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CONTANO ANCORA LE MANIFESTAZIONI POPOLARI?

di felice magnani

Un tempo c’èra una certa coerenza tra la storia spiegata a scuola e le attività dispiegate all’esterno, come le manifestazioni popolari ad esempio, quelle che aiutavano a osservare, a capire e a non dimenticare. I giovani di una volta imparavamo a definire meglio quel senso della storia che insegnanti dotati di forte tempra patriottica insegnavano, come comprendere qualcosa di più di quella patria alla quale in molti avevano consacrato il loro tempo, il loro impegno e soprattutto la loro vita. Oggi potrebbe sembrare assurdo amare così tanto la patria da continuare a servirla con amore e abnegazione eppure ogni tanto ne sentiamo il bisogno. Sfogliare un libro di storia, leggere una poesia, leggere un racconto in cui si parli di lei, delle sue pene, delle sue noie, delle sue aspirazioni, della sua voglia di libertà, di quella sua carica passionale che induce i giovani ad accoglierla come madre o come sorella o come idea in cui posizionare confusioni e disorientamenti, supporta la carenza di ideali, l’idea che tutto sia banalmente legato a un telefonino o a strumenti simili. Chi ha fatto il servizio militare forse ricorda tra i momenti sicuramente difficili, quelli in cui il senso si predisponeva ad accogliere quella naturale propensione all’affetto patriottico che s’impossessava del cuore e della mente ogniqualvolta il racconto, la poesia e la musica ne accompagnavano l’ascesa. C’era in tutti la sensazione che la bandiera fosse davvero il simbolo dell’unità nazionale, l’espressione più vera e più acuta di quel sentimento che ci legava a quello che i nostri nonni e i nostri avi avevano fatto per crearci attorno un diffuso sentimento di pace, di unione, di fratellanza e di voglia di benessere. Quando le feste avevano ancora un fremito di patriottismo, riuscivano a farti capire che anche tu eri la continuità di quel mondo in cui qualcuno aveva creduto e che aveva fatto di tutto per lasciartelo in eredità con ogni forma di amore possibile. Le feste che mettevano al centro la patria avvenivano nelle piazze e nelle via principali, si assisteva alle parate militari, al passaggio dei mezzi corazzati e delle truppe in armi, c’era nell’aria un gran movimento di bandiere, di gente che applaudiva, di ragazzini vicini ai loro papà e alle loro mamme e poi c’era la banda che intonava tutte quelle musiche che avevano accompagnato la nostra indipendenza, la nostra voglia di essere liberi, di poter cantare, parlare, fare senza dover chinare la testa al padrone di turno. Il Risorgimento, le guerre d’indipendenza, le guerre mondiali, il fascismo ci hanno insegnato moltissimo, ci hanno messo nella condizione di imparare e di riflettere, di capire la differenza tra tirannia e democrazia, di vivere l’accorata bellezza della forza letteraria e pedagogica che fremeva in quei cuori che lottavano per regalarci un futuro più vero, più italiano, più legato alla nostra storia e alla nostra vita, più libero. Ci hanno fatto capire molto anche dell’Europa, dei suoi rapporti complessi, delle sue immense difficoltà, dei suoi odi e dei suoi rancori, senza però togliere nulla a una comprensione più ampia, dove nell’universale c’era posto anche per il particolare e dove all’odio e all’idolatria si cercava di sopperire con la speranza in un futuro di pace. Nella storia c’è il segreto della natura umana, leggerla, studiarla, ascoltarla sono passaggi fondamentale per capire chi è veramente l’uomo e quali passaggi abbia dovuto compiere per realizzare qualcosa per cui valesse davvero la pena di immolare anche solo una parte della propria vita. Oggi il mondo si è rarefatto, tutto viaggia intorno alla scoperta tecnologica, i giovani vivono strane euforie di gruppo, ma gl’ideali se ne sono andati, hanno preso altre vie, in attesa che l’insegnante di turno riavvolga con passione quel nastro abbandonato e che la società così profondamente presa dai suoi egoismi torni a essere una casa in cui si possa di nuovo collegare la vita individuale con quella collettiva, la famiglia con la scuola, la scuola con la società.