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ESSERE CAMPIONI

di felice magnani

Essere campioni a Cittiglio non è semplice, è il paese natale di Alfredo Binda, il campionissimo del ciclismo nazionale e di Albino Binda, fratello di Alfredo e vincitore di una Tre Valli Varesine. E’ il paese in cui la storia si è trasformata in mito e il mito in storia e dove tutto corre sull’onda di grandi rivalità, di sfide storiche, di vittorie memorabili, di una famiglia che ha fatto parlare di sé il mondo del ciclismo. Ma è anche il mondo di Franco Parini, un amatore che ha vinto tre campionati mondiali, cinque titoli italiani nella cronometro individuale e che nella sua lontana giovinezza è stato convocato dalla nazionale azzurra per la gara della cronometro a squadre. E’ l’atleta che da dilettante ha corso alla pari con Gianni Motta, Felice Gimondi e altri campioni e che si rattrista quando parla del suo mancato passaggio al professionismo, che avrebbe significato una grande svolta nella sua vita. L’atleta di Montegrino era fortissimo. Agli inizi della carriera ha vinto subito sedici gare da allievo e poi ha dominato il campionato provinciale a Masnago, dimostrando di essere un passista velocissimo, ma anche con una chiara propensione per le salite. Forte in pianura, ottimo sprinter, ha diviso il ciclismo con il lavoro di elettricista, aprendo una piccola azienda, nella quale ha profuso con passione le sue energie di lavoratore e di padre di famiglia. Un Parini piuttosto schivo, uno che non è mai andato oltre le righe, che ha difeso la propria intimità, pensando e vivendo concretamente. Gl’inizi non sono stati semplici, non è stato per niente facile convincere il padre che gli sarebbe piaciuto fare il corridore, dover comprare una bici da corsa, allenarsi dopo il lavoro, mettere d’accordo sogno e realtà, ma Franco ha sempre avuto un carattere fermo e lineare, ha creduto nella bellezza del suo sport, ha amato moltissimo la bici e le corse, al punto di sacrificare tutto il tempo libero possibile. Dalla piccola frazione di Bonera, un pugno di case sparse nel cuore verde della Valtravaglia, Franco si fiondava verso la valle o saliva ai Sette Termini, macinava chilometri e chilometri per essere pronto alle sfide della domenica, lo faceva di giorno e di sera. Nelle serate d’inverno pedalava con una pila per non essere investito, faticava al buio, perché la bici l’aveva nel sangue. La prima bicicletta pesava quindici chili, sembrava un carro armato, ma era una conquista e le conquiste hanno un significato vero e profondo. La compra dal vecchio Zanzi di Varese, è un’Atala, una bici di marca che gli fa battere il cuore. E’ quella delle prime vittorie, con cui dimostra la sua forza, la sua determinazione, la sua voglia di correre. Se il papà lo osteggia, la mamma invece lo capisce e uno zio lo incoraggia, si rendono conto che quel ragazzo agile e scattante ha trovato la sua strada, quella che gli regalerà belle soddisfazioni. Quando si sposa, Franco trova nella moglie la sua più accanita tifosa, si sente appoggiato e questo è un viatico per chi vuole dimostrare di essere competitivo. Poi la famiglia si allarga, arrivano Luca e Claudia. Luca segue le sue orme, diventa un ottimo dilettante. Lotta alla pari e anche oltre con corridori che faranno la storia del ciclismo, come quell’Ivan Quaranta, considerato uno fra i più forti velocisti. Franco arriva agli Amatori dopo una grande delusione. Si sente spiazzato, ma trova dentro di sé la forza di reagire e di dimostrare che la classe non è acqua. Si impone subito, vince moltissime gare e tre campionati del mondo: Italia, Austria e Olanda, dimostrando tutte le sue doti. Si prende molte soddisfazioni e si convince che può fare ancora di più, come aiutare i disabili a ricostruirsi un’accettabile dimensione di vita. A cinquantadue anni, dopo un’appassionata chiacchierata con il suo amico Reggiani, si mette al servizio dei non vedenti che amano come lui la bici da corsa. Si avvicina a questo mondo e ne diventa un entusiasta sostenitore. La prima corsa è nei pressi di Padova. Corre, in tandem, con Ruggero Padellaro. Per Ruggero è la prima esperienza, ma ha trovato il compagno giusto, l’uomo che è in grado di realizzare i suoi sogni. Vincono la corsa, diventano campioni italiani. Padellaro è felicissimo, forse in quel momento realizza che la vita riserva sempre delle sorprese e che nella fiducia e nella collaborazione si possono intraprendere imprese inimmaginabili. Il campione di Bonera di Montegrino ha scoperto il volontariato. Si sente realizzato, capisce che nella vita c’è anche altro. Il suo volontariato prosegue anche nello sci e così la vittoria non è più solo una condizione individuale, ma diventa una rivincita sull’indifferenza della vita. Oggi Franco Parini è un atleta settantacinquenne che non ha abbandonato il suo amore per le verdi valli della provincia varesina. Esce ancora a pedalare, ritorna nei luoghi dove ha iniziato e dove ogni strada, casa, collina o montagna diventano espressione di una vita intensa, piena di soddisfazioni. Oggi è un papà e un nonno realizzato, perché la saga ciclistica dei Parini continua. Continua con i nipoti, che segue ogni domenica insieme alla moglie e al figlio, riscaldando i loro cuori con mille consigli e con quella disponibilità che lo rende felice. E’ un Franco che non si dà arie, che tiene tutto in uno scatolone: maglie iridate, azzurre, di tutti i colori, segni straordinari di una passione che gli ha regalato momenti di gloria. Quando qualcuno gli fa notare che quelle maglie non dovrebbero stare lì inosservate, guarda con due occhietti furbi e alza le spalle, come per dire: “Cosa ci posso fare”. La storia, quando è storia, merita sempre un premio e, forse, anche quelle magliette risposte con cura nel cellophane, nella penombra di una piccola officina, dovrebbero avere una collocazione diversa.