chiesa cattolica in questo campo è fondamentale e forse è giunto il momento che si riprenda in toto la responsabilità di quel servizio educativo e formativo che è stato alla base della rinascita del paese, dopo le disastrose disavventure della guerra. Un Chiesa che non ha mai smesso di allertare, di ricreare, ma spesso in retroguardia, costretta a inseguire, a recuperare, quando invece avrebbe dovuto anticipare e indicare con quella visione profetica che l’ha sempre contraddistinta nella storia. Oggi con papa Francesco si pone di nuovo al centro, riattivando quella giustificata catechesi educativa che le consente di vedere i problemi in un equilibrio armonizzante, capace di procedere senza distruggere, con quella visione della vita in cui si sommano le parti più interessanti della condizione umana e in cui lo spirito torna ad avere una sua parte fondamentale. Ricreare non vuol dire negare o trascurare, ma ricomporre, ritrovare un senso, riabilitare un campo, rimettere in moto la totalità della vita in tutte le sue dinamiche e le sue forme, riconsegnare alle persone la voglia di un pensiero, di una riflessione, anche solo l’idea che l’amore non sia solo un frutto da ingoiare, ma un terreno da dissodare e da lavorare, il punto da cui partire per una riappropriazione di gioia e di benessere. In un momento in cui le tecnologie affermano la forza e la lungimiranza dell’intelligenza, è forse possibile ridare un’immagine alla facoltà cognitiva dell’uomo, che non sia solo egoismo e individualismo, ma coscienza di un’ampiezza di visione in cui la realtà appare molto più bella e molto più rigenerativa di quanto non sia e non appaia. E’ in questa travolgente avventura educativa che la Chiesa lavora, elabora e si misura, con la speranza che la modernità non sia solo un espediente di natura edonistica, ma la certezza che qualcosa di veramente divino si celi nella volontà dell’uomo di recuperare quella parte di sé lasciata per troppo tempo in balìa di un rassegnato materialismo.