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COSTEGGIANDO PER BASSANO

di felice

E’ un’estate molto estate, per le gite in bici è formidabile. Partiamo come sempre da Cittiglio alle 8,30, il punto d’incontro è a casa di Franco. Uno sguardo, poche parole e poi via, ci allontaniamo dal traffico interno, quello che ingolfa la vita. Poche pedalate e siamo sulla provinciale per Luino. Viaggiamo a quasi trenta chilometri all’ora. Nell’aria c’è una brezzolina che ti fa sentire più giovane di almeno trent’anni. Qual è il vero miracolo della bici? Farti tornare giovane nel fisico, nel cuore e soprattutto nell’anima, in barba ai condizionamenti della tecnologia. Franco se la gode. Il vecchio (si fa per dire) campione di Bonera di Montegrino Valtravaglia viaggia spedito e non fa una piega. E’ avvolto, compatto, quasi compresso nella sua bici come se fosse impegnato in un esercizio da equilibrista. Ogni tanto si volta quel che basta per cogliere con la coda dell’occhio l’ombra che lo segue, cioè la mia. La valle è splendida. La Valcuvia in quanto a bellezza non scherza. Si apre e si chiude, ti invita e poi ti lascia a contemplare, affidando la tua curiosità alle Prealpi. Sei al centro del mondo e quasi non te ne accorgi, tanto sei innervato dai pensieri delle crociere, dei cugini, degli amici. Si tratta di un centro da frequentare con lo spirito giusto, quello che permette di entrare in sintonia, come se ti stessi innamorando di nuovo. L’amore per la natura è davvero unico e inimitabile. Ecco Luino: alberata, ombreggiata, lineare e allungata, fedelissima osservante di un lago che la colora e la inebria in ogni ora del giorno, lasciando nel desiderio romantico del turista un’inquieta tranquillità di lago. Luino: ogni volta che la vedi stravolge, riempie il cuore d’ immagini, pensieri, riflessioni e ricordi, è come se ogni volta dovessi scrivere qualcosa per lei, qualcosa che s’irradi di versi e di poesia, di suoni e di musicalità, perché Luino è figlia prediletta di un’ irrequietezza poetica e letteraria, di personaggi e volti che l’hanno fatta conoscere nel mondo con la ricchezza fantasmagorica del loro pianeta intellettuale. Chi non ha sentito parlare di Vittorio Sereni o di Piero Chiara, di Massimo Boldi o di Enzo Jacchetti, chi non si è fermato anche solo per un attimo a sorseggiare un caffè in uno di quei decantati bar e baretti che accompagnano la socialità vacanziera del turista. Ci passiamo davanti pedalando e ogni volta la voglia di fermarsi è tanta, se non fosse che le salite della fragranza prealpina sono lì che ci aspettano, per farci capire che il mondo visto dall’alto cambia di significato ogni volta e che se vuoi davvero liberarti dalle scorie di un tecnicismo esasperato devi elevare il ritmo della pedalata, devi spingere e puntare sempre più in alto, dove l’altezza concilia il cuore e la mente con pensieri più umani, più ricchi di carica ideale, più sinceri e leggeri. Il lungolago luinese è un grande teatro a cielo aperto. Vedi anziani che passeggiano tenendosi per mano o seduti, appollaiati sulle panchine, vedi ragazze in costume che prendono il sole, ragazzi che sussurrano parole innamorate, bimbi che giocano con accanto le loro mamme, nel parco giochi vicino al lago e poi ci sono stranieri che approfittano del mercato per godersi la cittadina. Con Franco, in bicicletta, il tempo va scandito, razionalizzato, distribuito. La strada che corre verso Colmegna e Maccagno è molto larga e fresca a non finire, riesce persino a passarti qualche brivido di freddo. Il lago si restringe sempre di più e sullo sfondo intravvedi Pino, punta di diamante adagiata quasi a picco, con la sua chiesa dominante. Da queste parti non c’è fazzoletto di terra, non c’è collina o montagna che non abbia il suo campanile, la sua chiesa, case abbarbicate a semicerchio. Ci sono splendide ville, alcune d’epoca altre moderne incastonate nella fascia boscosa che avvolge le valli. Saliamo. I tornanti sono stretti, a giro di gomito, si alzano svettanti sulle acque e sui paesaggi sottostanti. Il tratto è impegnativo, ma molto fresco. La brezza della montagna spinge come se volesse aiutarti. Lo sguardo si allunga a cogliere squarci di azzurro e forme di lago che giocano con la bellezza. Mentre pedali incontri persone che camminano con la borsa della spesa come cento anni fa, a piedi, sorridenti. Salutano con un sorriso, ricordandoti che la socialità comincia così. Ci fermiamo per scattare foto e brevissimi filmini. Ecco davanti a noi Tronzano, un bel comune di montagna; fine, elegante, sobrio, silenzioso, capace di affascinarti con la sua leggerezza, la fine fragranza della sua aria. Siamo a due passi dalla Svizzera. A Tronzano come altrove godi a dismisura la discrezione: niente rumori. La gente si muove “in punta di piedi”, senza affannarsi, con quella pacatezza della gente di montagna. Arriviamo a Bassano, fiabesco paesello raccolto attorno alla sua piazzetta, piccolo borgo ravvivato da presenze discrete, da case strette in un abbraccio frontale che ravviva il tono e l’umore di una conoscenza. Ne approfittiamo per scattare foto. Una panchina solitaria, sospesa sopra Pino, attira la nostra attenzione. Sembra un balcone all’ultimo piano di una grattacielo. Franco si concede una rinfrescata. Ne approfittiamo per considerazioni di natura primordiale, del tipo: “Com’era bello un tempo…” oppure: “Ci si accontentava di più…” e via di seguito, per concludere che il mondo, in alto, è troppo isolato e che tutto sommato un certo tipo di progresso non è poi così male. E’ in appendice alla conclusione che inforchiamo le nostre “maserati” e ci tuffiamo in una discesa ripida, di quelle che piacciono al nostro campione, discesista provetto, unico e ineguagliabile. Scendiamo veloci e riprendiamo la superstrada per Luino, filando via dritti, inseguiti dall’idea della frittata e del risotto con i funghi. Abbiamo superato i settanta chilometri e siamo ancora vivaci come due ragazzini. Stessa impostazione. Franco davanti a rispolverare vecchie glorie, io dietro a rimuginare sul perché dopo la caduta di Vignola non abbia continuato a correre in bici. Il tempo è passato. Se tutto fosse andato diversamente non saremmo qui a goderci la straordinaria bellezza di questi posti e a condividere quel fine desiderio d’amore nei confronti dei luoghi e delle nostre famiglie. Anche per questo la vita è davvero un miracolo meraviglioso.